25 Settembre 2021
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Covid e pensiero unico: diecimila in piazza con Szumski e i media italiani non li “vedono”

In Piazza del Duomo c’era anche Riccardo Szumski, il medico di famiglia e sindaco indipendentista di Santa Lucia di Piave, che rischia provvedimenti disciplinari per il rifiuto di vaccinare e di vaccinarsi con gli attuali vaccini sperimentali.

Partecipanti dal Veneto alla manifestazione di Milano

E anche per la sua meritoria battaglia per la terapia domiciliare precoce del Covid, inspiegabilmente osteggiata, nonostante gli eccellenti risultati sui pazienti, dal pensiero unico imposto dal ministero della Salute e dai governi Conte e Draghi, che continuano a imporre ai medici di prescrivere l’assurda “vigile attesa” in caso di sintomi, quando invece le cure, immediate, economiche, a domicilio, sarebbero disponibili, e si impongono invece i vaccini come unico mezzo di contrasto alla pandemia.

La manifestazione di Milano

La manifestazione, organizzata dall’avvocato Erich Grimaldi e dal Comitato per le Terapie Domiciliari, di cui Szumski è uno degli oltre mille medici aderenti, si è tenuta il 6 giugno a Milano. Serenissima News non ne aveva dato notizia solo perché si teneva a Milano, e riguardava temi che esulano alquanto da quelli di cui si occupa un giornale online che cerca di essere voce dell’indipendentismo veneto.

Ma diecimila persone in piazza! A parlare di terapia domiciliare del Covid! Medici che presentano risultati, pazienti che testimoniano la bontà e l’efficacia delle cure ricevute. Che chiedono a gran voce che il governo spalanchi le porte alla terapia domiciliare precoce. Diecimila persone, da tutta Italia, e non un giornale, non un telegiornale che le veda, che dedichi un minuto a questo tema, un articolo di doverosa, onesta cronaca.

Gigantesca intimidazione dei medici “liberi”

E’ una cosa che mi indigna come giornalista, che mi umilia. Ecco perché, chiedo scusa ai lettori, dedico questo spazio, in questo minuscolo ma assolutamente indipendente organo di informazione veneto, a un argomento che non sarebbe da Serenissima News ma da Corriere, da Gazzettino, Repubblica, Tg1, Tg5 e via elencando.

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Perché quei diecimila sono scesi in piazza? Perché di terapia domiciliare precoce si deve parlare in piazza e non tra medici, in consessi scientifici? E’ presto detto: perché è in corso una gigantesca intimidazione dei medici “liberi” che – come Riccardo Szumski e molti altri – non chiedono altro che di poter discutere con le Autorità sanitarie nazionali, di poter presentare i risultati concreti della terapia domiciliare precoce.

La terapia con antifiammatori

Si tratta della terapia con antinfiammatori che ha tirato fuori del Covid il presidente Donald Trump in pochi giorni, e che viene applicata largamente in moltissimi Paesi che hanno avuto molti ma molti meno morti dell’Italia.

Il Covid ha infatti una fase iniziale, che dura pochi giorni, una fase di espansione veloce, che può essere fermata con farmaci antinfiammatori. Passati i primi giorni, quando il virus è già insediato nell’organismo, gli antinfiammatori sono inefficaci.

Agire subito, senza attendere il tampone

Szumski e gli altri medici aderenti al Comitato Terapia Domiciliare non seguono il protocollo ministeriale, che consiglia “vigile attesa”. Loro agiscono subito, ai primi sintomi, senza attendere il tampone: fermano l’avanzata del virus con gli antinfiammatori. E i pazienti, in questo modo, sviluppano forme più lievi e guariscono velocemente, a casa loro.

Tra i pazienti trattati con la terapia domiciliare precoce, rispetto a quelli che si sono limitati alla “vigile attesa”, è minore il ricorso all’ospedale, e molto minore il ricorso alla terapia intensiva. E quasi nessuno muore. Noi ci domandiamo: perché questi medici non possono discutere serenamente i loro risultati clinici con altri medici, e con le Autorità sanitarie?

Perché puntare tutto sui vaccini, se ci sono le cure?

Perché, invece di valutare l’esperienza fatta da questi medici, li si intimidisce minacciando provvedimenti disciplinari? Perché puntare tutto sui vaccini, gli attuali vaccini sperimentali prodotti in fretta e furia, come l’unica salvezza, invece di favorire le cure?

I vaccini attuali, ha spiegato il dottor Riccardo Szumski a Serenissima News, sono una sperimentazione di massa. Come si può negare questa verità, quando si sono cambiate cento volte le decisioni su quali vaccini dare a chi.

Vaccini, sperimentazione sulla pelle della gente

Prima si dava un vaccino solo agli over sessanta, poi solo ai più giovani, poi di nuovo agli anziani. Prima si negava che i casi di morte per eventi trombotici dopo Astrazeneca e Johnson&Johnson avessero qualsiasi rapporto con il vaccino, ora si iniettano questi vaccini solo agli anziani perché si riconosce che nei giovani gli effetti trombotici ci sono, salvo poi fare i Vax-Day con i giovani in coda, e fare loro gli stessi vaccini “sconsigliati”. Una confusione pazzesca, che prova da sola il carattere di “sperimentazione sulla pelle della gente” denunciato da Szumski.

Di questo si è parlato, a Milano. Si è chiesto al governo di inserire la terapia domiciliare precoce nelle linee guida, cambiando finalmente il protocollo che lega le mani ai medici e condanna i pazienti alla roulette russa della “vigile attesa“: aspetta e spera, la maggioranza si sa, se la cava in asintomatica, e chi si aggrava si aggrava e va all’ospedale.

Non è bastata neppure una sentenza del Tar

Ma il ministro Speranza non ci sente proprio, non è bastata neppure una sentenza del Tar. I medici che praticano la terapia domiciliare precoce, invece di venir ascoltati e le loro esperienze valutate, sono minacciati di provvedimenti disciplinari e solo pochi hanno il coraggio di esporsi, di parlare liberamente ai pazienti, di dire quello che pensano sulla “vigile attesa” e sui vaccini. Sugli operatori sanitari, ma anche su molti cittadini, su gente che lavora ed è costretta a muoversi, è imposto il vaccino, di fatto o per decreto. E il pensiero unico si impone anche sull’informazione.

I giornalisti si girano dall’altra parte

Per questo quelle diecimila persone sono scese in Piazza, a Milano. Speravano che qualcuno le vedesse, speravano che ci fosse in Italia una libera stampa che facesse il mestiere antico del giornalismo, quello di dare le notizie, senza censure e senza sacrificare ai diktat dei governi e dei poteri forti. Noi giornalisti ci siamo invece girati dall’altra parte, abbiamo finto di non vedere. Non pensiamo certo di poter rimediare, scrivendone su Serenissima News. Ma almeno, possiamo non essere complici.

 

Alvise Fontanella

 

 

 

 

 

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