Sto leggendo lo splendido libro edito dal Consiglio Regionale “Il gonfalone della Regione del Veneto. Un leone che attraversa i secoli” a cura di Franca Lugato ammirando altresì le bellissime fotografie a corredo del volume che fa la storia di come il Leone alato di San Marco sia diventato il gonfalone e bandiera della nostra Regione con particolare riferimento alla legge 20 maggio 1975, n. 56 “Gonfalone e stemma della Regione” nobilitata da una bellissima relazione del prof. Sergio Della Volta; praticamente il volume di chiude in data 9 aprile 1975 con l’approvazione della legge con 27 voti favorevoli, 9 astenuti e un solo voto contrario.
La questione della bandiera veneta
Mi sia permesso, visto che la questione “bandiera veneta” l’ho seguita con particolare interesse e passione nei miei quindici anni in Consiglio Regionale (1985-2000) di sottolineare alcuni passaggi che, a mio modesto avviso, hanno una certa importanza.
Ma la bandiera, è solo quella dello stato italiano?
La prima cosa è che al momento dell’approvazione della legge, non so se per una precisa disposizione statale, o per una forma di sudditanza politica e culturale, NON si parla di bandiera veneta: la bandiera doveva essere solo quella dello stato italiano e non a caso l’articolo 1 recita:
“I simboli ufficiali della Regione del Veneto sono:
- a) lo stemma;
- b) il gonfalone;
- c) il sigillo.”
Della bandiera se ne parla in maniera frettolosa solo nell’articolo 3 quando si afferma “La bandiera è costituita dagli stessi elementi di cui al comma precedente con lo stemma ruotato di 90 gradi.”, ma, ripeto la bandiera veneta NON era allora un simbolo ufficiale della nostra Regione, e non è una questione di lana caprina …
La bandiera entra nella legge veneta
Incominciai ad occuparmi della questione bandiera presentando l’11 novembre 1987 una proposta di legge “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 20 maggio 1975, n. 56 -Gonfalone e stemma della Regione” che prevedeva la modifica della legge con l’inserimento della parola “bandiera” fin dal titolo.
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La proposta fu fatta propria dalla sesta commissione consiliare trasformandola in mozione “Diffusione ed esposizione dei simboli ufficiali (gonfaloni, stemma e bandiera) della Regione Veneto”; che venne approvata dal Consiglio il 17 febbraio 1989 e che impegnava la Giunta “ad assumere i provvedimenti atti a favorire la diffusione e l’esposizione dei simboli ufficiali della Regione Veneto, Gonfalone, Stemma e Bandiera”.
Autonomisti in Consiglio, solo due su sessanta
I tempi non erano, evidentemente, ancora maturi per una legge regionale sulla bandiera della Regione ma era un grosso passo in avanti, tenuto conto che in quel momento il movimento autonomista era rappresentato da due soli consiglieri su sessanta: Franco Rocchetta (Liga Veneta) ed io, Union del Popolo Veneto.
L’esposizione della bandiera veneta
La legislatura 1985-90 si chiuse senza altre grosse novità, nella successiva la nostra Regione venne travolta da tangentopoli e io mi ritrovai in Giunta negli anni 1993-1995 dove riuscii a portare una delibera affinché la bandiera della Regione fosse esposta a palazzo Balbi nei giorni delle riunioni della Giunta stessa; siamo al 16 maggio 1995: dopo trent’anni la cosa sembra scontata ma fino allora la bandiera veneta veniva esposta solo in occasioni particolari …
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Nella successiva legislatura (1995-2000) la Liga Veneta-Lega Nord conquistò ben 9 consiglieri e pur essendo all’opposizione il peso politico era notevole; e così, come primo firmatario, presentai il progetto di legge n. 355 del 17 settembre1997 “Disposizioni per l’uso e l’esposizione della bandiera della Regione del Veneto” che divenne la legge 10 aprile 1998, n.10; l’articolo 1 recita :
“I simboli ufficiali della Regione del Veneto sono:
- a) la bandiera;
- b) il gonfalone;
- c) lo stemma;
- d) il sigillo.
Finalmente la bandiera veneta era riconosciuta formalmente in una legge regionale.
La scritta “Regione del Veneto”
Ma non era ancora finita: la bandiera, secondo la legge, “è costituita dalla rappresentazione del territorio regionale con il mare, la pianura e i monti. In primo piano è raffigurato il leone di San Marco; nel cielo è apposta lungo una stessa linea l’iscrizione: Regione del Veneto”.

Sulla bandiera di San Marco rimaneva la scritta “Regione del Veneto” che era chiaramente un concetto riduttivo, per chi, come me, si riconosce nella bandiera marciana; ma oltre a questo c’era anche un altro aspetto che mi spiegarono alcuni esperti di vessillologia ( ovvero lo studio delle bandiere): la bandiera serve, da sola, ad identificare una terra, un popolo, una nazione ed è improprio specificarlo sulla stessa.
El solito Beggiato…
Come fare per concretizzare tutto questo? L’occasione si presentò al momento della discussione della finanziaria dell’anno 1999: all’epoca era tradizione, per chiudere i lavori, andare avanti ad oltranza: si partiva con i lavori d’aula nel primo pomeriggio e, emendamento dopo emendamento, si faceva mattina, le 4, le 5, le 6 del giorno dopo.

Era il momento buono per far passare una modifica come questa: ricordo ancora l’espressione di alcuni colleghi assonnati e stupiti che mi guardavano dicendo “El solito Beggiato” ma l’emendamento passò e fu cancellata l’iscrizione “Regione del Veneto”… qualche giorno dopo il Gazzettino (15 gennaio 1999) scrisse “Era una limitazione assurda, spiega raggiante Beggiato”.
La bandiera del Leone, bandiera dei Veneti
E così nella nostra bandiera rimase accanto alla rappresentazione del territorio regionale con il mare, la pianura e i monti quello splendido Leone di San Marco che richiama il capolavoro di Jacobello del Fiore dipinto nel 1436.

Quel Leone che, come scrisse il prof. Sergio Dalla Volta nella sua relazione “rappresenta un momento unificante dei veneti, perché ne sottolinea l’originalità della forma di governo e ne ricorda il contributo unico dato in ogni campo alla cultura dell’umanità. Cosicché esso testimoni la volontà di progresso dei Veneti, con la stessa tenacia con cui il Michiel, comandante della piazzaforte di Bodestagno nell’Ampezzo, circondato dall’Esercito Imperiale nel 1508, rispondeva alla richiesta del Senato Veneto di resistere sino all’arrivo dei soccorsi, tacitianamente – E nol dubiti, che se tegnerà-“
Viva San Marco!
Ettore Beggiato








