30 Novembre 2022
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Caffé Florian a Venezia, 300 anni oggi. Altro che ristori: lo Stato lo strangola con l’affitto

Caffé Florian, Venezia. E si pronuncia Floriàn, con l’accento sulla a. Il più antico caffé del mondo compie oggi 300 anni. Era il 29 dicembre 1720 quando Floriano Francesconi inaugurò il suo caffé in piazza San Marco a Venezia, sotto le Procuratie Nove, dov’è ancor oggi. Il locale si chiamava allora “Alla Venezia Trionfante”,  E rimase quello fino al tramonto della Veneta Repubblica, quando Valentino Francesconi, figlio di Floriano, ribattezzò il locale Florian, dal nome del fondatore.

Il francobollo di Poste Italiane emesso per celebrare i 300 anni di attività del Caffé Florian di Venezia (Immagine dal sito Postenews.it)

Nel Florian in 300 anni s’è scritta la storia. Una sala era riservata ai membri del Senato Veneto – palazzo Ducale è lì a due passi -, in un’altra sala furono, per la prima volta al mondo, ammesse le donne. Giacomo Casanova era di casa al Florian. E fu al Florian, nella Sala del Senato, che nel 1848 Daniele Manin ed altri patrioti veneti prepararono l’insurrezione per far risorgere la Veneta Repubblica. Fu al Florian che ebbe sede il primo giornale di cronaca del mondo, la Gazzetta di Venezia. E alla fine dell’Ottocento, fu al Florian che si inventò la Biennale di Venezia.

Chiuso per Dpcm: restò aperto anche durante le guerre

Un compleanno numero 300 meritava festeggiamenti memorabili. E invece, il Florian è chiuso per Dpcm. In tre secoli di vita, il Florian non ha mai chiuso. Quando piovvero le bombe su Venezia il Florian restò aperto. Restò aperto durante la prima e la seconda guerra mondiale. E oggi il Florian è chiuso per Dpcm, nonostante nelle ovattate sale settecentesche, affrescate e decorate splendidamente,  non ci sia rischio di eccessivi assembramenti.

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Ma non ci sono solo i Dpcm. Il Caffé Florian, un grande locale storico di lusso, una perla di Venezia, il caffé più antico del mondo, rischia la chiusura non solo perché lo Stato detta decreti e regole lontane mille miglia dalla realtà dei territori e soprattutto dalla realtà veneta.

Mesi e mesi di lockdown, mesi e mesi senza turismo. Ma ci saranno i ristori, no? Giudicate voi: con un fatturato crollato di due milioni di euro, il Florian ha ricevuto “ristori” per 160.000 euro.

Agevolazioni? Neppure una lira…

E le altre agevolazioni previste per le aziende danneggiate dal lockdown? Neppure una lira, zero sconti, zero dilazioni. Perché per questo governo incredibile, le agevolazioni non si devono applicare alle aziende che fatturano oltre 5 milioni di euro. Come se far crescere un’azienda e arrivare a fatturare 5 milioni fosse una colpa e non un merito, e non volesse dire anche dover sostenere spese dello stesso ordine di grandezza. Il Florian, tanto per dire, ha 70 dipendenti a libro paga. Settanta dipendenti, senza contare gli stagionali! E in questi mesi di lockdown la società ha dovuto naturalmente indebitarsi in maniera importante, per tirare avanti.

Lo scandalo degli affitti: tutti li “scontano”, lo Stato no

Ma l’affitto, almeno quello, il padron di casa glielo ha scontato, al Florian, in questi mesi quasi senza reddito? Il Caffé Florian occupa sale che appartengono a proprietari diversi. E naturalmente  la società che gestisce il locale ha avviato trattative con tutti i proprietari per avere una riduzione temporanea dell’importo dell’affitto, che è abbastanza stellare, trattandosi di sale che si spalancano su Piazza San Marco.

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I proprietari privati hanno accondisceso alla richiesta, accettando un taglio secco del 50% della somma pattuita. Ma uno dei proprietari delle sale del Florian non ha voluto sentir parlare di riduzione dell’affitto. Nossignore, neppure un euro, su un canone d’affitto da oltre 200.000 euro!

E chi è questo usuraio, questo irresponsabile, questo strozzino che non vuole saperne di ridurre un po’ la sua rendita per salvare un’azienda storica veneta con 70 famiglie sulle spalle, un caffé dove si è scritta la storia?

E’ lo Stato italiano. Il Demanio dello Stato italiano.

 

 

 

 

 

 

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