21 Aprile 2021
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Covid, il Tar dà ragione a Szumski: sospeso il protocollo ministeriale, ok alla cura domiciliare precoce

Covid, Riccardo Szumski vince la sua battaglia. Il Tar del Lazio dà ragione ai medici del Comitato Cura Domiciliare Covid-19 e sospende, con effetto immediato, le linee guida ministeriali. I medici sono ora liberi di prescrivere ai pazienti, anche prima del test, le cure che ritengono migliori, senza attenersi al protocollo ministeriale.

Il ricorso al Tar di quattro medici

A far ricorso al Tar del Lazio contro il ministero della Salute e l’Aifa sono stati quattro medici: Riccardo Szumski, Fabrizio Salvucci, Giuseppe Giorgio Stramezzi e Luca Poretti, difesi dall’avvocato Erich Grimaldi e appoggiati dal benemerito Comitato Cura Domiciliare Covid-19, di cui l’avvocato Grimaldi è presidente.

Riccardo Szumski, il ricorso al Tar del Lazio

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La battaglia del Comitato Cura Domiciliare Covid-19 e del dottor Riccardo Szumski, medico da 40 anni e sindaco amato e riconfermato a Santa Lucia di Piave, nonché storico indipendentista veneto, era diretta contro il protocollo ministeriale per la cura dell’infezione da Covid-19 e in particolare contro la nota Aifa del 9 dicembre 2020 cche detta i “principi di gestione dei casi Covid-19 nel setting domiciliare”.

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La nota prevede nei primi giorni di malattia che il paziente resti a casa in “vigile attesa” e la somministrazione di fans e paracetamolo o dell’eparina (solo per i pazienti allettati), dando indicazione di “non utilizzare” altri farmaci.

Il protocollo ministeriale e l’inutile “vigile attesa”

Il protocollo ministeriale, coniato sulle “linee guida” di queste prescrizioni dell’Aifa, prevedeva quindi che i pazienti che segnalavano al proprio medico sintomi compatibili con il Covid, fossero semplicemente invitati a restare a casa in isolamento, nella cosiddetta, e inutile, “vigile attesa“.

Se sviluppavano febbre, il protocollo prevedeva solo il paracetamolo, cioè la tachipirina, che contrasta la febbre ma non l’avanzata del virus nell’organismo. In seguito, se il paziente guariva da solo, bene, se si aggravava veniva accolto in ospedale.

La cura precoce con l’antinfiammatorio

Il dottor Szumski, invece, come moltissimi altri medici in tutto il mondo, applica sin dalla primavera dell’anno scorso, e con eccellenti risultati (anche l’ex presidente Donald Trump è guarito in pochi giorni con questa cura), una terapia precoce, domiciliare, a base di un farmaco comunemente in uso, un antinfiammatorio che si chiama idrossiclorochina.

Il dottor Riccardo Szumski (foto dalla sua pagina Facebook)

Il virus infatti ha una primissima fase che è di natura infiammatoria, e se viene contrastato in questa fase iniziale con un potente antinfiammatorio, ecco che l’espansione del virus nell’organismo viene frenata e vengono ridotti i sintomi e accelerata la guarigione, evitando anche l’ospedalizzazione.

Una cura da fare subito, ai primi sintomi

L’idrossiclorochina, secondo questo protocollo di cura domiciliare precoce, deve però essere assunta dal paziente subito, prima che termini la fase infiammatoria dell’infezione da Covid-19. Senza attendere il test, senza perder tempo nell’inutile “vigile attesa“.

Quattro giorni soltanto di idrossiclorochina a basso dosaggio, ma immediatamente, ai primi sintomi. Se il paziente segue il protocollo ministeriale e attende, poi l’idrossiclorochina non serve più.

Le minacce di provvedimenti disciplinari

Il dottor Riccardo Szumski riferisce che tutti i pazienti che si sono rivolti a lui in fase iniziale e che sono stati curati con questa terapia precoce, sono guariti. Nessuno è morto. Naturalmente Szumski ha tentato di presentare i risultati della terapia precoce alla Regione e alla Asl, ma ha ricevuto soltanto minacce di provvedimenti disciplinari.

Ora però il Tar ha sospeso cautelativamente il protocollo ministeriale, e i medici non devono più temere provvedimenti disciplinari. Sono liberi di prescrivere la cura che ritengono migliore per il paziente.

Il Tar: no all’attesa, è pregiudizievole per il paziente

Nell’ordinanza che sospende cautelativamente con “effetto immediato” l’efficacia delle linee guida Aifa, rinviando al 20 luglio l’udienza di merito, il Tar spiega che il ricorso  “appare fondato” in relazione alla giusta richiesta dei medici “di far valere il proprio diritto/dovere di prescrivere i farmaci che essi ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza”, e che non può essere “compresso nell’ottica di una attesa, potenzialmente pregiudizievole sia per il paziente che, sebbene sotto profili diversi, per i medici stessi”.

L’avvocato Grimaldi: il ministero riveda le linee guida

“Anche il Tar ha compreso che lasciare i pazienti senza cure precoci a domicilio è inaccettabile – commenta l’avvocato Erich Grimaldi – ora il Ministero riveda le linee guida, cancelli l’assurda “vigile attesa” e consigli invece di contrastare attivamente l’insorgere dell’infezione, consenta ai medici di prescrivere, quando è possibile, le cure precoci a domicilio che se fossero state applicate in tutto il Paese avrebbero forse evitato decessi e ridotto sofferenze di pazienti e delle loro famiglie”.

Salvini e la “battaglia storica”…

Una piccola nota “politica” a piè di pagina. La notizia dell’ordinanza del Tar è stata accolta con soddisfazione dal segretario della Lega, Matteo Salvini, che ha definito quella per la cura domiciliare precoce “una battaglia storica” della Lega.

Francamente, non ce ne eravamo accorti. Anche nel Veneto, Regione governata dalla Lega, il dottor Riccardo Szumski è stato lasciato solo a combattere la sua buona battaglia.

Szumski inascoltato da un anno

Non è stato nemmeno ascoltato quando chiedeva di poter presentare e discutere i risultati della cura precoce, contro di lui sono stati sollecitati da parte del direttore generale della Asl trevigiana, provvedimenti disciplinari dell’Ordine dei Medici.

E anche nel resto d’Italia, i medici del Comitato Cura Domiciliare sono stati zittiti, perseguitati, marginalizzati, intimoriti. E non abbiamo notizia di iniziative politiche della Lega a loro favore, e neppure di semplici dichiarazioni del segretario a difesa dei valorosi medici che si battevano, rischiando provvedimenti disciplinari, nell’esclusivo interesse dei malati.

Una telefonata di scuse a Szumski ci starebbe…

Con ciò non vogliamo addossare colpe al segretario Matteo Salvini e tantomeno al governatore Luca Zaia, che non sono medici ed è giusto si attengano alle indicazioni ufficiali delle istituzioni mediche e ai protocolli ministeriali.

Adesso, però, entrambi hanno l’occasione di rimediare: Salvini esigendo che il ministero tuttora guidato dal ministro Speranza riveda immediatamente le linee guida sbagliate, senza perseverare nell’errore come ha fatto finora, e Zaia facendole sollecitamente applicare nel Veneto.

Poi, magari, una telefonata di scuse e di apprezzamento a medici come Riccardo Szumski, ci starebbe…

 

Alvise Fontanella

 

 

 

 

 

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