25 Settembre 2021
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Superare gli Stati, la vera sfida se si vuole davvero un’Europa dei popoli

Cambiare l’Unione Europea, superare la sua dimensione economica e materiale per costruire una vera identità europea politica e culturale, un’appartenenza comune a tutte le diversità locali. E condizione essenziale per raggiungere l’obiettivo di un Europa dei popoli è superare gli attuali Stati nazionali.

E’ il tema del webinar organizzato a Sassari, in Sardegna, dall’Istituto Bellieni con la Coppieters Foundation di Bruxelles, che ha visto un confronto tra intellettuali di tutta Italia, e la partecipazione dal Veneto del professor Carlo Lottieri, docente di filosofia del diritto a Verona, e di Ettore Beggiato, ex assessore regionale e protagonista da decenni dell’autonomismo e indipendentismo veneto.

L’iniziativa è stata introdotta da Maria Doloretta Lai, presidente dell’Istituto Bellieni, assieme al ricercatore Antonello Nasone, rappresentante dell’Istituto in seno alla struttura organizzativa della Coppieters, e da Michele Pinna, direttore scientifico del Bellieni.

L’economia non basta, all’Europa serve la politica

Giangiacomo Vale, docente di Filosofia politica all’Università Niccolò Cusano di Roma, ha posto in luce le criticità dell’identità culturale e territoriale europea concentrata sul successo economico, per rimandare a un futuro indeterminato il rafforzamento politico. “Manca il senso d’appartenenza – ha spiegato – si dovrebbe guardare al di là della natura materiale e chiedersi cosa significhi essere Europa, che non è una realtà storica ma piuttosto un’idea, una cultura, un modo di pensare e di agire che i popoli europei hanno in comune, ma che non è il risultato dell’interazione o somma tra differenti culture nazionali”.

L’identità europea non si contratta tra gli Stati

Anche il docente di Filosofia del diritto Giulio Maria Chiodi, nella sua relazione sui “Popoli, territori, federazione” ha parlato di un’Europa comune priva di un vero “mito fondativo”. “Manca un richiamo a valori aggreganti che non siano quelli dello sfruttamento immediato, contingente e finanziario, sul quale le identità non si costruiscono ma si distruggono”, ha spiegato Chiodi. Non esiste e non è esistito quindi un sentimento d’identità europea, che non può essere costruito per contrattazioni, dati statistici e burocrazia, perché deve venire dal basso, dal vissuto effettivo delle popolazioni. La difesa linguistica in tal senso è stata definita come uno degli elementi identitari fondamentali.

 

Nel suo intervento sul “L’Identità plurale”, il ricercatore Antonello Nasone ha invece approfondito i due concetti dominanti nel linguaggio politico attuale: Sovranismo e Globalismo. Nell’interpretazione dello studioso sassarese, entrambi sono frutto della stessa visione statualistica, nel primo caso concentrata a livello nazionale, nel secondo a livello mondiale nella visione di un iper-Stato. “Per disarticolare questa matrice comune – ha specificato Nasone – è forse necessario ripensare a un’Europa in cui sia decostruita non solo la nozione di Stato ma anche di soggetto moderno, e recuperare il rapporto con i territori”.

Lottieri e Beggiato, le voci dal Veneto

L’ex assessore regionale del Veneto Ettore Beggiato ha portato l’esperienza della sua terra, riferendosi all’identità dei popoli come un mosaico formato da tante tessere, e sfatando il mito stereotipato di un Veneto ricco. “Fin dal 1800 – ha affermato – è stata la prima regione italiana per il numero di emigrati. Però sia in Brasile come ad Arborea – ha proseguito – è interessante verificare la capacità dei veneti di mantenere la propria identità e allo stesso tempo di fondersi felicemente con gli abitanti del posto”.

Anche Carlo Lottieri, docente di Filosofia del diritto a Verona, ha stigmatizzato il concetto di potere sovrano di cui in Europa siamo eredi da almeno cinque secoli. “Da più di tre anni – ha spiegato – ci sono cittadini catalani in galera per le loro idee, ma se la battaglia dei catalani riuscisse ad avere successo non verrebbe minata solo la sovranità spagnola, ma l’idea stessa di Sovranità”.

Nelle conclusioni, Michele Pinna ha evidenziato come i limiti formali dell’Unione Europea siano gli stessi degli Stati membri: “No a un’Europa degli Stati così come oggi si configurano, no a un’Europa dei sovranismi statalistici – ha detto Pinna – sì ad un’Europa dei popoli, delle culture, delle peculiarità produttive, delle marche identificative comunitarie. Un’Europa tutta da costruire sulla base delle domande che vengono dal basso, alla ricerca di nuovi orizzonti di partecipazione e di libertà. Un’Europa dei patti tra liberi e uguali dove tutti possano essere riconosciuti e riconoscibili”.

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