3 Marzo 2024
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Trattato di Lunèville. Il fiume Adige fa da “Muro di Berlino” a Cavarzere e Verona

Nell’ultimo anno del settecento, mentre Napoleone Bonaparte era in Egitto, si formò una seconda coalizione di stati europei, composta da Gran Bretagna, Austria, Russia, Regno di Napoli e Impero Ottomano, che attaccò la Francia. Il 14 giugno 1800, a Marengo, l’esercito francese sconfisse l’esercito della coalizione e il 3 dicembre il generale Moreau ottenne una seconda vittoria a Hohenlinden.

Il Trattato di Lunèville

Il fiume Adige divide il Veneto Austriaco dalla Reubblica Cisalpina (foto web)
Il fiume Adige divide il Veneto Austriaco dalla Repubblica Cisalpina (foto web)

L’Austria, con queste sconfitte, si trovò in grande difficoltà e fu costretta, con gli altri Stati, (Gran Bretagna esclusa), ad accettare, il 9 febbraio 1801, la Pace di Lunéville. Nel Trattato furono rispettate le clausole del Trattato di Campoformio, in più si delinearono nuovi assetti territoriali. Si portò il confine tra la Repubblica Cisalpina e l’Austria sul fiume Adige, divenuto cortina di ferro per città come Verona e la piccola Cavarzere. Esse attraversate nel centro cittadino dal fiume Adige furono divise a metà: una parte austriaca e l’altra francese. Insomma, divennero per alcuni anni una sorte di vere e proprie “Berlino” ottocentesche. I loro ponti, le loro fortificazioni e soprattutto le loro comunicazione cittadine furono interrotte.

La situazione a Verona

Colle San Pietro, veduta di Verona (dipinto) di Ferrari Carlo detto Ferrarin (secondo quarto sec. XIX) foto beni culturali
Colle San Pietro, veduta di Verona (dipinto) di Ferrari Carlo detto Ferrarin (secondo quarto sec. XIX) foto beni culturali

Sui ponti della città di Verona che collegava le due parti della città furono posti cancelli di confine, colorati di giallo e nero sul lato austriaco e di bianco, rosso e blu su quello francese. Prima di lasciare agli Austriaci la parte sinistra di Verona, (che avevano temporaneamente occupata), i francesi compirono uno dei tanti sfregi alla città, demolendo i castelli viscontei di San Felice e gran parte di quello sul Colle San Pietro, oltre alla distruzione di edifici al suo interno come la chiesa e il mastio. Nella parte occupata da loro, a destra fiume, distrussero parti dei bastioni e delle mura fatte costruire dalla Veneta Repubblica d opera del SanMichieli, ad eccezione di quelli di “Spagna” e di “San Francesco”; insomma cercarono di eliminare tutte le testimonianze veneziane.

 

La drammatica situazione a Cavarzere

Mappa di Cavarzere facente parte l'Antico Dogado (foto web)
Mappa di Cavarzere facente parte l’Antico Dogado (foto web)

La situazione che si venne a creare nella piccola cittadina di Cavarzere non è poi tanto diversa da quella Veronese. Cavarzere era l’ultima città sul fiume Adige prima dello sbocco in mare, e a differenza di Verona era priva di ponti.  Solo i “Passatori” fungevano da collegamento tra le due sponde. Con il Trattato di Lunèville nascono così in due Stati diversi, Cavarzere Destro cuore pulsante della città dal punto di vista amministrativo e religioso, legata al distretto Adria; e la Cavarzere Sinistro incastonata tra l’Adige e il fiume Gorzone da sempre la parte più povera dell’intera città (detta anche Cannaregio per l’abbondanza di Canne palustri). Si può solamente immaginare i disagi che si venirono a creare con intere famiglie divise tra uno Stato e l’altro, tra una sponda e l’altra del fiume.

La rotta del Po del 1801

Eduard Gurk dipinto Leopolstad 1830 (foto web)
Eduard Gurk dipinto Leopolstad 1830 (foto web)

A far precipitare ancor di più gli eventi fù la Rotta del fiume Po nel novembre del 1801 che inondò gran parte del Polesine. Trovata ostruita la strada ai montoni (dune sabbiose) nelle zone attuali di Ariano, Porto Viro, Rosolina e Cavanella d’Adige, e quindi lo sbocco al mare, le acque si alzarono rapidamente tracimando sia nell’ Adige che rifluendo su tutta l’intera area coltivabile di Cavarzere. La pressione delle acque entrate nel letto del fiume portò al cedimento dell’argine sinistro dell’Adige e produssero la piena del Brenta e del Bacchiglione. Un vero disastro naturale che arrivò sino alle porte di Padova. La rotta fu chiusa solamente nel febbraio 1802.

Le testimonianze dell’epoca

Per evitare che la situazione degenerasse furono emanate ordinanze per la salvaguardia degli sfollati e severe pene per atti di sciacallaggio. Ci furono poi atti di grande solidarietà tra i soldati dei due eserciti nei confronti della popolazione con l’invio di uomini e mezzi. Di seguito alcune testimonianze di G.A. Mainardi Presidente di Polizia a Cavarzere.

“….Istanza fatta dal Cittadino Luigi Canetti, Uomo di Satellizio, sopra le angarie barbare praticate dalli Mauro Brojollo, Zuanne Coppo, Anzolo Garbo, Domenico Tondin e Sperandio Canevaro, tutti della sını stra dell’Adige Parte Austriaca, Battellanti spediti in ajuto delle povere famiglie che andavano a sommergersi…. Arresto ordinato delli cinque sopraindicati Austriaci

 

7 Brinoso (28 novembre)

Grato devo essere a questo Comandante che mise a mia disposizione tutta la sua Truppa, e si prestò da vero Fratello in sì critica circostanza, e lodabili sono li di Lui Soldati, che volentier) accorsero ai bisogni del momento, come pure vi posso assicurare che non meno che li nostri Francesi si prestarono per quanto poterono anco gli Austriaci, somministrandoci e uomini e barche con quell’impegno e zello fraterno che in tal incontro li distinsero..».

 

Fonte editoriale: “Luglio 1809 Cavarzere e i Briganti” di C.Baldi  

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