14 Febbraio 2026
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Asolo 1809, il piano per restaurare la Serenissima: due veneti ghigliottinati dai francesi

Il 1809 è un anno centrale nella seconda dominazione napoleonica della nostra Terra: è l’anno dell’insorgenza veneta nel quale migliaia e migliaia di patrioti veneti, che gli storici del regime chiamano “briganti”, si sollevarono contro l’esercito francese, è l’anno che a Schio (10 luglio) viene fondato un governo provvisorio nel nome di San Marco, è l’anno della sollevazione tirolese guidata da Andreas Hofer, è l’anno nel quale tanti popoli europei tentano di liberarsi dalla criminale occupazione napoleonica, ma nello stesso tempo è un anno insolitamente trascurato dalla storiografia ufficiale.

Basti pensare che prima del mio libro “1809:l’insorgenza veneta. La lotta contro Napoleone nella Terra di San Marco”(stampato nel dicembre 2007), l’ultimo libro dedicato al 1809 era stato quello, fondamentale, di Carlo Bullo “Dei movimenti insurrezionali del Veneto sotto il dominio napoleonico e specialmente del brigantaggio politico del 1809” stampato a Venezia nel 1899.

Cospirazioni per ripristinare la Repubblica Veneta

E proprio dal Bullo riparto per ricostruire una pagina tragica della nostra storia veneta, nella quale, ancora una volta, si dimostra quanto forte fosse l’assoluta devozione a San Marco, soprattutto nelle campagne venete.

Bullo scrive che “Nel Veronese si cospirava per ripristinare la repubblica di San Marco” (pag. 19) e che Giuseppe Pellizzoni e Gio Enrico Trieste furono “dannati nel capo ed esecutati in piazza Navona (Verona) il 24 gennaio 1809”.

Il conte Pellegrini-Trieste decapitato

Da qui parto con la mia  ricerca e trovo una prima conferma dall’autorevolissimo Alvise Zorzi che nel suo “San Marco per sempre” (1998) scrive a pag. 230:

“C’è anche chi gioca un gioco più grosso; e perde. Come il conte Giovanni Enrico Pellegrini-Trieste, avvocato di Asolo, condannato a morte e decapitato in piazza delle Erbe, a Verona, il 24 gennaio 1809 (aveva quarantun anni) per aver cospirato col proposito di restaurare il governo veneto. Forse, come è stato detto, era un ingenuo, certamente, come pure è stato detto, era una persona proba, alla quale non sembra andassero a genio la brutale torchiatura dei poveri (era segretario della Congregazione di carità, dunque a contatto quotidiano con la miseria) né le massicce soppressioni di ordini religiosi, di chiese e di confraternite attuate dal Regno Italico”.

Un piano per far rinascere la Repubblica Veneta

Del piano per far rinascere la Repubblica Veneta ne parla anche l’altrettanto autorevole storico veneto Roberto Cessi (1885-1969) che intitola “Una presunta congiura antifrancese ad Asolo nel 1808” una sua ricerca pubblicata in “Atti e Memorie dell’Accademia Patavina” (LVII – 1940-41 pag. 19-26) che stronca brutalmente Giuseppe Pelizzoni, chirugo bresciano, avventuriero che serviva alternativamente l’Austria e i Francesi, mentre definisce il conte Pellegrini-Triesteuomo onestissimo e integerrimo, che aveva nella famiglia lunga, nobile tradizione di studi e di professione, facilmente suggestionabile e dal cuore aperto” e più avanti:

Il Trieste si lasciò sedurre: le nostalgie del passato non erano in lui spente, e, se si doveva combattere per liberare la patria dall’oppressione straniera, dovevano esser fatte rivivere le tradizioni nazionali, alle quali l’animo suo era sensibile. In caso di sommossa, egli allora soggiunse, -ci si poteva unire- ma –occorreva  gridare Evviva San  Marco, essendo l’unico mezzo per riuscirne.”

Roberto Cessi: la nostalgia della Serenissima era viva

Il Cessi concludeva così la sua ricerca:

La nostalgia della Serenissima non era spenta, ma era ancora viva e capace di entusiasmare anime nobili; e non solo quelle, che avevano avuto parte nelle vicende dell’ultimo quarto del secolo XVIII, ma anche quelle della gente rurale, che, estranea alla partecipazione al governo, conservava il culto di San Marco, per secoli adorato come benefico protettore di tutta la terraferma. Il grido, lanciato con tanta passione dal co. Trieste, mentre scavava con le sue mani la propria fossa, Evviva S. Marco, era espressione di un sentimento assai radicato.”

Che il Giuseppe Pellizzoni fosse un personaggio decisamente ambiguo, squattrinato nonostante la laurea in chirurgia,  sempre pronto a cambiar bandiera,  una volta sul libro paga dei francesi, un’altra su quello degli austriaci,  ce lo conferma anche Enrico Pio Scattolini nel  suo pezzo pubblicato su “Atti e memorie volume XLI anno 1973” dell’Accademia Virgiliana di Mantova intitolato “La congiura Pellizzoni”, secondo il quale furono coinvolti e indagati diverse persone nel piano di liberazione del Veneto fra i quali i conti veronesi Gi.Battista Allegri, Luigi Fracanzani ed Antonio Perez, mentre il prete Santo della Valentina cappellano della chiesa di San Rocco a Venezia fu addirittura arrestato.

Voleva far risorgere il Veneto: ghigliottinato

L’altro sventurato protagonista della vicenda che gli costò la vita fu il conte Giovanni Enrico Pellegrini Trieste figlio del conte Pietro e della Contessa Laura di Cesana, avvocato, sposato con la nobildonna Chiara Fietta, nel “Libro d’oro della nobiltà italiana” trovo scritto che venne ghigliottinatodimostrando fino all’ultimo forza e serenità d’animo. La sentenza, in possesso della famiglia,  parla di  «imputato di delitto d’alto tradimento coll’aver macchinato, esteso e diramato un piano di rivoluzione diretto a sovvertire l’ordine pubblico ed a distruggere l’attuale sistema di governo per far risorgere il Veneto»“.

La sua grave colpa fu quella di imbattersi, nel settembre del 1808 in un caffè di Asolo in Giuseppe Pellizzoni che carpì la buonafede di un patriota veneto che sognava di ripristinare la Repubblica di San Marco, ma sia Alvise Zorzi che Roberto Cessi sottolineano la sua onestà e il suo prestigio.

I due ghigliottinati a Verona

Altri personaggi furono coinvolti in questa avventura e vengono citati nella sentenza del 17 gennaio 1809 che condanna a qualche mese di detenzione Alvise Tron e Lorenzo Gallina, mentre furono assolti Giacomo Giustinian, Girolamo Ascanio Molin, Giuseppe Priuli, Figioli Alessandro, Berro Bortolo, Salvagno Giuseppe. Giovanni Enrico Pellegrini Trieste e Giuseppe Pellizzoni furono condannati alla ghigliottina e la sentenza fu eseguita a Verona, in piazza Navona, vicino a Piazza delle Erbe  il 24 gennaio 1809.

Toni Alba – Acquerello. “10 luglio 1809 A Schio si è fondato il loro governo il maggior numero vuole San Marco.”

Figure degne di essere onorate!

Una vicenda che dimostra ancora una volta quanto amata fosse la Serenissima nella terraferma, quale forza avesse ancora il grido “Viva San Marco!” e come nella nostra storia veneta ci siano tante e tante figure nobili e idealiste  come quella del conte Pellegrini Trieste che meritano di essere conosciute e onorate.

Ettore Beggiato

L’immagine di Asolo è tratta da wikimedia commons.

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