28 Febbraio 2024
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Il monastero di Arkadi e la lotta di liberazione del popolo di Candia/Creta

A una trentina di chilometri a sud-est da Retimo/Rethymno troviamo questo monastero di Arkadi, uno dei più importanti dell’isola di Candia/Creta, un vero e proprio monumento alla lotta per la libertà del popolo cretese.

Capolavoro dell’architettura veneziana

Appena entrati si ammira la facciata della chiesa che è un capolavoro dell’architettura veneziana (1587) con una torre campanaria particolarmente elaborata e con otto colonne corinzie, bellissimo l’interno con una splendida iconostasi, ma tutto l’insieme è molto suggestivo; secondo alcuni studiosi la nascita del monastero risale al primo periodo della Serenissima quando questa zona era di proprietà della famiglia Calergi.

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La resistenza dei cretesi contro i turchi

Il monastero è così tragicamente  famoso per la disperata resistenza dei cretesi contro i turchi, nel novembre del 1866; un sacrificio che portò l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sulla questione cretese che si risolse mezzo secolo più tardi, nel 1913 quando finalmente Creta si liberò dell’occupazione ottomana che durava dal 1645.

Victor Hugo e l’eccidio del monastero

Sull’eccidio del monastero Victor Hugo, pieno di sdegno, cercò di svegliare tutti quegli europei che “raccomandavano pazienza …”: ecco le sue parole.

“Perché Creta si ribellò? Perché mentre Dio l’ha resa più bella di tutte le regioni dell’universo, i Turchi l’hanno trasformata nella più miserabile. Creta si è ribellata perché ha i prodotti, i migliori, e non ha commercio, perché ha villaggi e non ha strade, perché ha porti e non ha navi, ha diritti senza avere leggi, ha sole e non ha luce. La fitta oscurità della schiavitù turca è impenetrabile. Creta si è ribellata perché è Grecia e non Turchia. Perché il dominio straniero è insopportabile. Creta si ribellò perché è impossibile per un tiranno di lingua barbara esercitare la sovranità sulla patria di Etearco e Minosse. Perché, Francia, anche tu ti saresti ribellata!

Sedicimila turchi contro 197 cretesi

Creta si ribellò e agì in modo sacrosanto. La linea di battaglia si estende da Kissamos a Lassithi a Ierapetra. Ed ecco le sue imprese: i rivoluzionari hanno combattuto quattro battaglie, tre delle quali sono state vinte. Ad Apokoronas, a Vafè, al castello di Selinos.
Ma c’è stato anche un olocausto: il monastero di Arkadi, costruito durante il regno dell’imperatore Eraclio, fu cinto d’assedio da sedicimila turchi che lanciarono l’attacco (il 7 novembre 1866) contro 197 uomini e 343 donne e bambini. I turchi avevano ancora con loro 26 cannoni e 2 bombe.

I greci avevano solo 240 fucili. La battaglia dura due giorni e due notti e il monastero resiste. Tuttavia, le milleduecento bombe lanciate dai turchi sul muro che lo circonda, l’hanno reso un setaccio. Una parte del muro è stata minata e fatta saltare in aria. Ora i turchi vi si stanno riversando. I greci continuano a combattere corpo a corpo. Centocinquanta fucili sparano all’unisono, ma i greci stanno combattendo da sei ore, di cella in cella, di gradino in gradino. Nel cortile sono accatastati duemila cadaveri turchi.

Padre Gabriel dà fuoco alle polveri

Alla fine, l’ultima resistenza è vinta; i Turchi vittoriosi sciamano nel monastero. Solo una stanza, il magazzino delle polveri, resta barricato, e in questa stanza, vicino a un altare, al centro di un gruppo di madri e bambini, un uomo di ottanta anni, un sacerdote, Padre Gabriel, sta pregando.

Fuori padri e mariti stanno morendo, ma il triste destino di madri e figli non sarà quello di essere uccisi: sono promessi a due harem. La porta, aggredita a colpi di ascia, cederà. Il vecchio uomo prende una candela dall’altare, guarda quei bambini e quelle donne, affonda la candela nella polvere da sparo, e li salva. Una terribile azione, un’esplosione, salva gli spacciati, l’agonia diventa un trionfo, e questo eroico monastero, che ha combattuto come una fortezza, muore come un vulcano.

Questo è successo a Creta. Ma cosa fanno i governi civili? Cosa stanno aspettando? Mormorano: pazienza, ne stiamo discutendo. Ma cosa stanno a discutere? I turchi continuano la loro opera distruttiva: sradicano gli olivi, fanno saltare in aria i frantoi, bruciano i villaggi, distruggono i raccolti, deportano intere popolazioni per farle morire di fame e congelati sulle montagne, decapitano gli uomini, impiccano i vecchi, stuprano le donne, persino ai bambini sdraiati a terra mettono una candela accesa nelle loro narici per vedere se sono davvero morti. In questo modo hanno fatto rinvenire cinque feriti ad Arkadi, perché avessero la gioia di impiccarli! E voi, europei, raccomandate la pazienza…”

La lotta di liberazione del popolo cretese

Ancor oggi resiste il tronco di un cipresso con un proiettile conficcato nella corteccia,

da visitare il piccolo museo collocato nell’ex refettorio.

Il monastero di Arkadi rappresenta anche per il turista più frettoloso un momento di straordinaria compartecipazione all’epopea della lotta di liberazione del popolo cretese: ci sono momenti, ci sono luoghi dove non c’è bisogno dell’interprete o della guida per capire la drammaticità degli eventi e di come il presente sia il frutto di tanti momenti drammatici, di tanti sacrifici che vanno sempre ricordati.

Ettore Beggiato

 

 

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