26 Novembre 2022
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Manifesto del F.I.S. (Fronte per l’indipendenza della Sardegna)

F.I.S. (Frùntene pro s’indhipendhentzia de sa Sardinnia)

(Fronte per l’indipendenza della Sardegna)

MANIFESTO

Obiettivo strategico della rinata formazione politica resta il raggiungimento dell’indipendenza della Sardegna, che in tal caso si distaccherebbe dallo Stato italiano, senza escludere che – in un secondo momento – possa avere con questo rapporti di buon vicinato e collaborazione; analoghi rapporti si vorrebbe poter stabilire con tutti gli altri Stati.

La presa di coscienza del nostro popolo

Tempi e modi dell’operazione saranno dettati dalla situazione storica, interna ed internazionale, dal grado di presa di coscienza del nostro popolo e da quello che sarà l’atteggiamento e il comportamento dei governanti italiani. Ci si augura che questi ultimi mostrino saggezza e lungimiranza. Non ci si aspetta un percorso agevole, ma si è preparati spiritualmente ad affrontare le innumerevoli difficoltà che si presenteranno; nel tempo, a seconda dei bisogni ci si fornirà anche dei sostegni materiali.

Evitare violenza e intolleranza, anche verbale

Il F.I.S. agirà in modo da ridurre al minimo, o evitare del tutto, ogni manifestazione di violenza e di intolleranza, anche verbale, nei confronti degli stranieri, italiani e non, presenti in Sardegna e non ancora integrati con la popolazione indigena. Analogo comportamento sarà tenuto nei riguardi dei Sardi militanti in partiti italiani e in organizzazioni “sardiste”, qualora queste ultime fossero avversarie della nostra formazione politica.

Il F.I.S. considera ‘sardo’ chi, vivendo in Sardegna o altrove, persegue i suoi e i nostri obiettivi, studia la nostra storia, impara la nostra lingua, la fa insegnare ai suoi figli.

Classe dirigente succube dell’Italia

Ciò nonostante si è ben consapevoli che la lotta sarà dura perchè l’Italia ha estremo interesse al possesso dell’Isola, non altrettanto al suo sviluppo, siamo convinti anzi che ritenga utile mantenerci nel sottosviluppo, purchè questo non scenda al disotto di un certo livello, e ciò non per amore ma per ridurre le possibilità di rivolte: una Sardegna progredita pretenderebbe spazi più ampi in tutti i settori e sopporterebbe malvolentieri i vincoli attuali; è bene, dunque, che resti nel limbo.

Il F.I.S., sulla base dell’evidenza storica, può affermare senza tema di smentita che, nel corso dei secoli, dalla penisola iberica e da quella italiana sono derivati i peggiori mali per la Sardegna e che questo abbia ritardato in modo determinante i progressi del nostro popolo, non solo per quanto riguarda il raggiungimento dei beni materiali ma anche per aver impedito la formazione di una adeguata classe dirigente, che ancora oggi è in gran parte succube dell’Italia e scarsamente funzionale ai nostri bisogni.

Dalla dominazione romana a quella italiana

Vogliamo ricordare molto brevemente i danni incalcolabili prodotti dalla dominazione romana (repubblicana e imperiale), dalle Repubbliche marinare di Genova e Pisa, poi dalla dinastia sabauda e successivamente dai governi italiani. Senza dimenticare che l’oppressione catalano-aragonese e poi della Spagna intera, hanno ridotto le nostre popolazioni in condizioni di estrema miseria e sottosviluppo.

Se oggi siamo quel che siamo non lo dobbiamo solo a noi stessi: siamo stati sottoposti per più di duemila anni ad una pressione talmente feroce che è già un miracolo che questo popolo sia riuscito a sopravvivere. Ora è il momento di porre rimedio.

La lotta per l’indipendenza

Il F.I.S. è una formazione plurale per quanto riguarda l’ideologia sociale, esso in primo luogo tenderà ad affrontare e risolvere il problema nazionale, lasciando ad un momento successivo la dialettica politica interna con la sua democrazia parlamentare; pertanto è fuori dal nostro orizzonte l’idea del partito unico, qualsiasi possa essere il suo colore.

Nel mentre che procede la lotta per l’indipendenza, i Sardi avranno da affrontare i problemi quotidiani, pertanto gli esponenti del F.I.S. si occuperanno di sanità, scuola, economia, e di tutto ciò che fa parte della vita di un popolo, tenendo bene a mente che la Sardegna, dovendo confrontarsi con i mercati, abbisogna di una economia molto diversificata rispetto a quella attuale.

Investimenti in istruzione e ricerca

Economia e cultura dovranno essere abbinate e rafforzarsi a vicenda, bisogna essere nel mondo con idee nuove, nuovi ritrovati, mentre le produzioni tradizionali dovranno essere ottimizzate e portate al massimo livello qualitativo, questo comporta l’investimento non solo in studi teorici ma anche in quelli tecnologici, quindi anche investimenti mirati sul piano dell’istruzione e della ricerca. Altrove vi sono esempi importanti da seguire ed emulare.

Sul tema del turismo il F.I.S. ritiene che sia più opportuno prepararsi per un turismo di élite, il turismo sanitario e quello culturale, piuttosto che per un turismo di massa, per contenere entro limiti sopportabili gli inevitabili danni ambientali senza rinunciare all’incremento del reddito; il turista spende e “sporca”, ripulire i luoghi e depurare le acque reflue comporta dei costi non trascurabili; con il turismo di massa, se vi fosse un miglioramento dei trasporti e una riduzione delle spese di viaggio, la Sardegna potrebbe essere devastata in pochi decenni.

Il turismo non deve essere fondamentale

In ogni caso, si ritiene che il turismo non debba rappresentare nella nostra economia una voce fondamentale e insostituibile: basta pensare quanto esso sia legato agli equilibri e squilibri internazionali e alle improvvise bizzarrie del terrorismo; noi invece – per quanto possibile – abbiamo bisogno di solidità e stabilità.

La Sardegna che noi auspichiamo dovrà essere altamente competitiva in tutti i settori trainanti dell’economia, della sanità, della istruzione e della ricerca, dovrà avere una società equilibrata nella quale la sanità e l’istruzione siano garantite a tutti i cittadini, e soprattutto le categorie deboli vengano messe nelle condizioni di vivere dignitosamente; coloro che mostrino di avere capacità imprenditoriali dovranno essere incoraggiati e sostenuti.

I giovani costretti a emigrare

E sarà nostro compito batterci strenuamente per creare le condizioni per il rientro dei sardi emigrati che volessero rientrare in patria, fornendo loro reali opportunità di lavoro.

Troppi fra i nostri giovani ogni anno sono costretti ad emigrare: da chi dovrebbero essere sostituiti?

Altro tema importante è quello delle alleanze. Per conoscere meglio la realtà e intervenire su di essa bisogna governare, se non è possibile farlo da soli sarà bene farlo con gli altri. Chi sono questi altri? Possono essere altre formazioni “sardiste”, ma non necessariamente: con qualcuno si potrà fare solo un breve tratto di viaggio, con qualche altro anche un percorso strategico, parlarne ora sarebbe fuori luogo.

La Repubblica Sarda

Perciò il F.I.S. cercherà di inserire propri aderenti in tutte le Amministazioni comunali, provinciali, regionali. Nel momento in cui sarà proclamata la Repubblica Sarda, noi dovremo poter disporre di uomini e donne capaci di amministrare e di governare. Quei Sardi che attualmente militano nei partiti italiani capiranno, prima o poi, l’inconciliabilità della loro posizione con gli interessi del nostro popolo.

Riassumendo quanto detto in precedenza: lotta per l’indipendenza e impegno per la risoluzione dei problemi contingenti, iniziando dalle urgenze. La prima si svilupperà gradualmente, richiede tempi lunghi, costanza, autocontrollo, studio. I problemi contingenti ci impongono di seguire giorno per giorno quanto accade nelle nostre comunità. Si tratterà quindi non solo di tenersi informati ma di seguire e appoggiare le richieste e i bisogni dei cittadini con proposte e interventi adeguati.

La Sardegna di domani

Uno dei temi fondamentali da affrontare sarà l’atteggiamento dei sardi nei confronti della politica in genere e della vita sociale. Riteniamo che ci debba essere una partecipazione più attiva e responsabile, assai superiore a quella odierna. Questo cambiamento sarà lento e bisognerà studiare delle tecniche particolari per realizzarlo; l’esempio che sapremo mostrare sarà certamente utile, ma dovremo inculcare nella mente dei nostri connazionali che vi deve essere un giusto equilibrio fra diritti e doveri.

I cittadini non possono cercare alibi al loro disinteresse per il comportamento dei rappresentanti eletti: ognuno deve assumersi le sue responsabilità. Tutti, ai diversi livelli della vita sociale, dovranno impegnarsi in questo compito; solo così la Sardegna di domani potrà essere un Paese rispettato perché rispettabile.

Per il F.I.S.

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carceri italiane.

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