10 Dicembre 2022
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Milano – San Marco nella storia e nell’arte

Navigando in internet ho trovato questo volume, edito nel 1973, per quattro soldi … la sola copertina, con il Leone di San Marco in bassorilievo, merita la spesa.

E’ opera di Giuseppe Motta e nella presentazione di Claudio Cesare Secchi si legge:

“San Marco: una bella Chiesa! Lo diceva anche un antico proverbio milanese “San March … l’è ona bella gesa”. Proverbio che il Cherubini spiega ampollosamente così:

-Quando ad alcuno è convenuto adattarsi a cosa che ei non voleva, il volgo suol dirgli fra noi “San March, l’è ona bella gesa” ed anche semplicemente San March – e ne spiega l’origine dal fatto che Federico Barbarossa dovette rassegnarsi, dopo la sconfitta di Legnano, a presentarsi al Papa Alessandro III a San Marco in Venezia per i preliminari di quella pace, che sarebbe poi stata firmata a Costanza. Ma forse l’origine del detto è più semplice e, pur volendo dire che si è costretti a fare quel che non si vorrebbe, allude semplicemente alla severità della Repubblica Veneta e l’aggiunta “l’è ona bella gesa” è fatta … per non parlare male della Serenissima e far credere che ad altro si alluda. A ciò mi persuaderebbe il fatto che tra la prima e la seconda parte del detto, si faceva una sospensione, quasi a dare maggiore evidenza dell’aggiunta”.

Nell’interno del volume, a pagina 118, c’è un’altra versione del detto:

“L’origine di questo detto è antico, e, forse, leggendario, ma il suo significato è ben preciso per i milanesi.

La tradizione ci dice che la Chiesa di San Marco è stata costruita verso il 1250, ma successivamente ingrandita ed abbellita con i doni dei Visconti, dall’Arcivescovo Giovanni (1290-1354) e dopo di lui, da Barnabò (1319-1385).

Senoché Barnabò, per ricuperare parte delle spese relative ai doni fatti alla Chiesa di San Marco, decretò un nuovo e oneroso balzello a carico dei cittadini, i quali videro abbellire la Chiesa, ma la pagarono però a caro prezzo, con una nuova tassa. Da qui il detto un poco ironico: “San March! L’è ona bella gesa!”

Il volume di 148 pagine contiene delle interessanti, notevoli, fotografie delle tele all’interno della chiesa, come un San Marco del Legnanino o La Madonna col Bambino e i Santi Pietro, Paolo e Agostino del Lomazzo, e delle opere di pittori minori che dipingevano la piazza e le adiacenze della chiesa.

Ettore Beggiato

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