Nella chiesa di Santa Maria Formosa, a destra del portone principale, si conserva la “Madonna della Consolazione” o “Madonna di Lèpanto”, un’icona dei primi del ‘500 di scuola veneto-cretese, probabile opera di Nicolaus Safuris.

Come ricorda una targa posta nel Maggio 2003 dall’Associazione Lagunari – Truppe Anfibie, Sezione di Venezia, l’icona era nella galea ammiraglia di Sebastiano Venier durante la battaglia di Lèpanto (oggi Naupaktos) che il 7 ottobre 1571 salvò l’Europa dall’invasione ottomana.
Da Venezia metà della flotta europea
In quella battaglia a cui parteciparono Venezia, Spagna, Stato della Chiesa, Genova, Firenze, duchi di Savoia e Cavalieri di Malta. Venezia fornì da sola quasi la metà della flotta e dei soldati di tutta la coalizione cristiana, la Lega Santa, solo formalmente comandata da don Giovanni d’Austria, figlio naturale dell’imperatore Carlo V e fratellastro del re di Spagna Filippo II.

Su 208 galee, 6 galeazze e 24 navi minori, per lo più galeotte, della flotta cristiana, la sola Venezia fornì 114 navi, di cui 105 galee e tutte le 6 galeazze, al comando di Sebastiano Venier e Agostino Barbarigo, che morì in quella battaglia.
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Re Filippo II di Spagna fornì 81 navi di cui 79 galee, tra spagnole (alcune provenienti dai regni di Napoli, Sicilia e Sardegna) e genovesi, al comando del genovese Gianandrea Doria. Papa Pio V fornì 12 galee al comando di Marcantonio Colonna e su queste erano imbarcate anche truppe fornite dal ducato di Urbino. Il duca di Savoia fornì 3 galee al comando di Andrea Provana; l’Ordine di Malta fornì 3 galee al comando del priore Giustiniani.
L’impero Ottomano schierò in campo 280 navi, di cui 160 galee e 120 tra galeotte e navi a vela, al comando di Mehemet Alì pascià.
L’icona della Madonna di Lepanto
L’icona della “Madonna di Lepanto” venne poi donata alla chiesa di Santa Maria Formosa dagli eredi di Sebastiano Venier, la cui casa è proprio in campo Santa Maria Formosa, al n. 6129: una lapide sulla facciata, posta dalla Marina Militare italiana il 7 ottobre 1971, nel IV centenario della battaglia, definisce Sebastiano Venier il vero “vincitore di Lepanto”.

Dal 30 giugno 1907, la chiesa veneziana dei Santi Giovanni e Paolo, detta “San Zanipòlo”, ospita il monumento a lui dedicato, opera di Antonio Dal Zotto.
Galeazza, galea, galeotta…
La galeazza era una nave da guerra cinquecentesca inventata da Venezia: il nome deriva dalla parola “galea”, con il suffisso accrescitivo “-azza” di provenienza veneziana; era più grande della galea, con scafo interamente pontato e munito di castello e cassero.

La galeotta era un bastimento militare, sottile e veloce, più piccolo della galea, con un solo albero a vela latina, cioè triangolare, e da 14 a 20 remi per ogni fianco. Una curiosità: la parola “galea” deriva dal greco antico “γαλεός” (leggi “galeόs”) che significa “pescecane” (o anche “donnola”); la parola “galeotta” deriva dal greco antico “γαλεώτης” (leggi “galeòtes”) che significa “pescespada” (o anche “tarantola”).
Herculana, la canzone del Maganza in veneziano
Nel 1571 il poeta Giambattista Maganza, autore che appartiene più specialmente alla letteratura pavana (cioè in padovano antico), scrisse in veneziano una canzone intitolata “Herculana” dove celebra con la foga dell’animo entusiasta la vittoria dai Veneziani riportata sui Turchi. È una canzone descrittiva nel veneziano dell’epoca, lunga, spezzettata. Celebra la vittoria della flotta cristiana (composta per metà dalla flotta veneta) sulla flotta ottomana riportata Domenica 7 Ottobre 1571. Il Maganza narra nell’ “Herculana”, inorridito, la strage di quella battaglia navale; il titolo deriva dal fatto che nel commiato definisce i soldati e i marinai veneti con le parole “I Herculi nostri” per riconoscerne il valore.
Giovanni Battista Maganza il Vecchio, detto “Magagnò”, nativo di Calaone, presso Baone nel 1513 circa, e morto a Vicenza nel 1586, fu amico di Angelo Beolco detto Ruzante. Venne sepolto nella quattrocentesca chiesa di Santa Maria degli Angeli, dei terziari francescani, che però venne abbattuta a fine Ottocento, dopo essere stata usata come magazzino in età napoleonica: le sue fondamenta sono state rinvenute nel 2015.
Giulio Bertaggia








