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Home Mondo Veneto

Una “Via Roma” in tutti i paesi: il decreto di Mussolini tuttora in vigore…

Alvise Fontanella by Alvise Fontanella
29 Dicembre 2024
in Mondo Veneto
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Una “Via Roma” in tutti i paesi: il decreto di Mussolini tuttora in vigore…

Via Roma, anche i paesi più sperduti ebbero l'ordine di intitolare una via alla Capitale

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Quante Via Roma ci sono, nell’Italia di oggi? Ebbene, tra vie, viali, corsi e piazze, sono 7.870. E poiché nella Penisola si contano 7.904 Comuni, si potrebbe assegnare una medaglia al valor civile ai 34 Comuni che eroicamente disobbediscono.

Perché è proprio così: non dedicare al nome di Roma una delle vie principali è, per un Comune italiano, quasi un meritorio atto di disobbedienza civile. Qualcuno che conosca poco l’Italia potrebbe forse pensare che la quasi totalizzante diffusione di “Via Roma” nella toponomastica dei Comuni italiani derivi da un moto spontaneo, un gesto d’amore, uno slancio unitario che abbia fatto del nome della Capitale un simbolo dell’agognata unità del Paese.

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Via Roma, ordine di Mussolini

E invece no: la popolarità di Via Roma deriva da un obbligo. Un’imposizione, un ordine del Fascismo. Nella malaunità d’Italia, l’adesione ai simboli italo-unitari deve venire imposta per decreto. Si cominciò, per la verità, già dopo la breccia di Porta Pia. Ma fu il governo Mussolini, nel 1931, a imporre a tutti i Comuni d’Italia di dedicare “una via non secondaria” al nome di Roma. Le circolari dei Prefetti ai Podestà ribadirono l’ordine del governo fascista, e prontamente i Podestà si adeguarono.

Mussolini, 1931. Ordine a tutti i Comuni di intitolare una strada non secondaria al nome di ROMA. Immagine da Archivio Beggiato

E pazienza, naturalmente, se ci si fosse limitati alle città di una certa importanza, magari ai Comuni capoluogo. Nossignore: la follia doveva pervadere l’Italia tutta, fino all’estremità delle valli, fin nei paeselli di campagna. Ogni più sperduto e remoto abitato doveva pagare il suo tributo alla Roma tornata imperiale, cancellando o spostando in periferia il nome dei personaggi locali, le vere glorie di ogni paese, per proclamare al loro posto il nome foresto di Roma, architrave della retorica fascista e nazionalista.

L’ossessione tutta italiana

E si tratta di un’imposizione tutta italiana: nessun altro Paese ha mai imposto per decreto a tutti i Comuni, a tutte le città grandi e piccole, fino ai paesi di poche centinaia di abitanti, di fare omaggio alla Capitale dello Stato. Neppure Paesi fortemente centralisti come la Francia: dove si incontrano, perlopiù nelle città maggiori, qualche decina tra Boulevard de Paris, Place de Paris, Avenue de Paris e Rue de Paris. Nulla di paragonabile all’ossessione italiana.

Piazzale Roma a Venezia

Fiorirono così, da un giorno all’altro, per mussoliniano decreto, nell’Italia della dittatura fascista, migliaia e migliaia di Via Roma, Viale Roma, Corso Roma, Piazza Roma, Ponte Roma e via romanamente inaugurando a braccio teso.

Venezia 1933. Benito Mussolini inaugura il Ponte del Littorio e Piazzale Roma. Cartolina

 

A Venezia, all’approdo in città del Ponte del Littorio, il nuovo grande piazzale venne naturalmente battezzato Piazzale Roma. Era il 1933. Caduto il Fascismo, il Ponte del Littorio venne prontamente rinominato Ponte della Libertà, ma il nome di Piazzale Roma, fascista quanto il nome di Ponte del Littorio, ahimé rimane a imperitura memoria del Duce, come se il decreto di Mussolini fosse tuttora in vigore.

Via Toledo a Napoli

Dovete sapere che a Napoli, nel Cinquecento, una grande fogna a cielo aperto attraversava la città. E fu merito del Viceré spagnolo dell’epoca, don Pedro Alvarez de Toledo, aver coperto la fogna realizzando al suo posto la splendida strada che ancor oggi si ammira, una delle più eleganti di Napoli, che collega Piazza Plebiscito con Piazza Dante. Ebbene, quella via, da sempre, portava orgogliosamente, e giustamente, il nome del Vicerè che la volle e che sostenne personalmente le spese per la sua realizzazione: Via Toledo.

Don Pedro Alvarez de Toledo, vicerè di Napoli, in un ritratto d’epoca. Foto Sailko, lic. CC

Quasi quattro secoli dopo, tuttavia, la presa di Roma nel 1870, e poi il decreto di Mussolini, non lasciò scampo al Vicerè di Napoli: ed ecco che l’antica Via Toledo, che raccontava qualcosa della storia della città, venne banalizzata in Via Roma. Ai napoletani l’esproprio non piacque per nulla: ci fu una mezza insurrezione, tant’è vero che le autorità del neonato Regno d’Italia furono costrette a ripiegare, e la targa stradale venne corretta in “Via Roma già via Toledo“.

Il coraggio del sindaco comunista

Il compromesso resse per un secolo, fino al 1980, ma molti napoletani continuavano a chiamare la strada col nome antico e locale. E finalmente in quell’anno un sindaco comunista, Maurizio Valenzi, ebbe il coraggio della verità e restituì alla strada il suo nome storico: Via Toledo, e basta. C’è da chiedersi se gli eredi politici di quel Partito Comunista, oggi schierati contro le autonomie, divenuti araldi del centralismo più bieco, farebbero la stessa scelta. Per la cronaca, comunque, una Via Roma a Napoli è ritornata, ma è a Scampia…

Il caso di Milano

Quasi analogo, ma anche più esplicito nel suo valore di disobbedienza, il caso di Milano: quando il Podestà, nel 1931, ricevette l’ordine di dedicare a Roma una via “non secondaria”, scelse ovviamente l’antico Corso di Porta Romana, ribattezzandolo Corso Roma: una decisione che banalizzava l’originale pianta di Milano, i cui assi principali hanno da sempre il nome delle Porte della città verso le quali s’irradiano.

LEGGI ANCHE Toponimi veneti italianizzati a forza: il caso di Valzella in Alpago

Caduto il Fascismo e massacrato orribilmente il Duce, i milanesi non videro l’ora di scalpellare la targa di Corso Roma, rimettendo al suo posto il nome storico di Corso di Porta Romana. E Milano è a tutt’oggi la città più importante d’Italia, e l’unico capoluogo di Provincia e di Regione, che non abbia una Via Roma.

Mirano: via Gramsci ex via Roma

Dopo Milano, ecco Mirano: la cittadina veneta, caduto il Fascismo, cancellò felicemente anch’essa il nome di Via Roma che le era stato imposto di adottare in pieno centro, ribattezzando la strada come Via Antonio Gramsci: non esattamente una gloria locale, ma almeno un grande federalista, agli antipodi del nazionalismo e del centralismo fascista che aveva imposto alla via il nome di Roma.

Il ritorno di Roma: ma in periferia

Ma decenni dopo, addirittura nel 2007, qualche bello spirito – forse gli stessi ambienti che volevano il ritorno di Piazza Martiri della Libertà al nome di Vittorio Emanuele II, con tanto di monumento al Re, e spostando altrove il monumento al Partigiano – si lamentò della mancanza di una Via Roma a Mirano, unico Comune del circondario a non omaggiare l’inclita Capitale. Come si poteva permettere una tale ignominia?

E così Mirano si allineò nuovamente, 76 anni dopo, al decreto di Mussolini del 1931. Ma lo fece a metà battezzando Via Roma non una delle vie principali, ma la strada di un nuovo quartiere popolare di periferia, quasi all’estremità del centro abitato.

I Comuni “Via Roma free”

Tra i pochi Comuni a non avere più una Via Roma dopo la caduta del Fascismo, potremmo chiamarli “Via Roma free”, i Comuni ritornati ai nomi storici che onorano fatti e personaggi locali, restano, impavidi, Cividale del Friuli, Conegliano, Dolo, Este, Farra di Soligo, Fiesso d’Artico, Grigno, Mira, Moena, Noale, Riese Pio X. E poi Cavallino-Treporti, che si è scorporato da Venezia nel 1999 e quindi una Via Roma non è mai stato obbligato ad avere.

Una menzione d’onore a tutti!

 

 

Alvise Fontanella

 

 

 

 

 

 

 

 

Tags: fascismotoponomasticavia roma
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