23 Settembre 2021
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Papa Wojtyla, quel discorso “federalista” alla Camera: “Italia, no a forzate uniformità”

Era il 14 novembre 2002. Karol Wojtyla entrò, col suo passo già sofferente (sarebbe morto meno di tre anni dopo) nell’aula di Montecitorio. E pronunciò il suo storico discorso, parlando per 46 minuti davanti ai deputati italiani.

Perché un organo d’informazione come Serenissima News ritiene di ricordare l’episodio? Perché uno degli aspetti certamente meno studiati del pontificato del grande Papa Giovanni Paolo II, proclamato Santo nel 2011, è il suo rapporto con le autonomie, con il diritto fondamentale di ogni popolo all’autodeterminazione.

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Il regno di Karol Wojtyla ha coinciso con la rivoluzione culturale innescata dalla Lega di Umberto Bossi, che ha sdoganato nel dibattito politico italiano la parola “federalismo”, prima relegata agli studi accademici sulla Costituzione “regionalista” tradita da una prassi romanocentrica. E ha coinciso con i primi effetti politici del gesto dei Serenissimi nel 1997, la poetica e nonviolenta “liberazione” per una notte dall’occupazione italiana del Campanile di San Marco a Venezia. Un gesto che ha legittimato nel Veneto, nel Friuli e nella Lombardia Veneta il dibattito sull’indipendenza, infrangendo il tabù che aveva fino ad allora persino impedito di parlarne.

Il cardinal Martini e la dottrina del federalismo solidale

Papa Giovanni Paolo II, primo Pontefice non italiano dal XVI secolo, era poco incline a impegnare la sua azione nella politica italiana, e tuttavia, di fronte alla forte e anche pittoresca richiesta di autonomia che saliva dalle Regioni del Nord, non era stato silente: aveva incaricato l’arcivescovo di Milano, Carlo Maria Martini, di formare una commissione con il compito di mettere a punto il pensiero della Chiesa su quei temi scottanti.

Dal lavoro del cardinale Martini e dei suoi esperti uscì la dottrina del federalismo solidale, una sistemazione teorica rigorosa nella quale il diritto di una comunità ad autogovernarsi e a decidere del proprio destino, e a decidere anche se far parte di questa o quella entità statuale, veniva accolta e fondata su una sorta di “estensione” alle comunità dei diritti fondamentali delle persone. Come ogni uomo è libero di scegliersi moglie o marito, ed è libero di stringere e sciogliere legami personali, di associarsi a questo o quell’ambiente, fu il ragionamento di Martini, così anche le comunità, anche i popoli hanno diritto di scegliere con chi stare e come governarsi, purché non venga meno la solidarietà che si deve a tutti gli uomini e soprattutto si deve alle comunità storicamente vicine.

Le parole del Papa: dovere di solidarietà, diritto all’autonomia

Quel 14 novembre 2002, alla Camera dei Deputati, Karol Wojtyla ribadì gli stessi concetti: dovere di solidarietà, diritto di autonomia. Ecco le sue parole in proposito:

“Per le ricchezze della sua lunga storia, come per la molteplicità e vivacità delle presenze e iniziative sociali, culturali ed economiche che variamente configurano le sue genti e il suo territorio, la realtà dell’Italia è certamente assai complessa e sarebbe impoverita e mortificata da forzate uniformità“.

“La via che consente di mantenere e valorizzare le differenze, senza che queste diventino motivi di contrapposizione ed ostacoli al comune progresso è quella di una sincera e leale solidarietà. Essa ha profonde radici nell’animo e nei costumi del popolo italiano e attualmente si esprime, tra l’altro, in numerose e benemerite forme di volontariato. Ma di essa si avverte il bisogno anche nei rapporti tra le molteplici componenti sociali della popolazione e le diverse aree geografiche in cui essa è distribuita”.

Valorizzare le differenze, le “genti” d’Italia, una realtà “assai complessa” che sarebbe “impoverita e mortificata da forzate uniformità“. Parole di Karol Wojtyla, San Giovanni Paolo II, uno dei grandi Papi che il buon Dio ci ha donato.

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