14 Agosto 2022
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Luigi Groto, l’oratore cieco: l’Inquisizione e i libri proibiti, ma Venezia non lo abbandonò

Luigi Groto detto il Cieco d’Adria nasce a Adria il 7 settembre 1541 da Federico Groto e Maria Rivieri nobile famiglia adriese. Sventura volle che dopo solo otto giorni dalla nascita egli fosse colpito da cecità e questa disgrazia incise molto sulla formazione della sua personalità.  La cecità non fu il suo unico male, infatti frequenti saranno le sue malattie che lo renderanno cagionevole di costituzione. Morto il padre a soli tre anni ebbe in eredità un podere che la piena del Po si affrettò a sommergere, mettendo la famiglia in gravi difficoltà.

Le sue notevoli doti mnemoniche e l’abilità versificatoria lo resero non solo precoce poeta, ma pure brillante oratore, tanto che nel 1554 celebrò con un’orazione l’ingresso in Adria del Vescovo Giulio Canani e due anni più tardi fu chiamato a solennizzare con un discorso il soggiorno veneziano della Regina di Polonia Bona Sforza e l’elezione del Doge Lorenzo Priuli. Il suo impegno oratorio lo portò a divenire sia rappresentante di Adria presso la Veneta Repubblica, sia ad essere testimone in importanti occasioni, come quella dell’entrata di Enrico III di Francia a Venezia o dell’Assunzione al Cardinalato del Vescovo Canani.

La fama come oratore e le Accademie

La fama di letterato ed esperto oratore gli procurarono un primo riconoscimento di un certo rilievo nel 1559 con l’ingresso nell’Accademia degli Addormentati di Rovigo (chiusa nel 1561 in odore di eresia), e quella nel Palazzo Pepoli a Fratta Polesine, dove intorno a Lucrezia Gonzaga si riuniva l’Accademia dei Pastori Fratteggiani, e frequentata da letterati di spicco dell’epoca.

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Dopo la morte della madre Luigi Groto si trasferì presso lo zio materno, nello stesso anno entrò nella sua vita Caterina, una fantesca che, in qualità di concubina prima e poi di legittima moglie, gli diede due figli, Giovanni Battista e Domenica. Raggiunta nel 1565, una stabilità economica e professionale con l’incarico di pubblico precettore di Adria, egli fondò l’Accademia degli Illustrati, con l’intento di animare la vita cittadina.

L’Inquisizione, il processo e l’abiura

E’ il 1567 in pieno clima postridentino imposto dallo zelante Vescovo della Diocesi di Adria Canani, il Groto viene sottoposto a processo giudiziario dopo una perquisizione in casa sua e il sequestro di libri proibiti. Gli atti del processo parlano di prove inconfutabili nella biblioteca di casa. Oltre ai testi di Erasmo, ed una discreta sezione di libri di magia, viene rinvenuto un manoscritto sospetto del quale Luigi si attesta la paternità, dal titolo “L’incarnatione di Cristo e sull’amore dei nemici”. Il processo si chiude l’8 luglio 1567 con l’abiura dell’Oratore: tale gesto lo salva dalle censure e dalla prigione a vita, però gli interdisce l’insegnamento, gettandolo in gravi difficoltà economiche.

L’Orazione sul Taglio di Porto Viro

L’incidente giudiziario segnò una battuta d’arresto nella vita pubblica, ma non gli impedì di continuare ad essere protagonista a Venezia come rappresentante per la sua città: Adria. Si fece portavoce a Venezia per l’attuazione di varie opere pubbliche per il territorio Adriese, tra cui il famoso Taglio di Porto Viro. Fu proprio grazie al Groto e alla sua fama che il 17 novembre 1569 con un Orazione egli chiese al Doge Loredan di effettuare il taglio per la salvaguardia e la difesa di Venezia, della sua laguna, e del territorio polesano.

L’opera di Groto che ispirò William Shakespeare

Ricca di opere e successi in qualità di letterato sono gli anni Settanta per il nostro Luigi, già nel 1571 egli celebra la Vittoria dell’Armata Cristiana a Lepanto con “L’Oratione per l’allegrezza della vittoria ottenuta contra Turchi dalla Santissima Lega e poi con il Trofeo della vittoria sacra, ottenuta dalla Christianissima Lega contra Turchi nell’anno MDLXXI”.

Ma sarà l’opera iniziata l’anno successivo la sua fatica più compiuta: “L’Hadriana”, quella per cui all’epoca ebbe larga risonanza in Italia ma soprattutto all’estero in Francia, Spagna, ed Inghilterra. Risulta ipotizzabile perciò che quest’opera sia stata letta pure da quello che è il più grande drammaturgo che conosciamo e cioè William Shakespeare, e che lo possa aver influenzato nel comporre una delle sue opere più famose “Romeo e Giulietta“. Altre opere ricche furono: “Emilia“, “Il Thesoro” e “Alteria“.

L’unico cieco che fu ritratto dal Tintoretto

Con l’inizio degli anni Ottanta, la sua fama e celebrità è tale da essere ritratto dal Tintoretto, (opera che oggigiorno ha una rilevanza particolare perché unica nel suo genere dove viene ritratta una menomazione, cosa del tutto eccezionale per l’epoca). In questi anni il Cieco d’Adria matura legami vicentini, grazie ad una sua allieva nonché poetessa, Issicratea Monte, che lo porterà agli inizi del 1585 ad essere attore protagonista nella rappresentazione dell’Edipo tiranno sofocleo proprio nei panni di Edipo all’inaugurazione del Teatro Olimpico di Vicenza.

La prospettiva accademica non venne mai meno, ma si concretizzò solo poco prima della morte, con il conferimento della cattedra di filosofia nella Scuola di Rialto a Venezia, nella quale non potrà mai insegnare, infatti morirà a Venezia il 13 dicembre 1585  per un attacco di pleurite e fu sepolto nella Chiesa di S. Luca. Nel 1589 le spoglie furono trasferite ad Adria.

Marco Fornaro

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