1 Dicembre 2021
No menu items!
HomeOggiNelTempo6 – 7 novembre 1482, l'assedio di Argenta

6 – 7 novembre 1482, l’assedio di Argenta

1482, Guerra del Sale, Veneti contro Estensi, assedio di Argenta. Mentre il fronte principale si svolge nell’ attuale Alto Polesine, un altro fronte si apre sulla bocca del Po di Primaro. Riportiamo fedelmente il racconto degli storici dell’epoca che ci fanno rivivere situazioni incredibili come se fossimo dentro un film.

Il Racconto del Sanudo, sponda Veneta

 

Battaglia notturna nel Po (Foto web)
Battaglia notturna nel Po (Foto web)

“A vele piene entrò alla fine di ottobre nella bocca del Po di Primaro, e mise li Stratioti in terra, al numero di duecento, insieme con la turba navale. Incontro ad essi arrivarono due squadre di cavalli, e duecento fanti, li quali tutti al primo impeto furono rotti, e presi in gran parte, molti ammazzati, e li loro capi dagli Stratioti furono portati al capitanio, il quale per cadauna delle teste, secondo la consuetudine, dette agli Stratioti un ducato. In seguito li nostri scorsero sino alla parte di Argenta, ammazzando quanti incontra vano per la via. Fossa di Ziniul, ed ivi i nostri misero presidio con artiglieria. Si mandarono ancora alcuni condottieri per custodia di Argenta, e li Stratioti un’altra volta ruppero alcuni cavalli, che loro venivano contro, non li lasciando scorrere, e guastare il paese.

Gli ordini del Veneto Senato

Rappresentazione di un assalro ad una galea (foto web)
Rappresentazione di un assalto ad una galea (foto web)

In questi giorni per ordine del Senato Giacomo di Mezzo cavaliere venne Proveditor qui all’Armata, con trecento cavalli delle condotte di Niccolo Secco, e Giovanni Antonio Caldora. Laonde alli sei novembre essendo venuti per custodia di Argenta molti cavalli, il signor Sigismondo della casa di Este, fratello del Duca, con mille cavalli e mille fanti uscì di Argenta, per venire a ricuperar il Bastione di sopra nominato, e venne all’ora di sesta in un luogo detto San Biagio, ove era alloggiato Andrea dal Borgo, e le squadre erano in strutte sulla riva del fiume. Non potendo però più difendersi, mandò veloce nunzio al capitano significandolo della venuta delli nemici. Questi mise in ordine tutti, ed i nostri retrocedendo, piuttosto che fuggire si nascosero in una selva.

I prigionieri catturati

Ritratto di possibili Stradioti (foto web)
Ritratto di possibili Stradioti (foto web)

Li nemici combattendoli nell’atto in cui si menavano le mani, ora in quà, ora in là, sopravvennero li Stratioti a cavallo con Antonio di Stefani, ammiraglio dell’armata, insieme con cento venti galeotti, li quali corsero in mezzo delli nemici, e li disordinarono.

Fu fatto prigioniero il signor Niccolò da Correggio, il conte Ugo di Sanseverino, il principe di Salerno, Giovanni Chierego, ed il signor Pasquale di Reggio, capitano di quattrocento provigionati dai Fiorentini, e furono presi uomini d’armi cento ventisette , schioppettieri cento e cinque. Tra i nostri morirono quattro Galeotti, Stratioti tre. Li nemici prigioni furono menati al Soranzo, i quali furono ritenuti in galera.”

Il racconto del Ferrarini, sponda estense

Argenta in una foto d'epoca (foto web)
Argenta in una foto d’epoca (foto web)

Riportiamo qui un breve estratto del “Memoriale Estense” di Girolamo Ferrarini nobile estense in cui viene racconta la sconfitta di Argenta ad opera dei Veneti:”...A dì zobia 7 di novembrio, la matina per tempo, si divulgò, et è vero, como lo exercito dela Segnoria di Venexia è acampato ad Arzenta, castello dil duca nostro, vel in li lochi circumstanti.

Asaltò dicto castello et vene ale mane per via di guerezare cum li nostri fanti e homeni d’arme. E questo fu il di passato. Per la qual cosa li homeni d’arme nostri et fanti a piedi sono stà male atta cati perché dicto campo dil duca nostro, qual era li, è stà roto et frachasa to et molti prexoni son stà facti.

Tra li quali è stà facto presone messer Nicolò da Corezo, el segnor Ugo da Santo Severino, condutiero dil duca de Milano et altri asai. Item ne è stà morti di nostri, tra li quali è stà lacomo Toxabecho, homo valentissimo, qual però se anegò in Po essendo salta to in una nave cum alcuni altri per liberarse dala furia de stradioti, essendo il campo nostro in rota.

La nave per esserli tropo persone dentro de a fondo, et lui con alcuni altri che non sapeva nodare ne l’aqua, se anegono Se disse che uno messer Alovisio Bosio, locotenente dil duca de Milano, era dicto Barufa, sia morto, ma non fu vero alhora; dei presoni sopra scripto è il vero et è certissimo.Subito inteso hebe questo la illustrissima madama questa note passata mandò per messer Bonifacio Bivilaqua, zudexe deli XII Savii di Ferrara, che se havesse a mandar zente ad Ärzenta per socorso dil campo nostro.

 

Gli schieramenti

Genti nostre. (Veneti)

Trecento Stratioti a cavallo. Trecento cavalli di Ravenna.

Ottocento Fanti. Mille e duecento Galeotti con l’Ammiraglio.

 

Genti nemiche. (Ferrara e Alleati)

Dieci squadre di cavalli.

Duemila Fanti.

 

Il civile trattamento dei prigionieri nelle terre di San Marco

Dipinto dell'epoca di una Imbarcazione da guerra (foto web)
Dipinto dell’epoca di una Imbarcazione da guerra (foto web)

Ecco come Venezia trattava i prigionieri nemici quando venivano condotti nelle prigioni veneziane. Un breve estratto delle parole del Sanudo: “… Ma ritorniamo alla vittoria d’Argenta, per cui quando i nostri intesero il numero, e la condizione delli prigioni fu ordinato, che li condottieri, e capi di squadra, ed anclie qualchedun uomo d’armi fossero condotti a Venezia, e subito per Girolamo Bon Sopra comito con la sua Gallera furono portati nella città. Aspettata la Domenica, accio’ fosse più pompa per il popolo, furono prima condotti attorno la Piazza di San Marco, e sul poggiuolo del Pregadi stava il Principe con la Signoria, vedendo a venir questi prigioni, ed il conte Ugo da Sanseverino per esser fuggito, e venuto in contro a combatter, in una prigione chiamata Camerotti fu messo.

Gli altri uomini di armi furono messi in terra nuova, e li Signori furono menati alla Signoría, dove umanissimamente vennero ricevuti, ed in luogo meno molesto, cioè in Torreselle furono posti, e tutto quello faceva bisogno al loro vivere con li danari di San Marco si provedettero.”

 

Fonte editoriale: “Memoriale Estense” di G. Ferrarini

“Commentarii della Guerra di Ferrara” di Marin Sanudo

- Advertisment -

I PIU' POPOLARI