30 Novembre 2022
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Cadorna e le decimazioni, Cazzullo sul Corriere conferma le ragioni di Michele Favero

Aldo Cazzullo, il famoso giornalista e scrittore, editorialista del Corriere della sera, ha risposto ieri 11 novembre 2022, nella sua rubrica sul quotidiano, a un lettore che gli chiedeva se il 4 novembre non sarebbe giusto onorare, non soltanto i Caduti nella Grande Guerra, ma anche i 750 fucilati per diserzione.

Corriere della sera, 11 novembre 2022

La risposta di Aldo Cazzullo sul Corriere

Aldo Cazzullo, nella risposta, va molto oltre alla richiesta del lettore del Corriere. «Su 4028 condanne a morte, 729 furono eseguite. Ma le fucilazioni sommarie furono molte di più. Il loro numero preciso – scrive Cazzullo – non si conoscerà mai».

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«Nel codice militare – continua l’editorialista del Corriere – non si faceva cenno alla decimazione: è Cadorna a introdurla con una direttiva del novembre 1916. Non pretende che venga fucilato un soldato ribelle ogni dieci, come ai tempi dei legionari romani; ma insiste perché la scelta dei condannati sia assolutamente casuale, e prescinda dalle responsabilità individuali. Così i nomi vengono estratti da un elmetto o da uno zaino».

La barbarie di Cadorna

Le parole di Aldo Cazzullo sul Corriere proclamano ancora una volta la verità sulla barbarie delle direttive del generale Cadorna. Nessuno dei tanti eserciti impegnati sui fronti della Grande Guerra introdusse la decimazione. Nessuno usò le fucilazioni sommarie e “a sorte” come fece Cadorna.

PER APPROFONDIRE Caso Cadorna, giudice contro giudice a Padova

Aldo Cazzullo, storico di vaglia oltre che giornalista e scrittore, non è certo un indipendentista veneto, anzi è un cultore e difensore dell’identità nazionale italiana. Basti ricordare alcuni tra i suoi saggi più famosi come per esempio il volume  Viva l’Italia! Risorgimento e Resistenza: perché dobbiamo essere orgogliosi della nostra nazione.

L’italianissimo Cazzullo e l’indipendentista Favero

Eppure, quando si parla di Cadorna e delle sue direttive, l’italianissimo Aldo Cazzullo conferma punto per punto le ragioni storiche che stanno alla base delle feroci critiche che Michele Favero, segretario di Indipendenza Veneta, ha mosso al generale Cadorna.

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Sono figlio di un avvocato, amo la Giustizia e onoro il mestiere di giudice, uno dei più alti e difficili che la civiltà umana si è data. Ma proprio per questo, non posso non scandalizzarmi di decisioni come quelle adottate dal Tribunale civile di Padova, che ha condannato Michele Favero a pagare un risarcimento a un discendente del generale Cadorna, ritenendo “insulti gratuiti, slegati dai fatti” le parole forti usate da Favero per criticare i metodi barbari e feroci di Cadorna, le fucilazioni sommarie, le decimazioni casuali, gli attacchi suicidi allo scoperto, le decine e decine di migliaia di giovani mandati a morire per spostare il fronte di pochi metri.

La condanna di Favero, questione di libertà

Come si fa a ritenere “slegati dai fatti storici” i pesanti giudizi di Favero, quando questi fatti storici sono ormai comunemente accertati, riconosciuti, condannati anche da storici italianissimi, da apostoli dell’unità d’Italia? Quando i metodi usati da Cadorna furono aspramente criticati, e conditi da pesanti giudizi sul generale, già cent’anni fa nel Senato del Regno, e confermati dagli storici di oggi?

Il generale Luigi Cadorna

La condanna di Favero è più che un errore giudiziario. E’ una questione di libertà. Ognuno deve essere libero di esprimere, anche ferocemente, il proprio giudizio storico su personaggi ormai storici, senza aver paura di venir denunciato dai loro discendenti, e soprattutto deve esserlo un segretario di partito, che ha il diritto ma anche il dovere di parlare.

 

 

 

 

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