14 Agosto 2022
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La Rocca di Lonato, avamposto della Serenissima a guardia della Lombardia Veneta

Lonato è una città a circa 30 chilometri da Brescia, che è stata importante dal punto di vista storico soprattutto per quanto riguarda la Serenissima Repubblica di Venezia. In questo breve contributo, voglio analizzare brevemente il simbolo di questa città: la sua rocca.

Rocca di Lonato, camminamento interno (foto Matteo Braga)

A chi si trova a percorrere la strada che congiunge Brescia con il Lago di Garda, si presenta, passando da Lonato, il profilo merlato della rocca che sovrasta il paese, come segno di protezione e di difesa. Per questo scopo fu costruita nei secoli passati e le mura che ancora oggi possiamo ammirare in tutta la loro maestosità sono testimonianze che ci ricordano ancora oggi che la rocca e il territorio lonatese furono teatro di varie battaglie e videro transitare e acquartierarsi migliaia di soldati.

FOTOGALLERY L’imponente cittadella militare della Serenissima sul Garda

L’importanza della Rocca di Lonato è soprattutto strategica e perciò sarà desiderata e contesa tra i vari principi dell’Italia settentrionale, particolarmente tra i Signori di Milano, i Duchi di Mantova e la Repubblica Veneta. La Rocca di Lonato, come vedremo in questo contributo ha avuto diverse e molteplici dominazioni.

La Rocca nella “Magnifica Patria”

Lonato come tutta la riviera del lago di Garda, era insieme a Salò, l’avamposto più importante dello Stato de Tera sia provenendo da Venezia, sia provenendo da Bergamo e Brescia. Giuridicamente, bisogna essere precisi, non dipendeva dal Podestà di Brescia, ma apparteneva a Salò, quella che Venezia aveva denominato “Magnifica Patria“. Lonato, non fu importante solo per la parte iniziale della storia della Serenissima in questi territori. E neanche soltanto per tutte le vicende storiche che si sono svolte nel periodo veneziano sul Lago di Garda. Ma, purtroppo, anche per la sua fine. Infatti, proprio a Lonato, Napoleone riceve la resa delle truppe austriache, che vicino alla rocca aveva accerchiato.

Condivide anche alcune importanti fasi storiche con Brescia prima di entrare a far parte della “Magnifica Patria”. Anche Brescia, fu sottoposta come Lonato alla dominazione dei Visconti, Signori di Milano. E proprio per le forti tasse che i Milanesi volevano da Brescia, la città si diede a Venezia. Ma, come abbiamo detto, non sarà mai governata dalla Brescia veneziana.

Venezia, se avesse seguito la regola base che le città conquistate o donatesi a lei erano governate dalla città più importante, allora era Brescia che avrebbe dovuto col suo podestà governare Lonato. Ma non fu così.  Il Lago di Garda per l’espansione della Serenissima era troppo importante. Rappresentava con le sue rocche e i suoi monti e per la sua posizione strategica un baluardo importante. Per questo si decise di mettere un podestà a Salò per governare tutta l’area del Lago di Garda. E grazie a questo, si creò la “Magnifica Patria“.

La prima costruzione della Rocca nel X secolo

Gli studiosi non hanno ancora stabilito con certezza la data di origine della rocca di Lonato: alcuni la considerano opera dei Visconti, altri pensano che sia sta costruita nel X secolo.

Io penso che la prima costruzione sia del X secolo e che i Visconti l’abbiano poi trasformata in un vero e proprio castello fortificato.

Voglio cercare di fare capire il perché. La storia può essere fatta in tanti modi. A scuola  utilizzano quello manualistico. Invece, io, utilizzo il metodo documentario. Vuol dire che io parto analizzando i documenti. E da loro costruisco il profilo storico e archeologico. Proprio applicando questo metodo, cercherò di far capire il perché la prima costruzione della rocca di Lonato è da far risalire al X secolo.

Per prima cosa sarebbe un grave errore confondere l’attuale rocca con l’antichissimo castello, che sorgeva a circa un chilometro a nord-ovest di essa, vicino alla chiesa di San Zenone, la primitiva Parrocchia di Lonato. Il primo nucleo del paese di Lonato era attorno alla chiesa appena citata, posta su una piccola altura, ai cui piedi passava la strada. L’antica chiesa con il castello risale al IV o V secolo, come possiamo desumere da molti materiali rinvenuti e studiati della stessa, che fu distrutta nel 1339 e da un muro che conserva caratteristiche di quel tempo, a sud della chiesa.

La bolla di Papa Eugenio III e di Papa Lucio III

Per validare l’affermazione che era presente un antico castello, abbiamo un documento indubitabile. Nella bolla di papa Eugenio III del 1145, troviamo scritto: “Plebem de Lonado cum cappellis et castello”.

Pochi anni più tardi, nel 1184 in una bolla del pontefice Lucio III, troviamo la conferma ai Lonatesi della Collegiata, richiesta da Riccardo, arciprete di San Zenone, vengono pure confermati i possedimenti “iuxta castrum vetus”.

In questa bolla, a mio parere troviamo l’esistenza anche dell’attuale Rocca. Per capire questo dobbiamo lavorare sulla linguistica. L’aggettivo “vetus” vicino a “castrum”, fa supporre agli studiosi che già all’epoca di questa bolla (1184), esistesse, insieme all’antico, il nuovo castello o rocca; che sarebbe dunque anteriore al periodo della dominazione viscontea.

Il diploma di Berengario: licenza di costruire

In un  diploma di Berengario del 13 maggio 909 possiamo rilevare come si presentassero a Verona dallo stesso i legati del comune di Lonato, ossia Lupo, arciprete di San Zeno, Troilo Volongo e Panfilo Lanteone che rappresentavano il Paese, i quali esponendogli i danni sofferti sia per le antecedenti, sia per le ultime incursioni barbariche, chiedevano di poter riparare con fortificazioni il perimetro intorno alla chiesa, che allora si poteva veramente dire Basilica, e ne ottenevano l’assenso.

Berengario concesse che si fabbricassero i muri caduti in rovina, ma anche che si erigessero torri intorno e sopra la chiesa, concede anche che si facciano fortificazioni in tutte quelle località conosciute necessarie da Lupo arciprete.

La nuova rocca ebbe nei primi secoli la funzione militare e anche quella civile insieme: qui la popolazione si sarebbe rifugiata in caso d’assedio, portando in salvo la propria vita ed i propri beni. Cosa comune per l’epoca. I vari pozzi scavati assicuravano l’acqua agli assediati.

I Visconti: non fondatori ma restauratori della Rocca

La nuova difesa verrà, più tardi, ampliata e ridotta a vera fortezza dai Visconti, i quali non furono, come i documenti citati dimostrano, gli ideatori della rocca, ma i restauratori.

L’antico castello di San Zenone, che già aveva subito gravi danni dalle incursioni barbariche, specialmente da parte degli Ungari, subì una nuova distruzione nell’XI secolo per opera di Leutelmonte, condottiero del popolo contro i feudatari che, in odio ai conti di Montichiari e Desenzano, mise a sacco ogni paese soggetto alla loro giurisdizione.

L’ultima grande e definitiva distruzione avvenne nel 1339 per opera di Lodrisio Visconti.

Distruzione del 1339 dell’antico Castello di Lonato

Come abbiamo detto nel paragrafo precedente, a mio parere, avendo valutato e proposto i documenti che testimoniano tutto questo, la rocca di Lonato fu restaurata (e non fondata) dai Visconti, signori di Milano. Ma prima di andare a vedere come i Visconti hanno restaurato la rocca, dobbiamo fare un passo indietro e analizzare la presa del castello e la distruzione di Lonato del 1339.

Ma prima dobbiamo fare una piccola puntualizzazione storica. In questo paragrafo inizieremo, come data, dalla morte di Cangrande della Scala, signore di Verona. Questo è molto importante non solo per la cronologia, ma soprattutto per capire il perché Brescia e Lonato col Lago di Garda  si sono date a Venezia. Infatti, fino al 1329, il lago di Garda, anche nella sponda bresciana era governata dagli Scaligeri (nome con cui anche oggi si chiamano i veronesi), con a capo Cangrande della Scala. Nel 1337, i Visconti, signori di Milano, sconfiggono gli Scaligeri e conquistano il territorio di Brescia e del Lago di Garda.

Detto questo, possiamo proseguire la nostra storia attraverso la Rocca di Lonato.

Contesa tra Scaligeri e Visconti

Dopo la morte di Cangrande della Scala avvenuta nel 1329, Mastino, suo nipote, s’impossessa della Bassa Riviera del Garda ed occupa anche Lonato. Ma Giovanni di Lussemburgo, entrato in Brescia dopo averla conquistata, intima a Mastino di rinunciare ai paesi conquistati e Mastino, arrabbiato, accetta e si ritira. Lonato viene da Giovanni di Lussemburgo donata ad Azzone Visconti.

Contro Mastino, che vuole ad ogni costo riprendere Brescia ed i castelli perduti, i Visconti formano una lega che comprendeva anche i Gonzaga signori di Mantova e gli Estensi signori di Ferrara. Mastino, in risposta, si unisce con Lodrisio Visconti, fratellastro di Azzone, fuggiasco da Milano, il quale assoldava un grosso corpo di avventurieri tedeschi col superbo pensiero di togliere ad Azzone la stessa Milano.

La compagnia di San Giorgio, i banditi all’assalto

Lodrisio prometteva a chiunque si allenava con lui e Mastino, lo stipendio di un mese e, a guerra finita, la divisione del bottino. In pochi giorni, ai 2500 cavalieri teutonici, si uniscono 800 fanti dei Grigioni e 200 balestrieri, tutti banditi e fuoriusciti di ogni paese, avidi soltanto di ruberie e di stragi. La banda di Lodrisio, che prende il nome di “Compagnia di San Giorgio”, si getta all’improvviso sul territorio bresciano, portando ovunque distruzione e morte.

Anche Lonato, col suo castello che abbiamo descritto nel paragrafo precedente, è violentemente assaltata e il castello, dopo essere stato assalito con il resto della città fu completamente abbattuto.

La Compagnia di San Giorgio, saccheggiato il Monastero di Maguzzano, avanza verso Lonato e, dopo aver distrutto il borgo che stava fuori dalle mura, pone sotto assedio il castello. Non soltanto Azzone da Milano, ma neppure Brescia possono venire in aiuto a Lonato in questa occasione, che fu costretta, ad affrontare la violenza nemica colle sue sole forze.

Accanitamente i lonatesi difendono se stessi, come dimostrano le ossa ritrovate dagli archeologi intorno alla Chiesa di San Zenone, oltre a staffili di ferro, i triboli, i giavellotti ed altre armi che sono state attribuite a quegli anni.

ll castello espugnato, l’esodo degli abitanti

Anche il castello, dopo una forte resistenza, deve cedere, e dopo essere stato espugnato, i nemici hanno accesso all’abitato, dove secondo lo storico Parolino “tagliano a pezzi grandi, piccoli e mezzani  ritrovati nella terra e nel di lei castello, incendiando case e distruggendo fino a’ fondamenti”. Anche le fortificazioni e la Chiesa vengono abbattute; la distruzione è completa, tanto che i poveri lonatesi decidono di abbandonare quella località che fu poi ridotta a vigneti. Pochissimi, purtroppo, i documenti scritti giunti sino a noi. Documenti anteriori al 1339. Tra questi vale la pena ricordare il Diploma di Berengario, la Bolla di papa Lucio III, un diploma dell’imperatore Federico Barbarossa e qualche pergamena relativa ad acquisti di fondi comunali.

Di questa terribile distruzione, non parla nessuno storico, tranne il Muratori, mentre gli altri descrivono nei minimi dettagli la battaglia combattuta il 21 febbraio a Parabiago.

Dieci giorni dopo tale battaglia e precisamente il 3 marzo 1339 Azzone Visconti cerca di compensare i Lonatesi dei danni sofferti e con un diploma concede loro l’immunità da ogni taglia e gabella presente e da quelle che ad essi il Comune di Brescia volesse applicare.

In questa maniera Lonato viene sottratto alla città e staccato dal territorio bresciano, separazione questa che durerà anche per tutto il periodo della dominazione veneta. Come già più volte detto, Lonato con la conquista veneziana, entrò nella “Magnifica Patria”.

Non sappiamo se i pochi superstiti lonatesi mandassero suppliche ad Azzone Visconti per impegnarlo alla riedificazione del nuovo paese, o se lui ne avesse la determinazione. Purtroppo, questa volta, Azzone non potè prendere nessuna iniziativa in quanto si spense il 6 agosto 1339. I suoi successori, però, nelle persone di Giovanni, Luchino, Marco, Bernabò della famiglia visconti e Regina Scaligera, concedettero ai lonatesi di rifabbricare il loro paese nel luogo attuale e di fortificare la Rocca includendola nella cinta delle loro mura. Nel luogo dove sorgeva il vecchio castello i lonatesi riedificarono la Chiesa di San Zenone coi rimasugli dell’antica, riducendola a meno di un quarto e il titolo di chiesa arcipresbiteriale fu trasportato alla parrocchia che sorse nel nuovo paese.

La ricostruzione della Rocca

Un diploma del 1379 ordina ai cittadini della vicina Calcinato, di concorrere alla costruzione delle mura e della Rocca di Lonato con buoi, carri e prestazioni personali. Data inoltre la scarsezza di uomini e il molto lavoro che bisognava fare, i calcianatesi furono invitati a trasferirsi coi loro beni nel nuovo paese per sostenere insieme le spese per la costruzione della fortezza. In caso di necessità poi, tutti gli uomini ritenuti validi di età compresa tra i 14 e i 70 anni avrebbero dovuto, a turno, far da sentinella alle mura e alle porte della città. Infine si obbligarono gli uomini di Calcinato a pagare al comune di Lonato 25 fiorini d’oro, metà a Natale e metà a Pasqua fino a che fossero ultimate le fortificazioni ed a contribuire sempre alle spese per la manutenzione della fortezza in proporzione degli abitanti.

La Rocca, divenne non solo un simbolo di potere e residenza, ma divenne anche simbolo politico. Infatti sia le mura del paese che la stessa rocca furono ornate di merli piani nella sommità, come possiamo vedere ancora oggi, e questo dimostra che Lonato era di parte guelfa. I merli del partito ghibellino erano costruiti con due punte piegate oppostamente.

I banchetti dei Visconti a spese dei lonatesi

I Visconti adattarono la Rocca a propria dimora e a luogo di ricevimenti. Fu così che nel 1346 furono invitati presso di essa gli Estensi, i Polentani e i Conti Sanvitale, che Luchino aveva invitato a Milano per il battesimo dei gemelli avuti dalla moglie Isabella del Fiesco. Queste feste, in gran parte sono state pagate dai lonatesi, che si stavano ancora rialzando dal 1339. I Visconti stavano applicando anche a Lonato la stessa politica che applicavano a Brescia, fatta di grosse tasse. Se Brescia si diede a Venezia, Lonato non potè farlo. Lonato aveva una rocca fortificata che la difendeva. E per questo motivo doveva essere conquistata con le armi.

Luchino Visconti portò comunque significativi miglioramenti alla rocca, facendo costruire la porta del soccorso, che pose in cima al cimitero, che ancora oggi possiamo vedere arrivando da Desenzano, e la grande cisterna (per la raccolta d’acqua) nel mezzo dell’ala verso ovest sulla quale fece scolpire il suo stemma, il biscione. Lo stemma dei Visconti.

La porta della rocca fatta costruire da Luchino Visconti, verso il Lago di Garda, era fornita di ponte levatoio. Davanti ad essa vi era la Rocchetta fatta restaurare, dopo la caduta della Serenissima dai francesi per porvi i cannoni.

La Rocca di Lonato nella Repubblica Veneta

Accolta Lonato sotto la sua giurisdizione, la Repubblica Veneta ne comprende subito l’importanza (soprattutto per la sua posizione strategica e per la rocca) e delibera di mandargli, come governatore, un nobile veneto, col titolo di Provveditore, come aveva fatto per le altre fortezze più importanti del suo Stato.

Al Provveditore però spettava il solo governo militare del paese; egli aveva perciò giurisdizione soltanto sopra la Rocca, le porte, le fosse che circondavano le mura.

La giurisdizione civile era invece di pertinenza del Podestà che, in seguito a ducale del Doge Francesco Foscari, veniva mandato da Brescia. Il Podestà applicava le sue funzioni nel palazzo posto nella Cittadella, all’ingresso della Rocca, restaurata da Ugo da Como.

A custodia della Rocca viene mantenuto un Castellano che già il Duca Gonzaga aveva inviato per il governo della medesima. Una prova della presenza del Castellano è data da una pergamena datata al 1444, che richiama al suo dovere il Castellano della Rocca di Lonato per taglio arbitrario ed eccessivo di legna nei boschi di proprietà del Comune e lo obbliga a risarcire lo stesso di tutti i danni fino ad allora arrecati.

Purtroppo non abbiamo notizie precise circa i lavori eseguiti alla Rocca durante la dominazione veneta, ma certamente la Serenissima vi avrà compiuto restauri e fortificazioni, necessarie alla stessa per le continue guerre coi confinanti.

Le guerre della Repubblica e il ruolo della Rocca

Il 2 maggio 1482 scoppia, per frivoli motivi, una guerra fra la Repubblica Veneta ed il Duca di Ferrara.

Lonato vide passare il Sanseverino, generalissimo della Repubblica, e il suo castello munito di armi e di truppe.

Nel 1508 la Rocca è testimone della guerra che la Serenissima combatté contro le maggiori potenze d’Europa. Massimiliano I imperatore di Germania, Ludovico XII re di Francia e Ferdinando il Cattolico re di Spagna, il 10 dicembre 1508 formano la lega di Cambrai contro la Repubblica Veneta. Il loro scopo è quello di distruggerla e di togliere tutti i suoi stati in terra ferma. Quello che Venezia aveva chiamato Stato de Tera, al quale Lonato apparteneva.

Scoppiata la guerra, i Veneti, sconfitti a Cassano, si ritirarono a Brescia per riparare ben presto a Peschiera. Il Marchese di Mantova, che nutriva una forte inimicizia con i Veneziani, raggiunge il Re di Francia, al quale chiede in compenso, le fortezze di Asola e Lonato e il Re gliele concede.

Il Gonzaga però ne prende formale possesso solo il 5 marzo 1512, tre anni dopo la fine della guerra contro la Serenissima.

A Lonato, durante la guerra, entra Ludovico XII, re di Francia che stabilisce nella Rocca il suo quartier generale; da qui predispone i suoi piani di battaglia, controlla le posizioni nemiche e prepara l’assedio per conquistare Peschiera.

I Veneziani, per sconfiggere l’imperatore Massimiliano e gli Spagnoli, si alleano con Cardona, il Vice Re di Napoli. Ma quest’ultimo li prende in giro, riesce a scacciare i Veneziani dalle fortezze di Legnano e Peschiera e li consegna all’imperatore. Il Cardona occupa anche Lonato con le sue truppe, così la Rocca è per qualche tempo sotto il dominio spagnolo.

Venezia bombarda la Rocca per riconquistarla

Per quattro anni rimarrà nelle loro mani, finché il Trivulzio, al servizio dei Veneti, li caccerà il 7 novembre 1515, conquistando il castello, dopo averlo bombardato dal Monte della Rova. La rocca era tornata in mano della Serenissima.

La rocca di Lonato dopo le varie guerre ha bisogno di essere riparata. Per questo motivo il Provveditore Veneto a Lonato interessa i Comuni per i restauri alla Rocca e alle mura del paese. Nella seduta del Consiglio dell’11 novembre 1617 si accetta la proposta del Provveditore e si ordinano i lavori necessari. Queste riparazioni dovranno avere una certa importanza anche per la chiusura della Porta Cremonese, che da questo momento prende il nome di Porta Stoppa e della Porta del  soccorso della Rocca.

La Serenissima elimina la congiura spagnola

In questo stesso secolo, la Rocca di Lonato vede nei suoi sotterranei l’epilogo della Congiura degli spagnoli contro la Serenissima (1618). I corpi dei complici, afferma la lapide fatta murare dal Signor Sivieri all’entrata, vennero murati ed i loro scheletri furono rinvenuti nel 1822 da Giovanni Angelo Raffa.

Le vittime sacrificate in tale congiura, scoperta e sventata da Venezia furono parecchie e quelli che non vennero annegati o strozzati, furono mandati nelle varie fortezze di Terra Ferma, fra le quali figura anche Lonato, dove i rispettivi Provveditori e Castellani avevano l’ordine di disperderli.

Ancora gravi danni subiscono la Rocca e tutto il paese durante la guerra di Mantova, che scoppia nel 1628 e vede coinvolta anche la Serenissima.

Migliaia di soldati e scoppia la peste

Ancora una volta, si prepara una guerra e i Veneziani armano le loro fortezze. Lonato viene trasformata in piazza d’armi e la Rocca fu riempita di truppe. I diversi quartieri, fatti costruire apposta dalla Serenissima nella Rocca per l’alloggio dei soldati, non erano sufficienti, per questo motivo tutti gli abitanti della Cittadella vengono sfrattati per far posto alle truppe.

Questo agglomerato di soldati causa un’epidemia di peste e un’infinità di danni a Lonato, tanto che il Parolino dice che non gli “basta l’animo di descrivere le miserie, calamità e danni inferti a’ poveri cittadini”. Le case della Cittadella sono rese quasi tutte inabitabili; anche il Palazzo del Podestà, oggi Villa Da Como, all’ingresso della Rocca, viene spogliato di mobili, le porte e le imposte son bruciate, fracassati e bruciati i soffitti ed i solai.

Naturalmente anche la Rocca non fu esente da danni, anche se non ci sono giunte notizie precise a riguardo. Il Comune, a proprie spese, dovrà poi restaurarne le caserme, necessarie per il passaggio delle truppe, che proseguì per tre anni, mentre Venezia era impegnata nella guerra di Candia contro i Turchi.

In conclusione, avendo analizzato la storia della rocca in epoca veneta, possiamo dire che la Rocca di Lonato servì come punto di osservazione, data la sua importante posizione di confine, durante lo svolgersi delle varie battaglie della Repubblica con gli Stati vicini e come centro per l’acquartieramento delle milizie.

Matteo Braga*

*archeologo

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