14 Aprile 2024
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Buso dei Briganti, rifugio dei patrioti veneti sul Monte Cinto, nei Colli Euganei

Il Buso dei Briganti: è sul Monte Cinto, nei Colli Euganei. Situato in una posizione spettacolare, dove si domina la pianura sottostante che arriva fino ai Monti Berici, fu rifugio dei patrioti veneti (chiamati sbrigativamente Briganti) che nel 1809 insorsero contro la criminale occupazione napoleonica.

Fu una serie di moti, di insorgenze che segnò l’intero territorio veneto, con una particolare partecipazione nell’Alto Vicentino, dove, il 19 luglio 1809 fu fondato un governo veneto nel nome di San Marco; è l’epoca dell’insorgenza tirolese guidata dall’eroe nazionale Andreas Hofer che riuscì più volte a sconfiggere l’esercito francese.

 

Ma fu l’intera Europa a sollevarsi contro i crimini napoleonici, a partire dalla Spagna dove il sacrificio dei patrioti spagnoli venne immortalato dal capolavoro di Francisco Goya.

F. Goya “Il tre di maggio” – Madrid, Museo del Prado (da wikimedia commons)

Il Buso e la banda di Stella

Il buso ritornò ad essere utilizzato come nascondiglio più tardi dalla banda di Giovanni Stella nato a Noventa Vicentina il 10 settembre 1767 e giustiziato a Padova il 2 ottobre 1812, le cui gesta vengono ancora ricordate in zona con l’espressione “El ghe n’a fato pezo de Stela”.

Colli Euganei, Monte Cinto. Panorama dal Buso dei Briganti (foto di Lollynna, licenza CC)

Più tardi attorno al 1848  le bande ritornano ad essere particolarmente attive, guidate in zona da un disertore austriaco, Antonio Magagnin,  e la repressione dell’Austria fu durissima: oltre mille  veneti vengono condannati (all’interno c’era un po’ di tutto, malfattori, ma anche qualcuno  che voleva togliere ai ricchi per darlo ai poveri, c’era chi sognava il ritorno di San Marco, la Repubblica Veneta di Daniele Manin era, in fin dei conti, appena tramontata) e ben 414 furono fucilati.

La leggenda del brigante eremita

La leggenda vuole che proprio nel buso vivesse a lungo un “brigante” che era riuscito a sfuggire agli sbirri, cambiò vita e diventato vecchio con la lunga barba bianca veniva considerato alla stregua di un eremita, un saggio al quale rivolgersi; un giorno un boscaiolo scivolò e si ruppe una gamba. L’eremita sentì le sue grida di dolore e lo portò sulle proprie spalle fino al paese e il giorno dopo fu trovato morto poco lontano per lo sforzo compiuto: il suo cuore aveva ceduto.

Un mandorlo nacque in quel posto e ancor oggi è il primo che fiorisce ogni primavera (leggenda raccolta da Danilo MontinI Colli Euganei nella memoria”).

Ettore Beggiato

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