30 Novembre 2022
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Insulti a Cadorna, a Padova giudice contro giudice: Michele Favero assolto!

Insulti a Cadorna, è giudice contro giudice. Michele Favero, condannato in sede civile, è “assolto” dalle accuse in sede penale. La Procura della Repubblica di Padova ha chiesto l’archiviazione delle accuse contenute nella denuncia presentata dal nipote del generale Luigi Cadorna.

Michele Favero sul Col Visentin

Le critiche di Michele Favero

Il segretario di Indipendenza Veneta aveva espresso veementi critiche al generale Luigi Cadorna, il “grande macellaio” della Prima Guerra Mondiale, l’uomo che aveva mandato migliaia e migliaia di giovani a morte certa nei tristemente famosi “attacchi Cadorna”, attacchi allo scoperto, dove la fanteria doveva uscire dalle trincee e correre contro le linee nemiche, sotto il fuoco delle mitragliatrici.

Attacchi suicidi e inutili, che non spostavano il fronte che di pochi metri. Per costringere i soldati a questi attacchi suicidi, Cadorna praticava la fucilazione dei “disertori” e persino la decimazione casuale dei reparti “insubordinati” e schierava carabinieri nelle trincee, col preciso compito di sparare alle spalle di chi esitava.

Cadorna “criminale di guerra”

Michele Favero aveva per questo definito Cadorna “criminale di guerra” ed era stato denunciato dal nipote del generale. Pochi mesi fa il Tribunale civile di Padova, giudicando “insulti gratuiti e slegati dai fatti storici” le invettive contro Cadorna, aveva condannato Michele Favero a pagare al nipote generale diecimila euro di risarcimento, più le spese legali, e gli aveva intimato di cancellare immediatamente i post Facebook contenenti insulti al generale Cadorna.

Condanna capovolta

La condanna in sede civile è stata capovolta in sede penale. La Procura della Repubblica di Padova, che giudicava Michele Favero – difeso dall’avvocato Renzo Fogliata – per le stesse identiche accuse, per gli stessi insulti a Cadorna, ha chiesto l’archiviazione, assolvendo Favero da ogni accusa.

Le motivazioni della Procura

E lo ha fatto con motivazioni che smentiscono clamorosamente la condanna pronunciata dal giudice civile, nello stesso palazzo di giustizia di Padova.

Il diritto di critica, espressione del diritto di manifestazione del pensiero, è riconosciuto dalla giurisprudenza nella sua massima espressione, con l’unico limite dell’insulto gratuito“- scrive la Pm nella richiesta di archiviazione.

Criminale insensibile

E gli insulti di Favero a Cadorna non sono affatto gratuiti ma fondati su fatti: “Su Cadorna non si può sottacere – scrive la Pm – il giudizio storico non sempre positivo, anzi tutt’altro. Personaggio assai controverso, da alcuni osannato e visto come un vero e proprio paladino, da altri giudicato criminale insensibile. A lui venne fondamentalmente attribuita la colpa del tracollo di Caporetto, della carneficina sulla linea dell’Isonzo e della disciplina brutale“.

Macellai incompetenti…

La Commissione di inchiesta su Caporetto, istituita con decreto del 17 gennaio 1918 – continua la Pm – non fu affatto benevola con Cadorna: prese atto della esecuzione di centinaia di giovanissimi soldati innocenti, condannati su ordine del suddetto alla pena di morte, ordine definito dalla Commissione “provvedimento selvaggio, che nulla può giustificare“. I giudizi negativi della Commissione vennero liberamente riportati dalla stampa con toni molto aspri, si parlò anche di “macellai incompetenti“…

Il reato non sussiste

L’acceso dibattito sviluppatosi su Facebook pertanto – conclude la Procura della Repubblica – non solo ha appigli storici, ma ha avuto precedenti illustri e di analogo tenore. Ne consegue l’insussistenza del reato“.

Giustizia all’italiana

Noi condividiamo pienamente le argomentazioni della richiesta di archiviazione presentata dalla Procura della Repubblica di Padova. La condanna in sede civile ricevuta da Favero per opinioni liberamente espresse, non certo insulti gratuiti ma pesanti giudizi legati ai crimini commessi da Cadorna, è per noi un insulto alla libertà di manifestazione del pensiero.

E tuttavia permettete una osservazione su questa giustizia all’italiana. Ci chiediamo se sia Giustizia da Paese normale una giustizia che può, in due aule dello stesso Tribunale, giudicare una stessa persona per gli stessi fatti, e trovarla in una colpevole, e nell’altra innocente.

Il caso Fedez

Ma d’altronde, non è la stessa Giustizia che condannava Michele Favero per gli insulti a Cadorna e assolveva Fedez per la canzone in cui definiva i carabinieri “infami figli di cani”? E’ la Giustizia italiana, bellezza…

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