Il capolavoro di Vittore Carpaccio, la pala “Madonna con Santi” ritorna a Pirano, in Istria, nella chiesa di San Francesco per la quale nel 1518, sotto la Repubblica Veneta, il grande pittore, che nacque a Venezia e morì a Capodistria, la concepì e la realizzò.

La pala, che sullo sfondo ritrae scorci della città di Pirano, stava da secoli sull’altar maggiore della chiesa francescana di Pirano, e venne sgomberata dall’Istria all’inizio della Seconda Guerra Mondiale, e custodita (e splendidamente restaurata) nel complesso della Basilica del Santo, esposta poi nel Museo Antoniano, in Padova.
Il ritorno della pala
Nel pomeriggio di giovedì 4 settembre 2025, alle 16, la pala di Carpaccio, proveniente da Padova, ritornerà sull’altar maggiore della sua chiesa francescana di Pirano, e sarà salutata nel corso di un evento ufficiale.

Il ritorno dell’opera a Pirano avviene infatti nell’ambito della visita in Slovenia del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, e per volontà dei francescani di Padova e dei confratelli del convento francescano di Pirano.
Dalla Serenissima alla Serenissima
Non è una restituzione dall’Italia alla Slovenia, ma un ritorno dalla Serenissima alla Serenissima.

Un ritorno in fratellanza veneta, che favorisce e chiede, alla Slovenia e agli altri Stati moderni che oggi governano l’Istria veneta, di fare altrettanto, di non negare l’elemento veneto che è nella loro storia, nella loro lingua, nelle pietre e nella bellezza delle città, ma anzi di andarne fieri, di valorizzarlo e coltivarlo – a partire dalla lingua e dalla toponomastica – come parte essenziale dell’identità istriana.
Il comunicato di VenetiNet
Non troviamo di meglio, per spiegare il nostro pensiero, che condividere il comunicato che la meritoria associazione VenetiNet ha diffuso per l’occasione.
“Domenica scorsa 30 agosto – è il comunicato di VenetiNet – si è tenuto a Padova un evento importante per il Veneto e la sua gente: ” Il saluto a Carpaccio” che celebra il trasferimento del dipinto ” Madonna con Santi” a Pirano nell’Istria Veneta.
Non è un atto dovuto – afferma VenetiNet –. Lo Stato sloveno esiste da pochi decenni e le sovranità su Pirano, precedenti alla rimozione della pala, furono la Repubblica Veneta, l’Austria e l’Italia, non la Yugoslavia e men che meno la Slovenia.
Il legame con Venezia
“In questo senso hanno ragione le associazioni degli esuli allorquando ricordano che le pretese di “restituzione” furono già esaminate e respinte nel 2005 giacchè l’art.12 del trattato di Pace del 1947 non riguardava in alcun modo le opere spostate nel 1940 da territori allora italiani verso altri territori italiani.
il ritorno della pala di Carpaccio a Pirano – annota VenetiNet – rinnova il forte e lungo legame tra Venezia e la città istriana ed è anche importante per la novità che stabilisce nelle relazioni tra stati a proposito del problema della ricollocazione delle opere d’arte nel proprio contesto originario.
Musei o esposizioni di refurtive?
“La percezione moderna dell’opera d’arte assegna particolare importanza all’ ambiente nel quale sono state create sia per la collocazione (chiesa, palazzo o piazza), che per l’ambito culturale.
“A questa visione che si sta affermando anche nelle relazioni tra stati si contrappone uno spettacolo deprimente di alcuni musei, vere esposizioni di refurtive da razzie perpetrate a Venezia, opere strappate al loro contesto con metodi e sistematicità del tutto simili alle pratiche naziste.
Auspichiamo – scrive VenetiNet – che questo nuovo clima culturale e di fiducia tra istituzioni suggerisca ai responsabili di alcuni musei un cambiamento in questo senso.
Opere venete recluse in Francia ma anche a Brera
“Anche la modalità di fruizione dell’opera d’arte – ricorda VenetiNet – è ora basato sulla completezza del contesto, infatti molte esposizioni (tra l’altro di grande successo) sono organizzate sulla loro ricollocazione nell’ambiente originario o sul riassemblaggio di opere già smembrate.
E’ un processo culturale lento ma presente per cui non si sopporterà più che una predella dipinta non stia con la sua pala completa a San Zeno a Verona, ma sia reclusa in un corridoio francese, così come i Carpaccio, i Bellini ed i Tintoretto appesi alle anonime pareti di Brera.
Unità di civiltà sulle sponde adriatiche
“Se tutti facessero il loro dovere, allora la partenza di Carpaccio non sarebbe una perdita, ma motivo di orgoglio nel ripristinare l’unità di civiltà sulle sponde dell’Adriatico; sarebbe il segnale di un indirizzo nuovo, civile e doveroso al quale l’Italia dovrebbe pretendere che Parigi e Vienna in primis si adeguassero.
Per ora purtroppo – conclude VenetiNet – riteniamo che la restituzione denunci solo le debolezze delle politiche nazionali“.
Ettore Beggiato







