14 Agosto 2022
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Il brigantaggio nel Regno delle Due Sicilie: gli eroi negati delle insorgenze

Il 13 giugno 2015  si concludeva a Folignano (Ascoli Piceno) il concorso letterario sull’insorgenza “Briganti se more” organizzato dal Comune marchigiano “protagonista” in qualche modo del fenomeno del brigantaggio in quanto proprio fra Folignano e Civitella del Tronto (Teramo) passava il confine fra lo Stato della Chiesa e il Regno delle Due Sicilie e di conseguenza numerosi furono gli scontri in queste zone attraversate dal fiume Tronto, confine naturale ancor oggi fra le Marche e l’Abbruzzo.

Il concorso “Briganti se more”

Il concorso prevedeva che i 4 studiosi individuati dall’organizzazione (Comune, Festival dell’Appennino e Viandante) si fermassero sui luoghi dell’insorgenza per cinque giorni in modo da raccogliere fonti, informazioni di qualsiasi genere, documentazione varia per elaborare un’opera  che poi sarebbe stata giudicata da un’apposita giuria che avrebbe individuato il vincitore; i quattro partecipanti  furono Gian Luca Diamanti, giornalista e scrittore umbro, Luca Pakarov anch’egli giornalista e scrittore marchigiano, Aldo Vella, docente e scrittore, già sindaco di  San Giorgio a Cremano (Napoli), ed io che sono  stato inviato quale autore di “1809:l’insorgenza veneta .

Fu una settimana di straordinaria intensità, veramente molto, molto interessante, contraddistinta da una partecipazione e da un calore delle comunità che ci hanno ospitato entusiasmante;  il vincitore Gian Luca Diamanti festeggiando il successo disse  “Un brindisi al concorso letterario più stralunato, divertente, impattante per il fegato e schioppettante (inteso nel senso degli schioppi).”

Una storia poco conosciuta

Ho ritrovato, tentando di “sistemare” il mio archivio” la relazione che feci all’epoca, e tutto sommato, c’è qualcosina di interessante su una storia che, almeno nel Veneto, è  così poco conosciuta.

Briganti se more”, è  un titolo sicuramente molto suggestivo e accattivante per questo concorso letterario e un plauso particolarmente convinto va agli organizzatori e a tutti i volontari che hanno permesso questa manifestazione.

Già…ma quali briganti? Ed è giusto continuare a chiamarli “briganti”?

Briganti antifrancesi e briganti anti unità d’Italia

Ci sono  due periodi, due momenti storici nei quali il brigantaggio diventa un fenomeno di vaste proporzioni: il primo inizia come reazione all’invasione francese negli ultimi anni del Settecento e dura fino al 1815, alla sconfitta napoleonica a Waterloo, il secondo incomincia a cavallo dell’unità d’Italia e si può far durare fino al 1870 quando viene smantellato il famigerato apparato militare per la repressione del brigantaggio.

Centomila morti

I moti antifrancesi e antinapoleonici toccarono praticamente tutta la penisola italiana e si calcola che in  una ventina d’anni insorsero in armi più di trecentomila italiani e più di centomila morirono negli scontri e nelle esecuzioni sommarie; numeri veramente sconvolgenti.

Il caso spagnolo e Francisco Goya

Fu un fenomeno di dimensioni europee, soprattutto nel biennio 1808-1809 tante nazioni europee si ribellarono all’invasore francese: emblematico il caso spagnolo con l’intera popolazione  in armi contro l’esercito  napoleonico.

Uno dei capolavori dell’intera arte pittorica europea è sicuramente quello di Francisco Goya dedicato ai giovani spagnoli fucilati dalla soldataglia napoleonica: un capolavoro che per la sua intensità e drammaticità sconvolge ancor oggi il visitatore.

Per la Spagna sono eroi

Nel 2009 in occasione dei duecento anni dell’insorgenza, l’intera Spagna si mobilitò per rendere il giusto omaggio a quei patrioti, a quegli eroi che sacrificarono la loro vita per difendere la loro famiglia, la loro casa, la loro terra, l’indipendenza spagnola contro l’invasore francese.

Per l’Italia restano briganti

Una domanda mi sorge allora spontanea: perché in Spagna sono considerati eroi e in Italia gli stessi che sacrificarono la loro giovane vita per difendere la loro famiglia, la loro casa, la loro Terra quando vengono ricordati, quelle  poche volte in cui  vengono ricordati, sono  chiamati “briganti” e trattati, quando va bene, come poco più che malfattori?

Paolo Mieli: integrare i libri di storia

E’ mai possibile che a oltre duecento anni di distanza ci sia questo enorme “buco nero” nella storia italiana che portò uno storico politicamente corretto e “allineato” come Paolo Mieli  a scrivere nel Corriere della Sera del 7 giugno 2002:

“…sono parte integrante dell’epopea nazionale iberica o russa le rivolte antinapoleoniche che in quello stesso periodo si ebbero, appunto, in Spagna e nel Paese degli zar. Rivolte che sono rimaste fortemente impresse nella memoria per come furono rappresentate nei dipinti di Goya o nelle pagine di Tolstoj. Qui in Italia.. Da noi non è mai avvenuto, ed è forse giunto il momento di colmare adeguatamente questa lacuna integrando i libri di storia per le scuole”-

Giuseppe Costantini detto Sciabolone

Sono passati oltre dieci anni e ben poco è stato fatto… Per questo quando ho visto  la lapide di Giuseppe Costantini detto “Sciabolone” (1758-1808) sulla quale viene sta scritto:

I SUOI NEMICI LO CHIAMARONO “BRIGANTE

IL POPOLO LO ESALTO’ COME PATRIOTA

LA STORIA NE RICORDA LE IMPRESE ED IL CORAGGIO

Santa Maria a Corte (Ascoli Piceno)

mi si è aperto il cuore. Finalmente, mi sono detto, una comunità coraggiosa che restituisce dignità a chi ha lottato per difenderla dai soprusi dell’invasore, chiunque esso sia stato…

Andreas Hofer, l’eroe tirolese

E non si può chiudere la pagina dell’insorgenze napoleoniche senza parlare di Andreas Hofer, l’eroe tirolese per eccellenza: Hofer riuscì a coalizzare il popolo tirolese contro l’invasore francese, arrivando a sconfiggere più volte i francesi sul campo di battaglia: Fu fucilato a Mantova il 20 febbraio 1810 per volere di Napoleone stesso, nonostante la mobilitazione dell’intera Europa civile e cristiana.

Da quel giorno il mito di Andreas Hofer è entrato nella storia del popolo tirolese e non c’è comunità che non abbia una via o una piazza, una biblioteca o una sala riunioni dedicata al grande Hofer.

La spaventosa repressione francese

Anche nel Sud Tirolo come in tutte le nostre comunità l’insorgenza non portò risultati concreti e immediati: va ricordato come la repressione francese fu spaventosa, numerose le fucilazioni sommarie anche per chi aveva la solo colpa di tornare dal lavoro dei campi  in gruppo e con pericolose armi come la zappa e il badile: l’accusa di adunata sediziosa (sic!) era sufficiente per far scattare la fucilazione.

Le donne in prima linea nella rivolta

E’ importante sottolineare inoltre come la donna fosse l’elemento trascinante  di tanti gruppi: la donna che scende in piazza per difendere i propri figli, la propria famiglia, la propria Terra forse per la prima volta nella storia delle nostre comunità; armata di un bastone o di una vanga, in un  disperato tentativo di tenere con sé  il proprio  figlio che un dittatore folle, assetato  di gloria e di potere, pretendeva di rapire per portarlo in giro per l’Europa a rincorrere le sue manie di grandezza e di protagonismo.

Sarebbe allora quanto mai necessaria una ricerca dal basso, per  ritrovare umili protagonisti di quelle lotte, di quelle battaglie e riproporli, perché no?  nella nostra toponomastica.

La toponomastica e l’identità di un popolo

La toponomastica è una dimensione che è sempre stata poco considerata nelle nostre comunità; ed invece, a mio modesto avviso, ha un valore, un significato molto importante. Io credo che l’identità di un popolo sia come un mosaico, composto da tante tessere, una di queste è proprio la toponomastica.

Il “brigante” Giovanni Piccioni e il Ponte

Ecco allora che quando mi sono trovato sul Ponte Piccioni, sulla Salaria, a qualche chilometro da Ascoli Piceno, in memoria del “briganteGiovanni Piccioni sono rimasto veramente colpito …

E’ un segnale di grande importanza, che dimostra come la comunità incominci a rileggere la propria storia, è un tentativo di riappropriarsi della propria storia, quella che non si legge nei libri di storia, ma la si sente raccontare dagli anziani del paese, come è successo a noi …

Il “brigantaggio” anti-unità d’Italia

Il secondo periodo del cosiddetto “brigantaggio” nasce a cavallo dell’unità d’Italia; è un periodo che è relativamente conosciuto anche nelle zone interessate, figuriamoci “lassù al Nord”…

Come io, veneto, sia venuto a conoscenza di questo fenomeno credo meriti di essere raccontato.

Pier Eleonoro Negri, il boia di Pontelandolfo

Un amico siciliano mi fece  presente che nella mia città, Vicenza, ci sono una scuola e  una via dedicate a Pier Eleonoro Negri,  e in pieno centro della città  anche una lapide  ricorda la “medaglia d’oro al valor militare al maggiore conte Pier Eleonoro Negri”…Un fulgido esempio di patrie virtù, pensai … Peccato che l’allora colonnello Negri fosse  l’illuminata figura che comandò ai cinquecento bersaglieri di  mettere  a ferro e a fuoco la comunità di Pontelandolfo (Benevento) e che, eroicamente, provocò la morte di almeno quattrocentoquaranta civili …

Unità d’Italia, una guerra di conquista

Partendo da questo eccidio cercai di capire cosa fosse successo dopo l’unità d’Italia. Nel mio Veneto la prima conseguenza dell’arrivo dei Savoja fu una situazione di fame, miseria e disperazione come mai nella nostra storia che portò alla grande emigrazione veneta; nel centro e nel sud Italia l’arrivo dell’esercito sabaudo fu percepito, passata l’ubriacatura garibaldina, come una vera e propria guerra espansionista di Casa Savoja, che attraverso plebisciti truffaldini aveva allargato i confini del proprio regno. E il fatto che il primo re d’Italia si chiamasse  Vittorio Emanuele II è la dimostrazione di come Casa Savoja abbia inteso tutta la questione, un mero allargamento dei confini del proprio regno, in un’ottica espansionista.

Antonio Gramsci: stato italiano, dittatura feroce

L’esercito sabaudo si comportò, fu accolto e fu subìto come un esercito invasore. Antonio Gramsci denunciò da par suo tutta la questione di stampo colonialista: “… lo stato italiano ha dato il suffragio solo alla classe proprietaria, è stato una dittatura feroce che  ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini poveri che gli scrittori salariati tentarono  di infamare col marchio di briganti …”

Diversi studiosi denunciano come nel 1861 incominciò una guerra civile, da una parte coloro che sostenevano la questione di stato, dall’altra un insieme di personaggi e di situazioni (dalla povera gente che faceva la fame, ai nostalgici dei Borboni, ai clericali, a chi tentava di farsi giustizia da solo…).

La Marmora: uccisi 7151 briganti…

La repressione dell’esercito italiano ( e usiamolo questo aggettivo…) fu di una violenza e di una efferatezza impressionante; non a caso il 16 dicembre 1862 la Camera dei deputati istituì una commissione d’inchiesta con Giuseppe Massari alla segreteria e Giuseppe Sirtori alla presidenza.

L’allora prefetto di Napoli Alfonso La Marmora rispose:

“Dal mese di maggio del 1861 al febbraio del 1863, abbiamo ucciso o fucilato 7151 briganti”.

Enrico Cialdini e Ferdinando Pinelli: crimini indelebili

Sicuramente una serie di personaggi come  Enrico Cialdini, al quale sono intitolate tante vie e piazze italiane, si macchiarono di  crimini indelebili.

E’ interessante sottolineare come dalla viva testimonianza degli anziani del posto anche tale Pinelli sia entrato nell’immaginario collettivo; il ricordo del generale Ferdinando Pinelli (medaglia d’oro per la lotta al brigantaggio) terrorizza ancor oggi gli abitanti della valle del Tronto, tanto che espressioni come “Attento che chiamo Pinelli” sono usate per “tranquillizzare” i bambini più vivaci…

Pinelli: purificheremo col ferro e col fuoco

E d’altra parte che ricordo può lasciare uno che scrive in un documento rivolto alle sue truppe: “Noi li annienteremo, schiacceremo il sacerdotal vampiro, che colle sozze labbra succhia da secoli il sangue della madre nostra; purificheremo col ferro e col fuoco le regioni infestate dall’immonda sua bava…”…già, purificheremo col ferro e col fuoco…

La famigerata Legge Pica

Per non parlare della famigerata legge Pica (1863-1865) che viene ancor oggi ricordata come una delle leggi più liberticide dell’intera Europa, la madre di tutte le leggi eccezionali di volta in volta promulgate dai governi italiani. Dimenticavo,  Giuseppe Pica era un abruzzese … è la prova provata che la colonizzazione produce colonizzati e colonizzatori…

Insorgenti e patrioti

In conclusione, per definire i protagonisti dei due periodi storici appena “esaminati”, io preferisco usare il termine di “insorgenti”, ovvero chi  si ribella al dominio di chi sente estraneo alla propria cultura e alla propria terra; in alcuni casi si può usare anche il concetto di “patriota”, ovvero di colui che lotta per la propria patria.

Patria che considero sinonimo di nazione, cioè una comunità di individui che hanno caratteristiche comuni quali la lingua, il territorio, la storia e, per capirci, una nazione non deve necessariamente avere una sessantina di milioni di abitanti…, ci sono nazioni, riconosciute come tali, molto e molto piccole.

Insorgenti, non briganti

Scarterei la dizione “briganti”, dispregiativa e  che  di solito individua chi delinque…anche se, sicuramente fra i protagonisti di tanti episodi c’erano anche dei malandrini…ma nell’anima degli insorgenti c’era soprattutto un gran desiderio di liberta e di dignità.

Di sicuro la rilettura, la riappropriazione del fenomeno degli “insorgenti” può rappresentare per le comunità di qua e di là del Tronto un momento di riscoperta e valorizzazione della propria dimensione.

Ettore Beggiato

Ascoli Piceno. – via Salaria – Albero del Piccioni (platano con 8.7 metri di circonferenza) – secondo la leggenda vi si nascondevano gli insorgenti. Nella foto ci sono io.

Ettore Beggiato

P.S. Nell’immagine principale, tratta da wikipedia, opera di Luigi Rocco (1806-1862) “Brigantessa ferita” nella quale emerge il legame particolare esistente fra brigantaggio e religiosità.

 

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