23 Settembre 2021
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Covid, soldi dal governo alle emittenti locali che si “allineano”

Emergenza Covid: c’è un decreto legge di cui quasi nessuno parla, come se si fosse perduto tra i troppi Dpcm del governo Conte. E’ il decreto legge n.34 del 12 ottobre 2020. Che istituisce il Fondo emergenze emittenti locali, dotandolo di un tesoretto di ben 50 milioni di euro, già interamente assegnati, con una rara dimostrazione di efficienza.

Fondo emergenze emittenti locali: a leggere il titolo, sembra che si tratti di un onesto e sacrosanto provvedimento di “ristoro” per l’emittenza locale, che è presidio di democrazia e di libertà preziosissimo in un Paese come il nostro, nel quale l’informazione nazionale e spesso anche regionale è dominata da pochi grandi gruppi editoriali.

Purtroppo la verità è ben diversa: il decreto legge non premia l’autonomia, la libertà e la diversità, ma fa proprio il contrario: spinge le emittenti locali, voce dei territori, all’uniformità nazionale, al verbo unico dettato dal governo. Quei 50 milioni di euro non saranno ripartiti tra le emittenti locali secondo i normali criteri usati da tutti i provvedimenti di sostegno all’editoria, e cioè l’entità degli spazi informativi giornalistici, il numero di dipendenti in servizio, la diffusione. Nossignore: il criterio unico che presiede alla ripartizione di quei 50 milioni di euro è la disponibilità delle emittenti a dare spazio, all’interno dei propri palinsesti, ai “comunicati istituzionali” del governo in materia di emergenza Covid.

Spot di governo a scatola chiusa, altro che autonomia

Comunicati istituzionali, cioè spot, pubblicità. Servizi a scatola chiusa, non realizzati liberamente dai giornalisti delle emittenti locali, voce dell’autonomia, ma da strutture governative, e inviati alle emittenti locali che se vorranno i soldi dovranno trasmetterli più e più volte al giorno, in fasce orarie rigorosamente previste – e premiate con denaro sonante secondo un preciso tariffario – dal decreto legge.

Nella domanda che ogni emittente ha presentato per ottenere il contributo straordinario, sono specificati numero di “passaggi” e orario di ogni singolo “spot” governativo. Più passaggi, più soldi.

APPROFONDISCI Il “tariffario” dei contributi: più passaggi, più soldi

In un periodo come questo, con moltissime aziende editoriali in crisi, ben poche, pochissime, emittenti locali hanno potuto sottrarsi. E’ stata una gara nell’inserire nei telegiornali e in ogni altro spazio informativo i Covid-spot del governo nazionale, per entrare in graduatoria e guadagnarsi la fetta più grossa possibile della torta.

E non si tratterà soltanto di raccomandazioni paterne tipo lavarsi le mani e mettere la mascherina. Nei Covid-spot ci sarà spazio per premier, ministri e sottosegretari, ci saranno interviste, appelli, interventi, repliche alle contestazioni e difese dei provvedimenti assunti a livello nazionale. Il pensiero unico del governo nazionale rimbalzerà in ogni ora anche dalle emittenti regionali e locali, invaderà i palinsesti, zittirà i governi regionali, i governatori e i sindaci, silenzierà ogni voce che non ripeta il pensiero unico nazionale.

Il decreto legge 20 ottobre 2020 è un decreto degno del regime cinese, degno di cosiddette democrazie, di regimi autoritari. Noi non crediamo, fino a prova contraria, che il Covid sia un complotto o un’invenzione. Ma non possiamo non vedere che l’emergenza Covid è stata prontamente ed è sempre più usata come arma contro le diversità regionali e territoriali, per riaffermare il potere di unico centro politico nazionale, al quale tutto deve obbedire.

 

 

 

 

 

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