17 Ottobre 2021
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Neve e lockdown, Val d’Aosta e Sudtirolo riaprono, il Veneto no: non ha l’autonomia

La neve è tornata. Un metro e mezzo di neve ad Asiago, a Cortina d’Ampezzo, in Zoldo, in Comelico, a Sappada, di più a Tarvisio e Sella Nevea. Sopra i 1.600 metri, l’innevamento supera stabilmente due metri e mezzo: non era mai accaduto negli ultimi 30 anni. Dopo stagioni nelle quali era necessario ricorrere ogni notte ai cannoni per assicurare la praticabilità delle piste da sci, finalmente in Veneto e in Friuli arriva un inverno in cui la bella soffice coltre bianca naturale è assicurata.

La beffa: mai tanta neve in 30 anni, e siamo chiusi

Ma per l’economia veneta e friulana questa abbondanza di neve è una beffa molto amara. Davanti a un panorama che sarebbe ideale per consentire al turismo invernale di provare a recuperare quanto l’economia del Veneto e del Friuli ha perso in estate a causa dei decreti anti-Covid del governo Conte, ecco dallo stesso governo la doccia gelata: tutti gli impianti sciistici d’Italia chiusi per decreto, e quelle che dovevano essere le vacanze di Natale in cui recuperare un po’ di Pil diventano l’ennesimo buco nero: altri sette miliardi di euro di fatturato perso in pochi giorni, centinaia di migliaia di operatori turistici alla fame, migliaia di aziende a rischio chiusura definitiva. E ancora una volta, il conto lo paga soprattutto il Nord Italia, ovviamente, a parte le stazioni invernali dell’Abruzzo e del Lazio.

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Ci sono però due eccezioni: la provincia autonoma di Bolzano e l’autonoma Valle d’Aosta.

In questi due territori autonomi, i governi hanno fatto leva sui rispettivi Statuti d’Autonomia per provare a resistere alla raffica di Dpcm che vengono mitragliati da palazzo Chigi con ritmo praticamente settimanale.

Val d’Aosta e Bolzano: decidiamo noi, non lo Stato

Il Sudtirolo e la Vallée hanno approvato leggi entrate immediatamente in vigore sul territorio. Sono leggi molto simili, che affermano un eguale principio: e cioè che in Provincia di Bolzano e nella Valle d’Aosta non sarà più lo Stato, ma saranno la Provincia e la Regione autonome a dettare le norme di emergenza anti-Covid, che saranno quindi adattate alla specifica situazione sanitaria locale, e terranno conto di usi e costumi locali, e della capacità della popolazione locale di auto-controllare i propri comportamenti a rischio.

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La provincia autonoma di Bolzano ha già applicato la nuova legge, autorizzando l’apertura dei negozi e consentendo una maggiore libertà di spostamento, in Val d’Aosta gli impianti sciistici  potranno essere aperti entro breve, non appena messo a punto un protocollo di sicurezza regionale, mentre le complicate limitazioni agli spostamenti sono già state semplificate: ci si può liberamente muovere all’interno della Valle d’Aosta, per qualsiasi motivo e senza dover avere con sè autocertificazioni di sorta.

Union Valdotaine: governo centrale troppo lontano

«Non si tratta – ha precisato Giulio Grosjacques, della Union Valdotaine – di una fuga in avanti, né di una legge confusa che vuole una zona franca al posto di una zona rossa: vogliamo però ribadire la nostra autonomia, rispetto a un governo centrale che guarda con un certo disinteresse alle periferie».

Lo Stato impugna le leggi regionali cercando cavilli

Inutile dire che il governo Conte, su proposta di Francesco Boccia, ministro “per” (o contro??) le Regioni, ha impugnato le leggi regionali di Bolzano e di Aosta. Nel caso di Bolzano, poiché lo Statuto di autonomia del Sudtirolo lascia ben pochi appigli al potere dello Stato, il governo ha cercato cavilli per impugnare, e li ha trovati nelle norme sulla sicurezza del lavoro, che sarebbero state lese dalle maggiori libertà di movimento consentite dalle norme provinciali. In entrambi i casi, il governo ha avviato un ricorso alla Corte Costituzionale, chiedendo l’abrogazione delle leggi di Bolzano e di Aosta.

E’ l’ennesima prova, se mai ve ne fosse bisogno, dello spirito assolutamente nemico delle autonomie regionali che muove il governo Conte, in assoluta continuità su questo tema con il governo Renzi, nemico giurato delle Regioni.

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Ma quello che preme sottolineare è che, nonostante il braccio di ferro instaurato dal governo contro Aosta e contro Bolzano, fino a pronuncia contraria della Consulta il Sudtirolo e la Valle d’Aosta potranno adottare norme anti-Covid modellate sulla realtà economica e sociale, oltre che sull’andamento dei contagi, delle loro regioni. Mentre le Regioni ordinarie hanno le mani legate, perché in caso di impugnativa del governo, le leggi regionali delle Regioni a statuto ordinario decadono immediatamente in attesa della pronuncia dlela Corte Costituzionale, al contrario di quanto previsto per le leggi delle Regioni autonome.

Veneto, il costo insostenibile della non-autonomia

Ancora una volta si dimostra che l’autonomia non è soltanto la richiesta ideologica di una ormai solida maggioranza di cittadini. Autonomia vuol dire poter aprire o chiudere gli impianti, aprire o chiudere attività commerciali,  decidere fino a che punto i cittadini possono essere reclusi in casa, vuol dire decidere quanto e come sostenere le imprese, a che cosa destinare il proprio gettito fiscale, se all’acquisto di monopattini e banchi con le rotelle e all’assunzione di “navigator”, o a qualcosa di più serio e vicino alle esigenze del territorio veneto.  Il Sudtirol e la Vallée, pur dovendo ancora combattere contro Roma, ci mostrano oggi con le loro leggi quanto sia alto, altissimo, insostenibile, per il Veneto, il costo della non-autonomia. E quanto sia alto, anche per il Friuli, il costo dell’autonomia ridotta, dimezzata, di cui gode la Regione, rispetto ad altre Regioni e province Autonome.

 

 

 

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