23 Giugno 2021
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Riappare il busto del doge Alvise Pisani disperso da Napoleone, e nessuno lo rivuole a Venezia

Il bustoscomparso” del Doge Alvise Pisani “riappare” in Lazio. E questa è una triste storia: di devastazioni napoleoniche, e di disinteresse dell’Italia e di Venezia.

Il Ducato zecchino di Alvise Pisani Doge. A sinistra, San Marco (S.M.Venet, Sanctus Marcus Venetorum) a destra il Doge inginocchiato riceve l’insegna del potere: Aloy Pisani Dux.

Del busto “riapparso” ha dato notizia Rainews. Trattandosi di una responsabilità di Napoleone, la televisione ufficiale dello Stato italiano ovviamente sorvola e sceglie paroline dolci e asettiche. Il busto di marmo, per la Rai, è semplicemente “scomparso“. Come per magia. Non ci sono responsabili, non ci sono colpevoli.

Il busto di marmo era nell’isola della Certosa

D’altronde, nel già lunghissimo elenco delle opere d’arte sottratte da Napoleone a Venezia, lo splendido busto di marmo del Doge Alvise Pisani non c’è.

Non c’è perché il busto si trovava nell’isola di Sant’Andrea della Certosa. Ornava la tomba di Alvise Pisani, il 114° Doge della Repubblica Veneta, che fu Doge dal 1735 alla morte, avvenuta nel 1741. La tomba del Doge – il “paron” della regale Villa Pisani a Stra – si trovava nell’isola della Certosa, nella cappella di famiglia, all’interno della chiesa “serrata” (perché non vi potessero entrare donne) tra i due chiostri monumentali della Certosa, allora famosa per la sua bellezza. Eppure, delle chiese, delle cappelle gentilizie, delle opere d’arte, dei chiostri monumentali della Certosa, oggi non resta pietra su pietra.

La Certosa: un luogo monumentale di prima grandezza

La distruzione della Certosa è un altro dei crimini che debbono essere addebitati a Napoleone. Era, la Certosa, un luogo di fede e di cultura antichissimo: fu il Vescovo di Castello, Marco Niccola, a volervi eretto un convento e la chiesa dedicata a Sant’Andrea, ed era l’anno 1199.

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Nella Certosa i frati conservavano da secoli sacre reliquie di grande fama, che attiravano a Venezia pellegrini da tutta Europa: addirittura una spina della Croce di Cristo, donata da Luigi Grimani, insieme a una ciocca di capelli attribuiti nientemeno che alla Vergine Maria.

Opere di Tintoretto, Tiziano, Vivarini e cappelle gentilizie

Nella chiesa di Sant’Andrea alla Certosa c’erano opere di Tintoretto, di Tiziano e di Bartolomeo Vivarini. Nella chiesa non si poteva ammirare soltanto la cappella della potente famiglia Pisani. C’era anche la cappella dei Contarini, dei Morosini, dei Soranzo, nobiltà veneta di primo rango, e quella – intitolata alla Madonna della Pietà – fatta erigere da Antonio Vinciguerra, il famosissimo segretario del Consiglio di X tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. Insomma, la Certosa era un luogo monumentale di prima grandezza in Venezia.

L’Isola della Certosa nel Settecento, nella veduta di Giacomo Piazzetta

Poi arrivò Napoleone: lo scempio dell’isola

L’Isola della Certosa come si presenta oggi, dopo le devastazioni e l’abbandono.

Poi arrivò Napoleone. L’Infame non si limitò a chiudere il convento e a scacciare i frati, con il noto editto giacobino del 1810 che sopprimeva le congregazioni religiose, ma consegnò l’isola ai suoi soldati, che ne avviarono lo scempio, depredandola di ogni cosa avesse un valore. Pare che lo stesso Napoleone avesse progettato di radere al suolo gli edifici della Certosa per costruirvi un fortilizio militare, del quale non si sentiva un gran bisogno, visto che poco distante si ergeva il munitissimo Forte di Sant’Andrea con la sua possente doppia infilata di cannoniere, che aveva difeso Venezia per secoli e che fermò anche le navi francesi, cannoneggiando il vascello napoleonico che si chiamava, del tutto abusivamente, Libérateur d’Italie. Sta di fatto che l’isola, da allora, fu di fatto riservata ai militari, e ancora nel Novecento vi era un poligono di tiro. Oggi l’unico edificio storico rimasto è, appunto, il seicentesco Casello delle Polveri, e il recupero dell’isola avviene sul fronte velico, ambientale e ricreativo.

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Le opere d’arte e di devozione, i capitelli, le sculture, le colonne dei tre chiostri abbandonati della Certosa andarono disperse. E questa sorte toccò anche al busto marmoreo del Doge Alvise Pisani. Duecent’anni dopo, non si sa, naturalmente, chi l’abbia portato via dall’isola. Ma una cosa è certa: se l’isola della Certosa fosse rimasta qual era, il busto del Doge e gli altri monumenti sarebbero probabilmente ancora lì.

Il busto del Doge va all’asta in Lazio

Il busto del Doge è il busto che è riapparso in Lazio. Lo batterà all’asta, nella seconda metà di giugno 2021, una nota casa d’aste,  la Eurantico, di Viterbo. Nessuna delle molte italiche leggi, pare, benché il busto riapparso sia certamente quello del Doge Alvise Pisani, ne prevede la restituzione alla città dalla quale il busto è “sparito”.

Venezia avrà quindi perso un’altra volta il busto del suo Doge, che venne sottratto alla città nel corso delle devastazioni napoleoniche.

Il monumento al Devastatore fu acquistato a caro prezzo

Nel 2002 il Comune di Venezia, la Cassa di Risparmio e altre istituzioni si impegnarono al fine di acquistare all’asta, da Sotheby’s a New York, la statua adulatoria di Napoleone che fu eretta in Piazzetta dei Leoncini in San Marco durante l’occupazione francese e che venne abbattuta davanti ai veneziani festanti, una volta finita la devastante parentesi napoleonica.

Il monumento al Devastatore di Venezia fu acquistato a caro prezzo: quattrocentomila euro, col plauso dell’allora sindaco (di sinistra) Paolo Costa e tra le proteste dei veneziani.  Tanto che la statua venne sbarcata a Venezia di notte, come i ladri, per timore di sommosse (QUI l’articolo di Ettore Beggiato su Serenissima.news che racconta la vicenda). E si trova tuttora al Museo Correr, protetta da un vetro antiproiettile benché non si tratti di opera di particolare pregio…

Ma il busto del Doge non interessa…

Ebbene, questa ci pare l’ennesima vergogna: non sembra che il Comune di Venezia e le altre istituzioni veneziane e venete sentano adesso il bisogno di fare un analogo sforzo – che sarebbe molto ma molto meno costoso – per far tornare a Venezia il busto del suo Doge Alvise Pisani, vittima di Napoleone. Hanno fatto tornare a caro prezzo il monumento al rapinatore, e non gli interessa nulla di far tornare a Venezia il busto rapinato.

Alvise Pisani “ex doge”: lo sberleffo di Google

Ultima annotazione, che è quasi un ulteriore sberleffo ad Alvise Pisani. Guardate l’esito della ricerca Google: Alvise Pisani, ex Doge….

Alvise Pisani “ex Doge” nella query Google

Comunque, sempre meglio di Wikipedia, che spesso – non nel caso di Alvise Pisani però – qualifica i Dogi e i grandi personaggi della Serenissima come “politici italiani“.

 

 

 

 

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