6 Dicembre 2021
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Sussidiario Veneto nelle scuole dell’Italia fascista: e nella democrazia di oggi, niente!

Nelle scuole dell’Italia fascista e super-centralistica si studiava cultura, storia, geografia del Veneto su un Sussidiario Veneto stampato appositamente. Nella democratica Italia di oggi, niente: il Veneto è negato come popolo, come lingua, come identità.

Sussidiario Veneto 1925 – copertina

 

Era il 1923 e il ministro dell’Istruzione del governo Mussolini si chiamava Giovanni Gentile. La riforma scolastica che ancor oggi si chiama “riforma Gentile” fu definita dal Duce «la più fascista delle riforme».

L’identità veneta nei programmi scolastici

I programmi scolastici, strumento di un regime dichiaratamente centralistico e rigidamente fondato sul principio di autorità, propagandavano assiduamente il mito di Roma imperiale, la Prima Guerra Mondiale come ultima guerra risorgimentale, compleamento della “redenzione” delle terre irredente, finalmente restituite all’Italia.

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Eppure, in questo scenario assolutamente centralizzato, all’interno della peggiore retorica nazionalista, che avrebbe portato dritta al disastro della Seconda Guerra Mondiale, trovava spazio l’identità veneta.

Sussidiario Veneto 1925 – prima pagina

L’identità veneta negata

Nelle scuole delle Venezie era stato adottato un Sussidiario Veneto, che vale la pena di conoscere e anche di rimpiangere, visto che nella moderna e democratica Italia, l’Italia della Costituzione che gli studiosi definiscono “regionalista“, l’identità veneta viene tuttora negata.

E quando il governatore del Veneto Luca Zaia chiede l’attribuzione alla Regione delle competenze sull’Istruzione, come prevede pari pari la Costituzione, insorgono i sindacati della scuola, insorgono i parlamentari del Sud, insorgono intellettuali cari al mainstream, insorge l’Anpi, tutti preoccupatissimi che la riaffermazione dell’identità veneta, lo studio della storia e della cultura veneta, porti allo smembramento dell’Italia.

Il Sussidiario Veneto di cultura regionale

Il Sussidiario Veneto che ho in mano è del 1925, due anni dopo il varo della riforma Gentile. Sono 192 pagine. E’ pubblicato da Mondadori e s’intitola “Il Veneto. Libro sussidiario per la cultura regionale”.

Sussidiario Veneto 1925 – Prefazione

La prefazione chiarisce subito che si tratta di un libro scolastico: «Questo libro sussidiario per la cultura regionale fu compilato conformemente ai programmi e alle istruzioni ministeriali. … Esso contiene un cenno delle feste, delle fiere, dei mercati della regione, cenni di geografia economica regionale, racconti tolti dalla tradizione locale, poesie dialettali, biografie di uomini illustri della regione, proverbi…».

La descrizione della Regione Veneta

E ancora: «Il lavoro è preceduto da una sommaria descrizione della Regione Veneta, e si chiude con alcune pagine di amena lettura per il periodo delle vacanze».

Ci vorrebbe tanto, a prevedere qualcosa di analogo nei programmi scolastici di oggi? Di che cosa ha paura l’Italia?

Sussidiario Veneto 1925 – Veneto

Che cosa era la Venezia: con Istria e Friuli

Sfogliando il Sussidiario Veneto, si fanno alcune scoperte interessanti. Per esempio, ci si ricorda che cosa era il Veneto, che cosa era la Venezia, prima che il disastro della Seconda Guerra ne mutilasse territorio e identità.

«Il Veneto – spiega il Sussidiario Veneto – si estende dalla Lombardia al nuovo regno di Jugoslavia, dalle Alpi all’Adriatico. Il Veneto può essere diviso geograficamente in tre zone: il Veneto propriamente detto, la Venezia Tridentina e la Venezia Giulia. La Venezia Tridentina comprende la provincia di Trento. La Venezia Giulia comprende le province di Trieste, dell’Istria (capolugo Pola), del Carnaro (capoluogo Fiume) e del Friuli (capoluogo Udine)».

Le 13 (tredici) province del Veneto

«I fiumi principali della Regione sono l’Adige, il Brenta, il Piave, il Tagliamento e l’Isonzo. Il Veneto è abitato da una popolazione forte, industre, laboriosa… Molto incerta è l’origine dei Veneti: sembra però che siano originari da popoli migratori dell’Asia Minore…».

Segue una descrizione dettagliata, con foto, di tutte le 13 (tredici) province del Veneto e dei loro capoluoghi: Venezia, Padova, Vicenza, Verona, Rovigo, Belluno, Treviso, Trento, Friuli, Trieste, Pola, Fiume e Zara.

Sussidiario Veneto 1925 – Grotte di Postumia

Bellezze del Veneto, dal Garda a Postumia

«Il Veneto è una delle più belle regioni d’Italia… Basta ricordare le meravigliose Grotte di Postumia, le superbe Dolomiti del Cadore, l’azzurra solenne distesa del Garda, la incomparabile bellezza del Bacino di San Marco».

Essendo un Sussidiario scolastico, il Sussidiario Veneto giustamente comincia da Ottobre. E dopo la festività nazionale del 4 Novembre, ecco «Santa Lussia», chiamata così, non Santa Lucia.

Sussidiario Veneto 1925 – Zara

I personaggi illustri del Veneto

Poi i personaggi illustri del Veneto: Guglielmo Oberdan, ci mancherebbe. Ma anche Giorgione, Canova, Tito Livio, Giovanni Antonio Licinio detto il Pordenone, e Marco Polo, il Tintoretto, Aristide Gabelli, Daniele Manin, Paolo Caliari detto il Veronese, il Palladio, il nostro grande poeta Giacomo Zanella, oggi sconosciuto agli alunni, e Carlo Goldoni, Tiziano Vecellio, Nicolò Tommaseo…

I Proverbi Veneti

Nel Sussidiario Veneto trovano posto agili capitoli che descrivono i luoghi simbolo di ognuna delle province venete, i monumenti, i paesi più importanti, con l’indicazione della data di mercati e fiere. Per ogni mese, un piccolo florilegio di “Proverbi Veneti“. Ecco un esempio:

Marzo suto, april bagnà, beato el contadin che gà semenà

Gran piova e sol, tanto formenton

Dove no bate el sol, va el medego e el spizier

Le letture in lingua veneta

E infine, ecco nel Sussidiario Veneto letture in lingua veneta. Questa poesia, per esempio, del grandissimo Berto Barbarani, altro illustre sconosciuto nei programmi scolastici attuali, nemici del Veneto, della storia e della cultura Veneta.

Sussidiario Veneto 1925 – Berto Barbarani, La margarita de Trento

La margarita de Trento

di Berto Barbarani

 

Più che me perdo in meso ai monti, imparo

el cantar de le acque e de le piante

in compagnia de un campanil distante

che me parla el dialeto montanaro;

 

e soto ai foghi de un tramonto ciaro

sentà su l’erba e contornà da tante

magheritine de l’amor parlante,

pensar de voia a ci me sa più caro.

 

O margarita dal vestito a stela

se te cavo le foie una, a una

pian, sensa farte tanto mal, così…

 

Vuto mai dirme se sta tera bela

‘na qualche volta g’avarà fortuna?

– L’ultima foglia l’ha dito de sì.

L’unità d’Italia ha smembrato il Veneto

Il Veneto, oggi, non è più quello del 1925. La Nazione Veneta, che l’Austria dominò riconoscendola però come Nazione, lasciando uniti nello stesso Impero tutti i territori della Serenissima, è stata smembrata e frantumata dall’unità d’Italia.

L’unità d’Italia, prima separò il Veneto dall’Istria e dalla Dalmazia, poi applicò con il Fascismo in Istria e Dalmazia politiche nazionaliste che la Serenissima non si era mai sognata di praticare, e che persa la Seconda Guerra furono, per reazione, all’origine della cacciata degli italiani da quelle terre venezianissime.

La Patria del Friuli

Perdendo l’Istria e Zara, il Veneto ha perduto parte della propria stessa identità. La Repubblica italiana ha fatto il resto, separando dal Veneto anche la Patria del Friuli, e imponendo piuttosto a Udine e Pordenone l’innaturale, antistorica unione con Trieste.

Senza revanscismi di sorta, adesso che l’Unione Europea ha fatto evaporare i confini inventati dai falsi miti nazionalisti che tanto male hanno fatto all’Europa, vorremmo che almeno nelle scuole, almeno a livello di conoscenze storiche e geografiche, di lingua e di cultura, ai ragazzi di oggi fosse restituita quella identità veneta intera alla quale hanno diritto.

Sussidiario del Veneto intero

Vorremmo che fosse rimesso nei loro zainetti un Sussidiario Veneto che parli del Veneto intero, che racconti loro chi sono, la storia, la bellezza e la grandezza da cui sono stati generati.

Almeno, quando anni dopo per lavoro o per turismo conosceranno Bergamo e Brescia, o entreranno in Svizzera per il Passo San Marco, o passeggeranno a Roma in Piazza di Venezia davanti al Palazzo di Venezia, o visiteranno il Castello di Udine, o andranno in vacanza in Croazia o nelle isole greche, non si chiederanno stupefatti, come accade oggi a molti, che cosa ci faccia lì il Leone di Venezia.

Zara, il Leone di San Marco sulla Porta di Terra (foto di Bernard Gagnon, licenza CC BY-SA4.0)

Alvise Fontanella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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