Un giorno Platone chiese: “Un coltello è una cosa buona o cattiva? Dipende dall’uso che ne fai: un coltello è solo uno strumento.” Anche i soldi, come ci ha insegnato Bernardino.
Fra Bernardino da Feltre, al secolo Martino Tomitano (nato a Feltre nel 1439 e morto a Pavia il 28 settembre 1494). Filantropo, fondatore dei Monti di Pietà, campione della lotta contro l’usura attraverso una nuova finanza solidale.

Molto probabilmente fu allievo a Verona del Guarino (Guarino de’ Guarini, detto Guarino Veronese, umanista ed educatore), di cui in precedenza era stato allievo anche San Bernardino da Siena . In seguito Martino Tomitano visse a Padova, dove abitava a casa di un giureconsulto, Daniele di Giovanni da Porciglia.
Il primo Monte di Pietà del mondo
A Padova, il 14 maggio 1456, dopo aver ascoltato nella cattedrale le prediche di San Giacomo della Marca, entrò nell’ordine francescano; fra Giacomo gli impose il nome di Bernardino, in onore del santo senese. Fece il noviziato nella chiesa di Sant’Orsola, fuori dalle mura di Padova. Nel 1457 fu inviato nel convento di Santo Spirito a Mantova. Nel 1462, a Perugia, assieme al confratello fra Michele Càrcano di Milano, fondò il primo Monte di Pietà del mondo.
E non si fermò qui: fra Bernardino da Feltre fondò poi tutta una serie di Monti di Pietà: Mantova (1484), Padova (1491), Ravenna (1491), Crema e Pavia (1493), Montagnana e Monselice (1494). Dopo la sua morte, sul suo esempio, fu fondato dai suoi confratelli il Monte di Pietà di Belluno (1502).
Monte di pietà, in aiuto ai poveri
Erroneamente si credono Monti di Pietà quelli fondati ad Arcevia, presso Ancona (1428) e ad Ascoli Piceno (1458); in realtà, in entrambi i casi, si trattava di istituzioni benefiche che si occupavano di raccogliere elemosine da distribuire fra i poveri della città. È da ritenere dello stesso tipo il cosiddetto Monte di Pietà che sarebbe stato presente a Padova nel 1369 secondo Achille De Zigno.
Per “Monte di Pietà”, invece, si deve intendere la denominazione antica del “Monte di Pegni”, abbreviazione della denominazione legale “Monte di credito su pegno”, cioè un istituto di credito che ha lo scopo di venire in aiuto ai poveri, concedendo loro prestiti su pegno di cose mobili, con o senza interesse.
I frati francescani contro gli usurai
Sono cioè tutti quelli, a partire da quello di Perugia del 1462, fondati dai frati francescani nel corso della campagna da loro condotta contro gli usurai. Sostenitori di questo movimento furono in particolarei padri Bernardino da Feltre e Barnaba da Terni, al secolo Barnaba Manassei, dapprima medico poi frate francescano dal 1430, morto ad Assisi nel 1474; venne poi beatificato.
Il Monte di Pietà di Padova nacque dietro impulso di Bernardino e dietro pressione del vescovo di Padova Pietro Barozzi, per decreto del consigliocomunale del 26 giugno 1491, nel Palazzo Capodivacca al Canton del Gallo (deve il nome a una antica osteria o
bottega, esistente nei pressi, con l’insegna del gallo. È il punto di incontro delle vie: Otto Febbraio, San Francesco, Roma, San Canziano).
Padova, il Palazzo del Monte
Nel 1499 nacque un secondo Monte; nel 1503 un terzo Monte. Nel 1530 il Monte di Pietà si trasferì nel palazzo oggi detto “del Monte”, dove un tempo sorgeva la cosiddetta “casa brusada”, la casa dei banchieri padovani Scrovegni. È ai nn. 14-15 di Piazza Duomo, sotto il portico a fianco del Battistero.

Palazzo del Monte fu poi ampliato, nel 1531, da Giovanni Maria Falconetto , come ci spiega una targa posta nel 1987, a cura del Rotary Club di Padova. La facciata di levante fu costruita, a partire dal 1605, da Vincenzo Dotto (Padova 1572 – 1629; architetto). L’edificio venne poi innalzato nel 1618, si crede su disegno dello stesso Vincenzo Dotto, lasciando inalterato il lato cinquecentesco sul sagrato del Duomo.
La Cassa di Risparmio di Padova
Il Monte di Pietà ospitò dal 1822 al 1871 la Cassa di Risparmio di Padova istituita dalla Congregazione di Carità il 12 febbraio 1822, insieme alle Casse di Castelfranco Veneto, Udine, Monselice, Treviso, Venezia e Rovigo; furono le prime in Italia. Era statoscelto il giorno 12 Febbraio in quanto compleanno dell’imperatore Francesco I d’Asburgo.
A Loreggia la prima Cassa Rurale
A proposito di lotta contro l’usura e la povertà, ricordiamo anche che in provincia di Padova, a Loreggia, nel 1883, venne fondata la prima Cassa Rurale in Italia; il fondatore, che raccolse intorno a sé 32 soci, fu Leone Wollemborg, economista, uomo politico, ministro delle finanze nel 1901, senatore dal 1914, che in questo modo scese in campo contro la povertà e l’usura, sempre più diffuse man mano che gli affitti da pagare ailatifondisti diventavano sempre più alti.
Nel 1884 seguirono le Casse Rurali di Cambiano di Castelfiorentino, in provincia di Firenze, e di Trebaseleghe, in provincia di Padova. Leone Wollemborg aveva agito sulla base
delle casse rurali tedesche, prendendo a modello l’attività di Friedrich Wilhelm Raiffeisen che nel 1849 aveva fondato a Flammersfeld la prima cassa rurale del mondo.
La casa natale di Leone Wollemborg è uno dei due palazzi Wollemborg di via del Santo, quello al n. 22. Le Casse Rurali e Artigiane ora sono denominate Banche di Credito Cooperativo.
La fuga di fra Bernardino da Feltre
Il Monte di Pietà ebbe sede dal 1590 al 1715 nel palazzo detto di Monti Vecchi, agli attuali nn. 38-40 di via Dante all’angolo con via Verdi. Fra Bernardino era stato anche predicatore a Cittadella nel 1473 e poi padre guardiano a Padova nel 1478; in quell’anno si distinse a Padova anche nell’assistenza agli appestati.
Nel 1483, per contrasti politici tra la Serenissima e papa Sisto IV, fra Bernardino, fedele alla Chiesa, fuggì a Mantova, ponendosi sotto la protezione del marchese Federico I Gonzaga. Nello stesso anno il Consiglio dei X, fedele al principio di laicità della Repubblica Veneta, dichiarò il bando di quei frati di San Francesco che erano fuggiti fuori dai territori della Serenissima.
Il ritorno di fra Bernardino
Composte le vertenze con Roma, l’anno successivo il Consiglio dei X levò il bando per tutti i frati francescani, tranne fra Bernardino da Feltre, fra Innocenzo da Verona, del monastero di Padova e fra Nicolò Grasseto, del monastero padovano di Sant’Orsola, in quanto principali responsabili.
Ma nel Natale del 1485 i frati del convento di San Francesco della Vigna a Venezia inviarono una supplica al doge e al Consiglio dei X, per levare il bando contro i loro tre confratelli e la grazia fu definitivamente concessa il 29 febbraio 1487 (la data, riportata “more veneto”, va letta come 29 febbraio 1488): così fra Bernardino poté tornare a Padova.
Contro gli usurai
La sua opera fu così intensa e continua che fu soprannominato “MALLEUS FENERATORUM” (“il martello degli usurai”). A Padova, fra Bernardino da Feltre è ricordato nella chiesa di San Francesco, in via San Francesco. Nella seconda cappella a sinistra, una targa ci spiega che in questa chiesa divenne frate francescano nel 1456; sopra l’altare, è raffigurato in una terracotta policroma, di autore anonimo, del 1498, donata come ex voto da Georg I Erwart, patrizio di Augsburg; di fra Bernardino, a destra dell’altare, in una teca, si conserva il saio originale.
Sempre a Padova, al palazzo del Monte di Pietà, fra Bernardino da Feltre è raffigurato da una delle statue in marmo di Giovanni Battista Albanese: è quella a sinistra del frontone dell’ingresso al n. 10 di via Monte di Pietà (fino al 1900 via Santo Monte).
“Date prestiti senza sperare nulla”
Sotto il portico dello stesso palazzo che si affaccia in Piazza del Duomo, sopra le porte più antiche segnate coi numeri 14, 304B e 15, fra Bernardino è rappresentato in tre affreschi: quelli sopra le porte più antiche, quella di sinistra e quella di destra sono di Domenico Campagnola, detto Domenico Veneziano, restaurati nel 1613 da Giovanni Battista Bissoni che in quell’anno realizzò quello della terza porta, quella centrale.

Sia su quella di sinistra che su quella centrale si leggono le parole: HABE CURAM ILLIUS BEA BER FE (Abbi cura di lui, beato Bernardino da Feltre) e su quella di destra, tre scritte: due putti in alto reggono i cartigli che dicono, a sinistra, MUTUUM DATE NIHIL INDE SPERANTES (Date un prestito senza sperarvi nulla); a destra, DIGNUS TAMEN EST OPERARIUS MERCEDE SUA (Nondimeno è meritevole chi lavora per una propria ricompensa); quello di Bernardino recita: NON QUAERIT QUAE SUA SUNT (Non ricerca ciò che è suo, cioè chi presta denaro non rivendica diritti e non esige usura).
Fra Bernardino beatificato
Sul muro che chiude il portico a occidente, nel 1618 Gasparo Giona dipinse l’affresco “San Bernardino che implora la Vergine in trono”; dentro il palazzo, fra Bernardino da Feltre è rappresentato anche in un altro affresco del sec. XVI di Domenico Campagnola intitolato “Bernardino da Feltre predica contro l’usura in piazza Duomo” ma è in una parte
del palazzo normalmente non visitabile.
Fra Bernardino da Feltre è stato beatificato nel 1654 e la sua festa cade il 28 settembre.
Bologna è stata la seconda città al mondo ad ospitare un Monte di pietà, fondato da fra Michele Càrcano da Milano nel 1473. L’attività del Monte di Bologna però si protrasse fino al 31 dicembre 1474, poi dovette chiudere. Quello attuale è stato fondato nel 1504 da fra Bartolomeo Milvio.
Giulio Bertaggia








