1 Dicembre 2022
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Lombardia Veneta, quattro secoli sotto le ali del Leone: Gualtiero Scapini restituisce la storia rimossa

La Lombardia Veneta. Quattro secoli sotto il Leone di San Marco. Appunti e ricerche sui territori di Brescia, Bergamo, Crema e Cremona. Di Gualtiero Scapini Flangini.

LA LOMBARDIA VENETA. Volume composto da 606 pagine. Stampato a cura de “Il Doge di Venezia WSM”, San Marco (Venezia, 2017). Copyright: Gualtiero Scapini Flangini.

La presentazione che segue è stata gentilmente concessa da Gualtiero Scapini Flangini stesso:

“Nel libro LA LOMBARDIA VENETA di Gualtiero Scapini Flangini finalmente e doverosamente l’attenzione si focalizza sulle terre che costituiscono lo Stato da Tera, almeno nella sua zona più occidentale. A dire il vero forse fin qui la meno studiata: Brescia, Bergamo, Crema e Cremona con i relativi territori..” Prof. Lorenzo Somma.

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Il libro, o meglio l’antologia, è nato dalla constatazione di come oggi la Storia dei territori e degli uomini che furono parte di una Repubblica ammirata, invidiata e temuta, sia ignorata dal grande pubblico. Si tratta di un territorio che fu per quasi quattro secoli (371 anni per Brescia, 370 per Bergamo, 348 per Crema, nove per Cremona e solo due per Lodi – solamente due, ma bastarono ai lodigiani per tramandare il buon ricordo del Veneto Governo).

La rimozione della memoria collettiva

Questa rimozione della memoria collettiva avvenne ad opera dell’invasore francese e dei suoi partigiani giacobini, e successivamente dall’occupante Regno di Sardegna tramutatosi in Regno d’Italia. Oggi è volutamente ignorata dal regime partitocratico succeduto al fascismo.

Dobbiamo constatare che lo stesso regime Austro-ungarico aveva, a suo modo, rispettato la Storia e le glorie della Serenissima, contrariamente a quello che accade attualmente, con lo stato italiano che, mentre ne nega l’importanza, si appropria indebitamente dei meriti della civiltà veneta…ultima notizia di questi giorni: l’assunzione da parte dell’Italia del riconoscimento Unesco alle fortificazioni venete di Bergamo, Peschiera, Palmanova, Cattaro, Zara, Sebenico. Tutti i governi, o regimi, italiani succedutisi dal 1866 ad oggi hanno volutamente ignorato la storia e spesso, se non sempre, se ne sono impossessati.

Marcantonio Bragadin diventa un “generale italiano”!

Come l’attribuzione di “generale italiano” a quel Marcantonio Bragadin martirizzato dai Turchi a Famagosta nel 1571…ed è solo uno dei tanti esempi che potrei portarvi. I grandi personaggi storici, gli eroi veneti e lombardo-veneti dei secoli XVI-XVII-XVIII divenuti di colpo italiani!

Perciò ho composto questo libro, nella speranza che possa essere una buona guida per tutti quelli che ambiscano informarsi sulla vera e meravigliosa storia di una terra che fin dai tempi più remoti fu emporio, fucina e centro di traffici, fornitore di materie prime, di lavorati in ferro, lana , seta, cuoi, carta, latticini, prodotti agricoli, cereali, biade, per tutto il Dominio Veneto e per i paesi confinanti. Brescia, Bergamo, le valli bresciane e bergamasche, esportavano in tutta Europa, dalla Svizzera (Grigioni) alla Germania, all’Austria, all’Ungheria, alla Francia, le Fiandre, oltre che in tutti gli stati della penisola italiana.

Venezia e la libertà di commercio

Venezia lasciava di fatto libertà di commercio e aveva esentato dalle gabelle molte città della Lombardia Veneta. Allo stesso tempo, Bergamo, Brescia, Crema e Cremona contribuirono con i loro migliori elementi alla grandezza della Repubblica di San Marco.

Così nella pittura fiorirono uomini come Moretto, Ferramola, Civerchio, Foppa, Cailina, Romanino, Lotto, Baschenis, Cavagna, Giovanni Busi, Ceresa. Nell’architettura ecco Mauro Coducci, nativo della Val Brembana e Giovanni Legrenzi, di Clusone.

Colleoni, Beretta e i cannoni Bailo e Camozzi

Insigni personaggi abbiamo anche nel campo militare: i Martinengo, i Gambara, i Fenaroli, per non dire del celeberrimo Colleoni. Come non parlare di Beretta, già in attività nel 1498, per trecento anni fornitore di canne d’archibugio, moschetti e pistole della Serenissima, di Tiburzio Bailo e di Carlo Camozzi, fonditori dei cannoni che armavano le navi e le fortezze veneziane… E con loro una miriade di artigiani, piccole industrie, miniere e cave, fonderie e laminatoi, tutti intenti alla fabbricazione d’ogni sorta di “ferrarezze”.

Brescia la Leonessa, sposa del Leone di San Marco

Brescia, come riconoscimento della sua fedeltà e del valore dimostrati durante l’assedio del Piccinino del 1438, fu esonerata dalle tasse d’esportazione e insignita dal Senato Veneto del titolo di Brixia Fidelis, nonché “Leonessa e degna sposa del Leone di San Marco” (e qui potremmo legittimamente affermare che ciò che la scuola continua a insegnare e tramanda è un falso: il titolo di Leonessa d’Italia non è stato ideato dall’Aleardi o dal Carducci, ma risale a quasi quattro secoli prima – altro falso storico imposto dal risorgimento italiano). La nostra storia è stata ed è regolarmente trascurata e a scuola se ne possono leggere poche righe o al massimo una paginetta dedicata alle repubbliche marinare.

Veneti alleati, mai sudditi di Roma

Ecco allora l’utilità di questo libro. Fin dall’epoca romana i territori compresi tra l’Adda e la penisola dell’Istria furono unificati nella “Decima Regio Venetia et Histria”. I popoli di stirpe veneta e gallica (Cenomani) che li abitavano, che avevano affiancato i Romani nelle guerre galliche e puniche, si erano sempre dimostrati amici e alleati di Roma, ma, e bisogna sempre ricordarlo, non furono mai dei sottomessi o dei sudditi.

Essi godevano dello stato di Alleati e Federati sia durante il periodo repubblicano sia durante quello imperiale. Erano dunque cittadini federati, non sudditi, e fornivano all’Urbe cereali, biade, cavalli (famosissimi i cavalli veneti), ottimo vino, tanto da trovarne la celebrazione nelle opere dei più insigni scrittori e poeti latini. Dunque i veneti e i lombardo-veneti hanno oltre tremila anni e più dietro di loro, e quei quattro secoli scarsi di Dominio Veneto potrebbero sembrare poca cosa al confronto, ma, se guardiamo ai 155 anni della tanto celebrata unità d’Italia e a quello che ci hanno dato, direi che i nostri 371 anni con la Serenissima sono stati un periodo ben più entusiasmante.

Storie di città, paesi e famiglie

Ne LA LOMBARDIA VENETA potrete trovare le date e gli avvenimenti più significativi, gli ordinamenti militari e civili, l’elenco dei Reggimenti (non nel senso militare, ma di Reggenze). Vi si trovano le storie delle città, dei paesi e delle contrade che fecero parte del Dominio, con la descrizione delle attività delle comunità e delle popolazioni.
Vi sono descritti i fatti d’armi, le guerre e le battaglie, gli innumerevoli personaggi che vissero quei secoli, le grandi famiglie e i feudatari, i nobili e i popolani, le arti e i mestieri, l’economia e i commerci, nonché le opere pubbliche, strade, chiese.

Si parla di palazzi, di castelli, di mura e di fortificazioni delle città. E i fatti e i misfatti che vi si svolsero, le avventure dei guerrieri e delle dame, dei capitani d’arme e dei semplici cavapietre, la vita dei contadini e degli allevatori…

I cippi di confine

E’ la storia di un territorio ampio e industrioso, nel quale i segni dell’antica Repubblica che lo ha unificato e reso produttivo sono ancora presenti nelle iconografie cittadine, con i leoni marciani superstiti svettanti sui palazzi e i portali d’ingresso di città e borghi, nelle immagini celebrative delle arti, nella scultura, nell’arte tipografica e perfino negli antichi e ormai rari cippi di confine (valga per tutti il cippo confinario al Passo San Marco, tra la valle Brembana e la Valtellina).

Territorio santificato dal sudore, dalla fatica, dall’abnegazione e dal sacrificio, dalla laboriosità, dalla fedeltà e dall’orgoglioso senso d’appartenenza a un mondo che anche oggi ci appare immenso, anche se morto da duecentocinquant’anni. Ringrazio Franco Timoteo Metelli che mi ha incoraggiato a intraprendere quest’opera e, da vero Mecenate, si è assunto le spese per la stampa.

L’introduzione di Renzo Fogliata

Avrei voluto qui, a presentare con me quest’opera, l’illustre giurista e docente universitario Avv. Renzo Fogliata, autore dell’introduzione, ma impegni precedenti lo hanno trattenuto a Venezia. Spero di potervelo presentare alla prossima occasione. Voglio chiudere ricordando l’amico carissimo prof. Lorenzo Somma. Il male che non perdona lo ha portato via ai primi dello scorso mese di maggio, purtroppo, e la sua scomparsa ci lascia tutti impoveriti. Da lui, storico e studioso insigne, docente tra i più quotati a Venezia, ho imparato che la vera saggezza consiste nell’essere umili.

Stefano Veronese

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