1 Dicembre 2021
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Addio a Federico Fontanella, avvocato e scrittore ma prima di tutto, veneziano

Federico Fontanella, noto avvocato e scrittore veneziano, è morto il giorno di Pasqua, 4 aprile 2021, all’ospedale di Belluno.

Federico Fontanella è stato un avvocato, politico e scrittore veneziano. Era nato il 28 aprile del 1930, a Venezia. Ha esercitato l’avvocatura per oltre sessant’anni, è stato a lungo giudice conciliatore a Burano, presidente della Commissione Regionale di Controllo, presidente dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Venezia, segretario provinciale della Dc.

La passione di scrivere

Lasciata la professione di avvocato, si è dedicato alla sua passione: scrivere. Con gli editori veneziani Albert Gardin (Editoria Universitaria) e Giovanni Distefano (Supernova) ha pubblicato decine di libri, che hanno sempre avuto a Venezia e in Terraferma un pubblico fedele e appassionato.

Federico Fontanella, No tuti i mati xé in manicomio. Copertina

 

Ricordiamo il celebre “No tuti i mati xé in manicomio”, e i numerosi volumi di racconti, spesso veneziani e autobiografici.

Le sue poesie nei bacari a Venezia

E poi i libri di poesie, spesso in lingua veneta, come il notissimo “Ostarie Venexiane” , poesie che è facile incontrare esposte nei bacari a Venezia, a mo’ di quadri,  illustrate dai disegni dell’amico, pure lui recentemente scomparso, Luciano Dall’Acqua, grande pittore e scultore in vetro.
Tra gli scritti di altra natura, molto amato è il racconto storico  sulla figura di Antonio Margarini, martire della resistenza veneziana all’invasione napoleonica nel 1797, pubblicato con la prefazione di Lorenzo Fogliata.

Federico Fontanella, Antonio Margarini ovvero La sera del 12 maggio 1797. Copertina

Il rimpianto di non essere stato tra i Serenissimi

L’autore ricordava l’impresa dei Serenissimi del 1997 e rimpiangeva di non essere salito anche lui, insieme a loro, sul Campanile.
Federico Fontanella ha sempre utilizzato il calendario veneto, datando “more veneto” non solo le corrispondenze private ma anche, spesso, gli atti ufficiali.
E si è sempre dichiarato di nazionalità veneziana, raccontando con orgoglio di non essere veneziano per caso: la madre, emigrata in Francia, a Parigi, nel 1930 si sobbarcò un viaggio in treno, da sola, quando mancavano pochi giorni al parto. Sbarcò a Venezia, fece nascere veneziano il figlio, lo registrò in Comune e si rimise sul treno per Parigi.

Il trasferimento in Alpago

Da qualche anno si era trasferito in Alpago, terra di origine della famiglia della moglie, da tempo gravemente malata e scomparsa nel 2019.

E’ morto all’ospedale di Belluno, in isolamento ma con la figlia Alessandra al fianco, il giorno di Pasqua, 4 aprile, a mezzogiorno, mentre suonavano le campane della Risurrezione.

L’ultimo saluto ai figli e la bandiera della Serenissima

La sera del sabato santo, sentendo arrivare la sua ora, rifiutando l’intervento chirurgico che i medici gli proponevano, ha fatto dal telefonino una serie di videochiamate ai figli e ai nipoti per congedarsi da loro e dare loro la sua benedizione.

Ha chiesto due sole cose: di venir sepolto a Pieve d’Alpago accanto alla moglie Leda, e di avere con sé la bandiera della Serenissima.

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