28 Febbraio 2024
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Vietato criticare la Grande Guerra: il Comune di Vittorio Veneto revoca la sala

Tutto era pronto. Il convegno “Grande Guerra, mito e libertà di critica. L’inutile strage” si sarebbe dovuto tenere domani 28 aprile 2023 a Vittorio Veneto, presso la prestigiosa sede del Museo della Battaglia.

Museo_della_Battaglia_di_Vittorio_Veneto nella secentesca sede della Comunità di Ceneda, con il Leone di San Marco

Ma all’ultimo momento – appena 24 ore prima – il Comune di Vittorio Veneto ha notificato la revoca della concessione della sala.

Convegno a Vittorio Veneto sulla Grande Guerra, l’inutile strage. Locandina

Ad organizzare il convegno è Raixe Venete, un’associazione culturale che non ha certo bisogno di presentazioni, promotrice da anni di centinaia di eventi culturali di grande rilievo.

I relatori: Del Boca, Fogliata, Arman, Lovat

Tra i relatori che dovevano intervenire al convegno, nomi di prima grandezza come quello di Lorenzo Del Boca, già presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti e autore di volumi fondamentali che hanno svelato verità a lungo taciute sul Risorgimento e sulla Grande Guerra. Nomi come quello di Renzo Fogliata, presidente delle Camere Penali del Veneto, avvocato e noto esperto di storia veneta. Come l’avvocato Andrea Arman, presidente dell’associazione banche popolari venete “don Torta” e difensore degli interessi di tanti veneti massacrati dai crack bancari. Come il professor Davide Lovat, apprezzatissimo analista e storico sempre fuori dal coro.

E con Michele Favero

A proposito di “libertà di critica”, dovevano partecipare al convegno anche Michele Favero, segretario di Indipendenza Veneta, che per aver espresso giudizi negativi sul generale Luigi Cadorna, comandante in capo dell’esercito italiano nella Grande Guerra, è stato assolto in sede penale ma condannato dal Tribunale civile di Padova a pagare un ingente risarcimento al nipote del generale. E infine il sottoscritto, in quanto giornalista e direttore responsabile di questa testata online, Serenissima News, che nel suo piccolo ha sempre dato spazio alle voci libere e controcorrente.

Il patrocinio dato e revocato

Il Comune di Vittorio Veneto aveva concesso al convegno di Raixe Venete la sala e anche il patrocinio, con atto del 31 marzo 2023, nel quale si afferma che “a seguito dell’istanza del 29 marzo 2023 e all’esito positivo dell’attività istruttoria condotta dall’Ufficio Cultura, Sport, Associazionismo e Turismo… è concesso il patrocinio comunale e uso del logo comunale”.

Le prime avvisaglie che il clima era mutato si sono manifestate pochi giorni fa, quando il Comune ha inaspettatamente notificato a Raixe Venete la revoca del patrocinio, in quanto “concesso per errore, non essendo state valutate  pienamente le precondizioni necessarie al rilascio, previste dai regolamenti comunali”.

Ma a novembre il convegno pro-Cadorna

Il Comune non spiega però per quali motivi il patrocinio non poteva essere concesso. Lo revoca e basta, e la cosa stupisce alquanto, perché il 18 novembre 2022, e vedi caso nella stessa sala del Museo della Battaglia, il Comune di Vittorio Veneto aveva concesso non solo il patrocinio, ma addirittura aveva accettato di figurare tra gli organizzatori di un convegno su “Analisi storica della Grande Guerra” destinato anche a difendere la discussa figura del generale Luigi Cadorna, addirittura con la presenza del nipote del generale, Carlo Cadorna, querelatore seriale di chiunque attenti al buon nome dell’avo e dunque attore in numerosi procedimenti civili e penali incentrati proprio sull’argomento del convegno di novembre.

Lo stesso comunicato ufficiale del Comune di Vittorio Veneto certificava la piena consapevolezza di questo: nella presentazione di Carlo Cadorna si afferma che questi “si è sempre schierato a difesa della memoria del nonno, respingendo gli attacchi di quanti lo hanno criticato per i fatti di Caporetto e accusato di avere mandato i suoi soldati a morire sotto i reticolati avversari”.

La revoca della sala all’ultimo momento

Nella comunicazione di revoca del patrocinio, datata 20 aprile 2023, tuttavia il sindaco di Vittorio Veneto confermava esplicitamente la concessione della sala. Ma oggi 27 aprile, all’ultimo momento, ad appena 24 ore dall’evento, con le locandine del convegno di domani in giro da settimane, con post nei social già massicciamente diffusi e ormai impossibili da fermare, arriva dal Comune la revoca della concessione della sala. E anche questa, senza una motivazione precisa, e a carico di chi richiedeva la sala, che spieghi le ragioni di una simile decisione.

O meglio, nella comunicazione della revoca una motivazione c’è, ed è l‘inconciliabilità delle posizioni tra i promotori del convegno “filo-Cadorna” di novembre e i promotori del convegno di domani. “Non posso non notare – scrive il sindaco – come ambedue le posizioni presenti sul campo siano inconciliabili fra loro e l’originale tentativo di questa Amministrazione di permettere un civile confronto fra tesi difformi si sia trasformato in un ulteriore momento di duro scontro e questo è inaccettabile“.

Il diritto all’eguale libertà

Che il Comune desiderasse un “civile confronto” è legittimo. Ma il convegno di novembre, co-organizzato dal Comune stesso, aveva avuto una voce sola, quella di Cadorna e delle associazioni d’arma. Non si erano certamente invitate voci critiche. Non si vede perché mai, adesso, l’altra campana non possa dire la sua con eguale libertà, e le si debba imporre la condizione di trovare una sorta di “conciliazione” con la posizione opposta, sotto pena di toglierle la parola.

La reazione di Alberto Montagner (Raixe Venete)

Alberto Montagner, presidente di Raixe Venete, è stupefatto e amareggiato dal comportamento del Comune di Vittorio Veneto: “A seguito della revoca della concessione della Sala Civica presso il museo della Battaglia di Vittorio Veneto, ci vediamo costretti ad annullare l’evento culturale in oggetto – è il comunicato di Raixe Venete -. Siamo in attesa di conoscere i motivi di tale diniego al fine di tutelare nelle opportune sedi il buon nome e la rispettabilità della nostra associazione, che da anni organizza e ha organizzato centinaia di eventi di elevato spessore culturale, con grande rispetto di tutti e delle opinioni altrui, senza che questo abbia mai causato alcun tipo di problema o anche semplice disagio a nessuna amministrazione o ente ospitante”.

La spiegazione del sindaco Miatto

“Mi creda, io soffro per questa vicenda – spiega Antonio Miatto, sindaco di Vittorio Veneto – perché sono venetista e indipendentista della prima ora. Il patrocinio lo abbiamo dovuto togliere perché lo impone il regolamento comunale, non può essere concesso per eventi ai quali partecipino esponenti politici, e Michele Favero lo è. Ma gli avevo detto, ti tolgo il patrocinio ma ti pago io la sala, di tasca mia“.

E come mai dopo ha tolto anche la sala? Ha ricevuto pressioni, e da chi?

“Ma dalle stesse persone che avevano organizzato il convegno di novembre, quello con Carlo Cadorna. Da quegli stessi ambienti. Mi è stato ricordato da altri che ci sono procedimenti in corso contro Favero anche per vilipendio alla bandiera, oltre che per le critiche a Cadorna, e che il convegno si dichiarava a sostegno di Favero”.

Ma i procedimenti in corso c’erano anche a novembre, quando i filo-Cadorna ebbero la sala…

“Sì, e anche allora subii pressioni di segno opposto, di chi non voleva che la concedessi. Insomma mi prendo parole dai pro-Cadorna e anche dai contro Cadorna, ora basta. Ho scritto a entrambe le parti, mettetevi d’accordo civilmente oppure convegni qui non li fa né una parte né l’altra“.

Davide Lovat: “Atto gravissimo”

Dal professor Davide Lovat arriva una condanna senza appello. Ecco il testo del suo post su Facebook:

ATTO GRAVISSIMO A VITTORIO VENETO
Esprimo pubblicamente il mio radicale dissenso verso l’amministrazione del Comune di Vittorio Veneto che nega la possibilità di tenere una conferenza a tema storico, all’ultimo giorno e con tutta l’attività di informazione sulla serata già fatta. I relatori li vedete in locandina nel primo commento: non militanti, ma persone dal curriculum indiscutibile.
Mi aspetto che la cosa non finisca qui, o sarà la prova che viviamo tra servi e leccaculo, come diceva Fantozzi…”.

Negazione di democrazia

Al di là delle pressioni ricevute dal sindaco di Vittorio Veneto, la revoca della sala – priva ancora di esaurienti motivazioni ufficiali – è un segno di quanto sia difficile, in questa Italia, arrivare ad una vera democrazia e ad una vera memoria condivisa.

Due pesi e due misure. Il Comune di Vittorio Veneto può concedere la sala del Museo della Battaglia a chi perpetua il mito della Grande Guerra e dei suoi generali, ma non può concederla a chi tenta di svelare le bugie della propaganda sabauda, l’uso che è stato fatto di centinaia di migliaia di morti per legittimare l’unità di un Paese mal conquistato dal Regno dei Savoia.

La negazione di quella sala, a un convegno culturale e storico, non a un comizio, anche se di segno esplicitamente contrario al mito della Grande Guerra, è una negazione di democrazia.

La verità non è solo degli interventisti

La verità sulla Grande Guerra non è solo degli interventisti e dei loro eredi morali, è anche quella di Papa Benedetto XV che la definì “inutile strage“, è quella – per stare in Veneto – degli appelli dei vescovi di Padova, monsignor Pellizzo, e di Vicenza, monsignor Rodolfi, appelli lucidissimi e documentatissimi su quanto realmente accadeva nelle trincee.

Adolf Müller-Ury, Ritratto di Papa Benedetto XV

La memoria condivisa, quella del Fascismo e della Resistenza, e anche quella della Grande Guerra, non si può pretendere di costruirla avallando in toto e senza discutere la verità “ufficiale”, e tappando la bocca a chi obietta, a chi racconta fatti che con quella verità ufficiale fanno a pugni.

Ha vinto la censura. Per ora

Purtroppo, ancora una volta, di fatto e al di là delle intenzioni del sindaco di Vittorio Veneto, ha vinto la censura. Per ora, almeno. Ma dopo cent’anni e più, la visione della Grande Guerra imposta dalla propaganda sabauda e fascista si dimostra ancora fortissima. Non a caso, dopo cent’anni, i quattro eroici alpini di Cercivento, fucilati per disubbidienza nel 1916, caduti in realtà per salvare la loro Compagnia da un inutile massacro, attendono ancora dalle autorità nazionali civili e militari gli onori e la riabilitazione che meritano, e le targhe sulle strade celebrano tuttora i fucilatori e non gli ingiustamente fucilati.

 

 

 

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