6 Dicembre 2021
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Santa Sofia a Istanbul, la basilica cristiana diventata moschea

La basilica di Santa Sofia, a Istanbul, è antichissima: le prime fondazioni risalgono ad appena tre secoli dopo la morte di Cristo. Dedicata alla Sofia, (la Sapienza di Dio) fu voluta dall’imperatore romano Costantino il Grande, che fondò sul Bosforo la città che allora si chiamava Costantinopoli, la “seconda Roma” che per mille anni fu capitale dell’Impero Romano d’Oriente.

Ricostruita due volte a causa di incendi e terremoti, dall’anno 537 al 1453 Santa Sofia è stata la cattedrale cristiana, prima cattolica di rito bizantino e poi ortodossa, e sede del Patriarcato di Costantinopoli.

Dopo la conquista ottomana di Bisanzio, Santa Sofia fu saccheggiata per tre giorni, sconsacrata e trasformata in moschea: al suo interno c’era una scuola coranica e perfino una mensa, gli splendidi mosaici cristiani furono coperti con l’intonaco e sorsero i quattro grandi minareti che ancor oggi si vedono.

Santa Sofia rimase moschea dal 29 maggio 1453 fino 1 febbraio 1935, quando fu trasformata in museo dall’allora presidente della Reubblica turca, Mustafa Kemal Ataturk, fondatore della Tirchia moderna.

Il 10 luglio 2020, con un decreto del presidente Tariq Erdogan, Santa Sofia è ritornata moschea e nuovamente aperta al culto islamico. Il 24 luglio 2020 si è svolta in Santa Sofia, alla presenza di Erdogan, la prima preghiera pubblica islamica.

La Basilica degli Imperatori Romani

La prima chiesa, nota come Megàle Ecclèsia (la Grande Chiesa), era dedicata al Salvatore e secondo la tradizione fu voluta dall’imperatore Costantino I, che morì nel 337 d.C., e meno di cent’anni dopo venne distrutta da un incendio.

Nello stesso luogo fu dunque eretta, per volontà dell’imperatore Teodosio II, una seconda chiesa, inagurata nell’anno 415 d.C., e anche questa fu distrutta da un incendio circa un secolo dopo. Di questa struttura sopravvivono alcuni blocchi di marmo del monumentale ingresso della basilica. Ma l’attuale, grandiosa struttura, risale all’anno 532: fu l’imperatore Giustiniano I a decidere – pochi giorni dopo l’incendio della chiesa precedente, di far costruire una nuova basilica, ancora più grande e maestosa, e affidò il progetto al più famoso architetto dell’epoca, Isidoro di Mileto: la volontà dell’imperatore era di edificare la più grande basilica della Cristianità. Maometto non era ancora nato, l’Islam non esisteva, e l’Impero Romano d’Occidente era caduto: Giustiniano voleva fare di Costantinopoli la seconda Roma, il centro della Cristianità. Nel cantiere vennero impiegate, in cinque anni di lavori, oltre diecimila persone, i materiali vennero da tutto l’Impero Romano d’Oriente: antiche colonne greche dal tempio di Artemide a Efeso, marmi verdi dalla Tessaglia, porfidi egiziani, pietre rare, nere e verdi, dal Bosforo e dalla Siria. E soprattutto, la più grande cupola che mai si fosse tentato di costruire: le teorie matematiche di Erone di Alessandria furono alla base dei calcoli ingegneristici per realizzarla. La nuova, maestosa basilica, fu inaugurata da Giustiniano I il 27 dicembre dell’anno 537, mentre all’interno si dovevano ancora completare – si impiegarono trent’anni – i mosaici d’oro che avrebbero ispirato quelli di San Marco.

La conquista musulmana e la trasformazione in moschea

Dopo la conquista ottomana di Bisanzio nel 1453 da parte del Sultano Maometto II, con la caduta dell’Impero Romano d’Oriente, la Basilica di Santa Sofia divenne la moschea di Aya Sofia. Il sultano restaurò l’edificio e i suoi successori aggiunsero minareti, il mihrab al posto dell’altare, la loggia del muezzin, i medaglioni circolari con i nomi di Allah, di Maometto, dei primi quattro Califfi e dei due nipoti di Maometto.

Santa Sofia museo, il sogno di una Turchia moderna

Nel 1935, il primo presidente della Repubblica di Turchia, Mustafa Kemal Ataturk, impegnato a costituire una Turchia moderna e laica, fece di Santa Sofia un museo: i tappeti della ex moschea vennero tolti, riapparvero le decorazioni cristiane dei pavimenti e venne rimosso anche l’intonaco che ricopriva i mosaici cristiani della basilica, che vennero addirittura curati da restauratori musulmani. Fino al luglio 2020 a Santa Sofia era severamente vietata la preghiera islamica: dal 2006 il governo turco aveva destinato una piccola stanza del complesso museale a luogo di preghiera per tutte le religioni.

Dal luglio del 2020, per volontà del presidente turco Tariq Erdogan, Santa Sofia non è più un museo ma una moschea. La prima preghiera pubblica islamica si è svolta il 24 luglio 2020.

 

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