23 Aprile 2024
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“Detti veneziani ovvero a Venezia si dice ancora così” di Eugenio Vittoria

I mercatini dell’antiquariato sono vere e proprie miniere per libri ormai introvabili; recentemente ho preso il volume di Eugenio VittoriaDetti veneziani ovvero A Venezia si dice ancora così” stampato dall’Editrice Evi di Venezia nel febbraio 1976.

Il volume, 272 pagine, si divide in una prima parte nella quale vengono spiegati modi di dire e proverbi: Va a ramengo, Viva Samarco, Muso da Samarco spegazzà, Che legnada che gà ciapà i turchi, Aver el tesoro de Samarco, I lo gà messo in cheba, Samarco par forza e tanti altri.

Ecco come viene spiegato il detto “Che legnada che gà ciapà i turchi”:

“Il detto sembra sia nato nella parlata veneziana dopo la famosa vittoria di Lepanto. Si viveva allora a Venezia giorni di grande animazione per la battaglia in corso che doveva vedere le armi veneziane e cristiane vittoriose. I turchi che abitavano a Venezia appena giunse la notizia della vittoria si ritirarono di gran fretta ne loro fondaco. La gioia dei veneziani si sprigionò quando arrivò a Venezia “L’Angelo Gabriele” galea veneziana, portando la buona notizia.

La galea entrò in porto “sparando tutta l’artellaria e suonando molti strumenti in segno di suprema allegrezza”. Tutto il popolo quasi in delirio si riversò sulla piazza e con unanime slancio di devota riconoscenza, prostrato innanzi alla basilica d’oro, intonò insieme il cantico della vittoria con l’inno grazie a Dio e a S. Marco.

Le botteghe e i fondachi si chiusero d’un subito come per pubblica festa e a molte porte si oppose argutamente la scritta: “chiuso per la morte dei turchi”; tutte le finestre furono ornate di drappi e di bandiere, in capo del ponte di Rialto fu inalzato un arco trionfale e per tre giorni sonarono continuamente a distesa le campane di tutte le chiese.

Per i Turchi fu proprio una disfatta, persero 50 mila uomini, 177 galere e i prigionieri furono più di 5000. Anche ai nostri giorni il detto viene indirizzato a chi perde o si trova dalla parte del peggio.

I veneziani erano impegnati dai Turchi in molte guerre e il Turco aveva esasperato tanto da meritarsi tutto quello che era smoderato e sorsero così “fumar, magnar, bever, biastemar come un turco”.

Ma il popolo commentava tutti i fatti con canzoni popolari che descrivevano esattamente l’animo veneziano. In quel tempo si cantava così:

“Co vedo un turco el sangue se me infiama;

Farghe la festa mi voria a dretura;

Come un fio che a difesa de la mama

No ga gnanca del diavolo paura.”

Da ricordare infine che per la vittoria di Lepanto troviamo un “Ordine et dichiarazione di tutta la mascherata fatta nella città di Venezia la domenica di carnevale del 1571 per la gloriosa vittoria contro i Turchi”, nel quale si descrive il giubilo del popolo.”

Troviamo poi le “Principali regole di fonetica del dialetto veneziano” e la “Coniugazione del verbo in veneziano con relativa traduzione”; ecco  come l’autore coniuga il verbo essere indicativo:

Mi son o mi so

Ti ti xe

Lu xe o l’è

Nu semo

Vu se’

Lori xe

Chiude il volume un piccolo dizionario veneziano-italiano.

Eugenio Vittoria nato a Venezia il 18 marzo 1918 è stato scrittore, giornalista ed editore; scrisse diversi volumi tutti incentrati su Venezia tra i quali “I cavalli di Venezia”, “Curiosando Venezia”;  scrisse anche una Storia di Mestre e fondò la casa editrice “Evi”; è mancato  il 10 febbraio 1999.

 

Ettore Beggiato

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