26 Novembre 2022
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Restituito a Venezia dopo secoli il busto del Doge Giovanni II Corner. Il grazie di Zaia

Il busto del Doge Giovanni II Corner, che era stato battuto all’asta a giugno, e aggiudicato ad un privato, è stato restituito a Venezia e donato alla Regione Veneto. L’associazione VenetiNet ha lanciato un Comitato per il recupero del busto, e al grido di “Riportiamolo a Venezia” ha varato una raccolta fondi che ha permesso di ricomperare il busto marmoreo per la somma di 36mila euro, e di evitare che l’opera venisse ceduta ad acquirenti stranieri.

Il busto del Doge visto di profilo, una fattura di altissimo pregio

“Oggi un pezzo importante di storia veneziana e veneta – ha commentato il presidente della regione Veneto, Luca Zaia – dopo secoli, torna nella città a cui era stato destinato e da cui, in tempi oscuri, era stato a lungo portato via”.

Zaia: l’opera non andrà più via da Venezia

“Grazie alla sensibilità ed all’amore per la cultura di un gruppo di veneti, tutta la nostra comunità si riappropria di una testimonianza preziosa della Serenissima, comune denominatore nelle tradizioni, nelle espressioni culturali e nell’identità di tutti veneti.
Il busto del Doge Alvise Pisani (foto gentilmente concessa dalla Casa d’Aste Eurantico)
A nome di tutta la Regione – ha detto Zaia – esprimo la mia gratitudine per un vero atto d’amore. L’opera resterà esposta a Palazzo Balbi e ci impegniamo a non farla andar più via da Venezia”.

Il Doge della vittoria del 1716 contro i Turchi a Corfù

Il busto ritrae Giovanni II Corner, che fu Doge dal 1709 al 1722. Sotto il suo dogado, la Serenissima riportò nelle acque di Corfù una strepitosa vittoria contro i Turchi, nel 1716. Fu allora che Antonio Vivaldi compose la celeberrima Juditha Triumphans, per molti unico vero inno della Serenissima. ASCOLTALO
 L’opera in marmo, di notevole pregio artistico, era scomparsa nell’Ottocento da Ca’ Corner a San Polo e se ne erano perse le tracce. Riapparsa sul mercato antiquario, è stata consegnata alla Regione dal dottor Marco Michielli, dall’Associazione Veneziana Albergatori, attraverso il presidente Vittorio Bonacini, e dal Comitato per il recupero del busto, rappresentato dal professor Antonio Scipioni, dopo l’acquisizione in seguito ad un’asta, battuta a Viterbo lo scorso 24 giugno.

Zaia: in questo dono tutto lo spirito veneto

“Grazie anche all’Associazione VenetiNet – ha detto Zaia – che ha lo scopo di diffondere la storia veneta e si è impegnata per il salvataggio della scultura. In questo dono c’è tutto quello spirito veneto che in passato ha fatto grande proprio il modello della Serenissima. Uomini e donne del fare, che si sentono parte di una comunità e scelgono di attivarsi per essa in prima persona”.
“Qui, nessuno ha pensato di creare un movimento di opinione o protesta per far recuperare alle istituzioni l’opera- ha annotato il presidente Zaia – C’è, invece, una cordata in cui ognuno volontariamente e responsabilmente ha messo mano al portafoglio perché tutti possano riappropriarsi di un pezzo storico della loro vita di popolo. Così, il busto testimonia un passato illustre ma anche un presente di alto senso civico”.

Il busto era riapparso qualche tempo fa da una collezione privata – QUI il link alla notizia di Serenissima News – ed era inizialmente considerato il monumento funebre del Doge Alvise Pisani, che ne ornava la tomba all’isola della Certosa, e scomparve duecent’anni fa durante le devastazioni napoleoniche.

L’esposto dell’Ufficio Dogale di Albert Gardin

Per questo motivo, considerando l’eventualità di una possibile sottrazione illegittima da Venezia, l’Ufficio Dogale di Albert Gardin, nella persona di Silvano Viero, aveva presentato un esposto, tendente a far accertare la natura e la provenienza del monumento, e chiedendo, in questo caso, che il busto fosse ritirato dalla vendita e restituito a Venezia per essere esposto al Museo Correr.

L’interrogazione del prof. Stefano Zecchi (PdV)

Il caso del busto dogale riapparso è stato inoltre oggetto di una interrogazione del professor Stefano Zecchi, consigliere comunale a Venezia per il Partito dei Veneti. “Il Comune di Venezia si attivi perché il settecentesco busto marmoreo del Doge Alvise Pisani sia restituito alla città” aveva chiesto il Partito dei Veneti, annunciando l’interrogazione al sindaco del professor Stefano Zecchi.

Il busto del Doge Alvise Pisani e il consigliere del Partito dei Veneti, Stefano Zecchi

Zecchi notava la “contraddizione” tra lo sforzo organizzativo ed economico che fu messo in campo dalle istituzioni veneziane per riportare in città la statua di Napoleone abbattuta duecent’anni fa, e il disinteresse del Comune a restituire a Venezia un monumento che a Venezia appartiene.

Doge Giovanni II Corner, non Alvise Pisani

Gli studi sul busto dogale – condotti da un noto esperto veneziano, il prof. Dino Levorato – hanno successivamente portato a ritenere che il busto non sia del Doge Alvise Pisani, ma di un suo predecessore, il Doge Giovanni II Corner, il doge della vittoriosa guerra di Corfù contro i Turchi.

 

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