Un uomo che ha insegnato al mondo intero è un grand’uomo; un uomo che ha rischiato la vita per le sue
idee è un eroe. Fra Paolo Sarpi è stato l’una e l’altra cosa per il bene dell’umanità.
Fra Paolo Sarpi, amico di Galileo
Fra Paolo Sarpi, al secolo Pietro Sarpi nacque a Venezia il 14 agosto 1552 e vi morì il 15 gennaio 1623. Teologo, storico, statista, filosofo, scienziato. Amico di Galileo Galilei e di altri scienziati e uomini di cultura in Italia e fuori, fu un protagonista riconosciuto della vita intellettuale e politica dell’Europa del suo tempo.
Fra Paolo Sarpi conseguì il dottorato in teologia presso lo Studio patavino nel 1578. Aveva cambiato il nome da Pietro in Paolo quando, all’età di tredici anni, entrò nell’ordine dei “Serviti” cioè l’Ordine dei Servi di
Maria.
Con Locke e Machiavelli
Anticipò nei suoi scritti il sensismo di John Locke filosofo inglese (i “sensisti” dicevano che ogni atto conoscitivo ha come unica fonte la sensazione materiale; si contrapponevano agli “empiristi” che affermavano l’importanza anche della riflessione, come attività distinta dalla sensazione) e condivise con Niccolò Machiavelli il concetto dell’illimitata sovranità dello Stato contro l’ingerenza politica della Chiesa che, secondo lui, deve disporre solo del potere spirituale.

In pratica, fra Paolo Sarpi vagheggiò una chiesa cattolica libera da cure terrene. Difatti la sua parola si fece arma di azione politico – religiosa, di smascheramento degli inganni della Chiesa che, tradendo la sua vocazione spirituale, aveva usurpato la sovranità dello Stato, anch’esso richiamato ai valori civili della sua missione laica.
La difesa della Repubblica
Fra Paolo Sarpi difese strenuamente la Repubblica di Venezia, di cui era consultore teologico, contro papa Paolo V che lanciò l’interdetto contro la regina dell’Adriatico. La Repubblica Veneta venne colpita dall’interdetto di papa Paolo V nel 1606 e fra Paolo Sarpi, nominato proprio in quella occasione Consultore della Repubblica, per averla difesa strenuamente, fu assalito a pugnalate.

L’attentato a Santa Fosca: sicari pontifici
L’attentato a Paolo Sarpi avvenne la sera del 5 ottobre 1607 a Venezia, al ponte di Santa Fosca (già ponte della Guerra, per le tradizionali lotte di pugni fra le fazioni avversarie della città, a opera di sicari giunti dallo Stato pontificio e in seguito là rifugiati.

L’agguato, conseguenza della scomunica pontificia contro Paolo Sarpi, proclamata nel gennaio 1607, era stato organizzato dalla Curia Romana e difatti la sera stessa i sicari, fuggendo, trovarono rifugio in casa del nunzio pontificio a Venezia.
Recognosco stilum romanae curiae
Fra Paolo Sarpi fu curato dal famoso medico e chirurgo Girolamo Fabrizio d’Acquapendente al quale disse che aveva riconosciuto nell’attentato lo “stile” della Curia Romana: “Recognosco stilum romanae curiae.” (“stilum” è l’accusativo, cioè il caso del complemento oggetto, di “stilus” o “stylus”, inteso come pugnale, ma anche come procedura).
“Stilus” o “stylus” in latino significa “strumento per scrivere su tavolette cerate”, una bacchetta appuntita da un capo per scrivere e appiattita dall’altro per cancellare; da questa parola derivano in italiano i due ulteriori significati di “stile”, come “modo di scrivere” o “modo di fare” e di “stile” come “stiletto” o “pugnale”.
La Serenissima dà una scorta a Sarpi
Da allora, per motivi di sicurezza, la Serenissima mise a disposizione di Paolo Sarpi una barca per gli spostamenti a Venezia e per lo stesso motivo, quando soggiornava a Padova, abitava in una casa al n. 88 di quel tratto di via Roma che allora si chiamava via Sant’Egidio, come ci ricorda una lapide all’esterno dell’edificio. (Via Roma venne creata soltanto nel 1900 unificando le quattro vie: Sant’Apollonia, Santa Giuliana, Servi, Sant’Egidio).
L’interdetto pontificio
L’interdetto pontificio contro la Serenissima, lanciato nell’aprile 1606, derivava dal fatto che il doge Leonardo Donà si era rifiutato di consegnare al nunzio pontificio due ecclesiastici, il canonico vicentino Scipione Saraceno, colpevole di molestie a una sua parente, e l’abate di Nervesa Marcantonio Brandolini, reo di omicidi e stupri.

Il Sarpi, invitato a Roma davanti al Sant’Uffizio per discolparsi dell’accusa di eresia, non vi si recò, ma rispose difendendosi con fermezza e coraggio. Scomunicato, continuò ugualmente a celebrare la Messa secondo la prassi cattolica.
La polemica contro il Concilio di Trento
Fra gli scritti di fra Paolo Sarpi primeggia la ”Istoria del Concilio di Trento”, opera profonda, ma soprattutto polemica, pubblicata a Londra nel 1619, con lo pseudonimo di “Pietro Soave”, presso lo stampatore Giovanni Billio.
Questa sua opera, messa all’ “Indice” dalla Chiesa, si diffuse con rapidità in tutta Europa, tempestivamente tradotta in latino, inglese, francese e tedesco. Altre opere principali: “Trattato dell’interdetto” e “Trattato intorno ai benefici”.
Sarpi cattolico tollerante
Giustamente Paolo Sarpi è stato definito un “tollerante cattolico in tempi di intolleranza”. Nel 1616 la Repubblica Veneta deliberò l’istituzione di un collegio di docenti che potesse concedere la laurea agli “artisti” (gli studenti di tutte le facoltà diverse da quella di diritto, i cui studenti erano detti “giuristi”) per autorità della Serenissima (“auctoritate veneta”) e non per quella di pontefici e di imperatori. Nel 1635 la medesima cosa fu fatta per i “giuristi”.
Sarpi e la Serenissima difendono i protestanti
Quando fu costituito il primo collegio, papa Paolo V pretese che anche all’Università di Padova il laureando fosse costretto a pronunciare una “professione di fede” (pubblica dichiarazione della propria
appartenenza alla religione cattolica).
Allora fu chiesto il parere di fra Paolo Sarpi, consultore della Repubblica Veneta e autore della politica veneziana nei riguardi dei protestanti, fossero mercanti del fondaco dei Tedeschi a Venezia o scolari dello Studio di Padova.
Niente giuramento di fede per i laureandi
Sarpi rispose che quella “professione di “fede” non era mai stata richiesta ai conti palatini (i più alti funzionari del Sacro Romano Impero Germanico), ai quali la Repubblica Veneta ora si sostituiva, che quel giuramento non era un sano espediente contro gli eretici occulti, che veniva inteso dagli stranieri come un atto di vassallaggio al papa, che per carità cristiana si doveva considerarecattolico ognuno del quale non risultasse il contrario, che, fosse lo studente dottorando in filosofia o in medicina, non si pretendeva di farne un buon teologo e che quella “professione di fede” avrebbe distrutto l’Università di Padova.
Libertà di coscienza e di culto
La Repubblica Veneta seguì il consiglio del Sarpi. La Serenissima non dimenticò i superiori interessi della sua politica di Stato sovrano, appoggiando così la strenua lotta degli studenti tedeschi per la libertà di coscienza e di culto.
La battaglia, in cui la Serenissima ebbe, senza esitazioni, al fianco il suo teologo-consultore, il Sarpi, con la sua grande dottrina di storico e di canonista (esperto di diritto della Chiesa), trascese le note contingenti questioni giurisdizionali per assurgere ad una lotta di princìpi nel campo politico.
L’amicizia con Galileo
Sarpi fu amico e interlocutore scientifico di Galileo Galilei. Grazie a Sarpi, Galileo venne a sapere
di un nuovo strumento messo a punto in Olanda per vedere più vicine le cose lontane e sempre grazie a lui il
Senato veneziano si interessò allo strumento perfezionato dallo scienziato.
I due si confrontarono su molti
argomenti a carattere scientifico, ed è proprio in una celebre lettera indirizzata al religioso, il 16 Ottobre del
1604, che Galileo enunciò la legge sulla caduta dei gravi in cui viene stabilita la proporzionalità tra gli spazi
percorsi dalla quiete e il quadrato dei tempi.
L’umile tomba di un grande
Le ceneri di fra Paolo Sarpi riposano a Venezia, nella chiesa di San Michele in Isola; sono indicate da una pietra tombale nel vestibolo, di fronte alla porta d’ingresso. Sono state trasportate qui nel 1828 quando venne soppressa la chiesa dei Servi dove erano conservate. Umilissima tomba per un personaggio così grande!

A Venezia, Paolo Sarpi è ricordato da una statua in bronzo in Campo Santa Fosca, presso il luogo dell’attentato; è un’opera del 1892 dello scultore Emilio Marsili. Inoltre, nel Pantheon Veneto di Palazzo Loredan, in Campo Santo Stefano n. 2945, c’è un busto in marmo anteriore al 1847 di Angelo Cameroni, che un tempo si trovava nella loggia superiore interna di Palazzo Ducale.
Sarpi e Giordano Bruno
A Padova, Paolo Sarpi è ricordato da un busto in marmo nella cosiddetta Basilica di Palazzo del Bo. Per l’importanza del suo pensiero e il coraggio nel sostenerlo, Paolo Sarpi è ricordato anche a Roma, in Campo de’ Fiori, in uno degli otto medaglioni in bronzo, ritratti di liberi pensatori, inseriti nel basamento di granito della statua in bronzo di Giordano Bruno.
Giulio Bertaggia








