10 Dicembre 2022
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Santa Sofia, il sepolcro del Doge finisce in moschea e l’Italia tace

Santa Sofia, Istanbul, è casa nostra. La basilica di Santa Sofia voluta diciassette secoli fa da Costantino il Grande di fronte al proprio palazzo imperiale, e riedificata due secoli dopo dall’imperatore romano Giustiniano che volle farne la più grande e magnifica chiesa cristiana d’allora, dedicata alla Divina Sapienza, dal 24 luglio 2020 è una moschea. Lo ha deciso il nuovo sultano turco, Tariq Erdogan, senza che dal governo italiano si sia levata una sola voce di protesta.

Eppure Istanbul è casa nostra, Santa Sofia è casa nostra. Nel cuore della basilica, otto secoli fa è stato sepolto Enrico Dandolo, uno dei più grandi Dogi di Venezia, che morì a 95 anni, per i postumi di un’ernia, nella città che allora si chiamava Costantinopoli. Correva l’anno 1205 e Venezia dominava Costantinopoli, e l’avrebbe fatto per due secoli ancora, tanto che il Senato Veneto, riunito a Palazzo Ducale, discusse e mise ai voti, e bocciò con margine non così ampio, persino la proposta di trasferire lì, a Bisanzio, la capitale della Serenissima.

La tomba del Doge Enrico Dandolo, in Santa Sofia a Istanbul (Foto Radomil, CC BY-SA 3.0)

Quando l’Impero Ottomano conquistò Bisanzio, la basilica di Santa Sofia, sede del Patriarca di Costantinopoli, la più alta autorità cristiana dopo il Papa, fu saccheggiata per tre giorni e trasformata in moschea. I sultani fecero aggiungere i quattro minareti, coprirono con intonaco i mosaici della basilica cristiana che fu modello per la Basilica di San Marco a Venezia. Soltanto nel Novecento il padre della Turchia moderna, Kemal Ataturk, riparò all’insulto trasformando Santa Sofia in museo. Né chiesa, né moschea, ma luogo di cultura dove entrambi i passati di Santa Sofia, quello cristiano e quello musulmano, potessero convivere, i minareti e le sure del Corano insieme ai millenari mosaici d’oro del Cristo Pantocrator.

Il ritorno dell’Impero Ottomano

Ma la Turchia laica e civile di Ataturk, la Turchia che guardava all’Europa, non c’è più, oppure è in galera con l’accusa di sovversione. La Turchia torna indietro, torna al Medioevo e al sogno del Sultanato globale. Il sultano di oggi, Tariq Erdogan, suona la carica, rivendica lo scettro dell’Impero Ottomano e la guida della nuova avanzata dell’Islam. Santa Sofia ritorna moschea: i mosaici cristiani saranno nuovamente oscurati durante i riti islamici. Le visite saranno ammesse negli altri giorni, ma le donne dovranno coprirsi col velo.

Per secoli la potenza di Venezia è stata il baluardo che ha frenato, ha contenuto, ha combattuto l’espansione islamica verso il Mediterraneo e verso l’Europa. Nell’impari lotta contro l’Impero Ottomano, la Repubblica Serenissima ha profuso capitali immensi, ha sacrificato intere generazioni, e se non ci fosse stato quello sforzo secolare, oggi anche a San Pietro in Roma, come a Santa Sofia, ci sarebbero quattro minareti intorno alla Basilica.

La Grecia veneziana contro Erdogan

Di fronte alle ambizioni panislamiche del sultano turco, che si permette di prendere per il culo il Papa invitandolo all’inaugurazione della moschea di Santa Sofia, il governo italiano come sempre tace. Una delle più grandi e più antiche basiliche cristiane, fatta erigere da imperatori romani, ritorna moschea, impone il velo islamico, e al governo di Roma va tutto bene.

Per trovare un Paese che alza la voce, che mette sotto accusa la Turchia e le scelte del suo sultano, bisogna passare l’Adriatico. E la voce è quella di una donna, la presidente della Repubblica di Grecia, Katerina Sakellaropoulou: Santa Sofia – sono le sue parole – “è uno dei principali simboli del Cristianesimo”, la decisione di farne una moschea “allontana la Turchia dai valori di uno stato laico e dai princìpi di tolleranza e pluralismo. Questa azione non è un affare interno della Turchia, ma una questione più ampia, per la quale la comunità internazionale deve esprimere la sua condanna in maniera diretta”. Ancora una volta, siamo a casa nostra: per secoli la Grecia ha visto nel dominio e nella forza di Venezia l’unica difesa contro l’espansionismo dell’Impero Ottomano, ed è troppo vicina alla Turchia per non vedere la realtà e i pericoli che il risveglio del Sultanato comporta per tutto l’Occidente.

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