21 Aprile 2024
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“Poveri italiani colgioni”: le Memorie di Bernardo Bocchese di Valdagno (1755-1833)

Bernardo Bocchese era nato a Valdagno l’8 settembre 1755, figlio di Giuseppe e di Fede Speranza Carità Scocco, sua legittima consorte, nato sotto San Marco Repubblica Veneta di Venezia come scrive lui stesso; di famiglia modesta, calzolaio come suo padre, frequentò la scuola per qualche anno, giusto il tempo di imparare a far di conto e a scrivere; grazie al suo mestiere venne in contatto con la borghesia e con le persone più colte di Valdagno fra le quali il medico e filosofo Francesco Rubini che lo mettevano al corrente dei grandi avvenimenti dell’epoca; il buon Bernardo poi li trascriveva avendo coscienza che potevano diventare preziosi per capire l’evoluzione dei fatti; infatti parla così delle sue note:

“Legete dopo la mia morte questo libro, vedete quante cose catate scrite, e tutte verità che sarà memorie per i posteri”.

Le memorie di Bernardo Bocchese

Bernardo Bocchese morì il 13 febbraio 1833; nelle sue “memorie” troviamo annotati oltre a tanti episodi di vita quotidiana, vengono descritte la caduta della Serenissima, l’arrivo dei francesi, la prima dominazione austriaca, il ritorno dei francesi, l’insorgenza antifrancese del 1809 che proprio nell’Alto Vicentino fu particolarmente violenta, la grande carestia negli anni 1813-1817, il ritorno dell’Austria.

Simpatizzante dei francesi viene denunciato dagli austriaci nel 1802, viene portato a Vicenza nel monastero di Santa Corona alla “Inquisizione del Santo Offizio” dove, per usare le sue parole, si trovò “Nella stanza un Cristo grande e là con quatro candeloti bianchi, e dietro la schiena era due candeloti neri; i a impisadi tuti sie e il frate mi a interrogato intorno affare della religione

I era imbriaghi, poveri italiani colgioni

E pur simpatizzando per la soldataglia napoleonica già il 2 novembre 1797 scrive, con quella che ora si chiama “onestà intellettuale”, a proposito dei canti e balli attorno all’Albero della Libertà:

“i era per i più imbriaghi, sbecava Viva la Libertà, ma à durato la Libertà molto poccho, simo privi più che prima trenta volte, poveri Italiani colgioni !” (non credo sia necessaria la traduzione veneto-italiano …)

Dalla sua opera è stato stampato il volume “Cronache. Fatti e vita a Valdagno tra Settecento e Ottocento” con una nota introduttiva di Giorgio Trivelli, Cediv editore in Valdagno 1994 e i due volumi stampati nel 2002 a cura di Giusto Pizzati e Gianni ArtuzziMemorie. Cronache di Valdagno”  che sono presenti nella mia libreria con tanto di dedica di Giusto Pizzati datata 29/3/2008 che mi è particolarmente cara vista  la dimensione del personaggio che ricordo con grande ammirazione.

 

Ecco alcune note e, in particolare, il “Credo Repubblicano di Bonaparte” che la soldataglia napoleonica portò nella Valle dell’Agno.

 

Valdagno 1797

Addì 5 aprile. Valdagno. In giorno di mercore di ordine del Senato del Proveditor Nicola Erizzo e il conte Ottaviano Porto Barbarano vicentino il nostro capitano Lorenzo Pedoni con tutti i suoi Uffiziali e soldati sono andati a fare incontro con la spett. Comunità a cavallo e anco tutto il Clero dei Pretti con l’Arciprete in mezo a suoi sacerdoti scompagnati con tutta riverenza a fare incontro al Porto Barbarano siamo andati su la strada dei Nuri alle ore 22 e mezza circa sono capitato, lo abiamo scompagnato di alloggio in casa del sig. Giuseppe Visonà al mercore di sera quando è stato la matina tutti ancora d’accordo scompagnato in mezzo alle Armi sino al Loco che era destinato, sulla scalinata del Palazo del Valle con tapedi in terra, quello dei Frati e per sopra formava un baldachino con coperte di setta rosa …

Finito il discorso tutti d’accordo Evviva, Evviva San Marco e poi Viva il conte Porto, dopo subito in faccia i Frati in fondo al stradone era preparato i mortari e subito sbarati … Finito il pranzo subito sempre sbari e poi tolto in mezo alle armi con tutti è di smontato fuori dalla caroza alle Case Brsusà à dito ancora Viva San Marco tutti à dito Viva San Marco e sono stato in giro di giovedì alle ore venti circa.

Campana a martelo e santa beneditione

Addì 18 aprile, Valdagno. In giorno di martedì alle ore 20 circa è capitato un soldato di S. Marco con ordine pubblico che subito la Comunità debba tocchare la campana martelo e tutta la gente in massa con tutto quello che si può ritrovare con armi e così anche quelli di Recoaro, Novale e altri ancora uniti e al mercore sono partiti tutti dopo che l’Arciprete di Valdagno e il suo capelano a celebrato la Messa alla matina bonora à dato la sua santa benedizione con quatro parole da Catolico e da Rev.do e poi subito andati a Montebello contra i Francesi e parte sono andati a Verona tutti della età di anni 16 sino ai 60, tutti armà con picchi, con menaroti, con palli e avanti fatti soldati volontari; se n’a fatti in tutto 1200 tutti siamo andati fino a Lisiera al luogo del sig. Franceschini soto Vicenza quatro miglia e mezo, siamo stati giorni otto e poi venuti a casa tutti che sono scapati una note deboto tutti da paura che capita i Francesi e tutto è stato l’acqua de una Bova che era una rosa di acqua addì 20 aprile 1797; siamo capitati a Thiene e siamo uniti arquanti e siamo venuti a Valdagno bonora assai alle ore 9 circa siamo stati a casa siamo stati licenziati addì 27 aprile.

Ludovico Manin ultimo doge

Addì 30 aprile. Sua Ecc.za N.U. Lodovico Manin, questo sono stato ultimo doge che abia la Republica veneziana. L’è caduta dopo che la è durata quatordi secoli che fa anni 1400. E a Vicenza ultimo podestà e capitano sono stato Sua Ecc.za Girolimo Barbaro; e adesso sono suditi come gli altri poveromini e avanti era Principi Veneti. Siete deventati oramai asini dopo che avivi il comando e adesso siete suditi; portate la basta come pessi di porchi, pagate assai, tasete e andate anche soldati, chiapate bastonate su il culo come i poveri musati.

La bandiera a tre colori

Addì 5 maggio. Venuto giorno avanti da Vicenza alla spett. Comunità di Valdagno di levare via tutte le arme che era poste in Vicariato e nelle chiese: ordine della Republica Francese. Dunque subito in due giorni li a tolte zò tutte.

Addì 8 maggio. In giorno di sabato abbiamo piantato in piaza le ore 21 albero della Libertà una bandiera insima a tre colori verde bianca e turchina, si chiamava Libertà Italiana-Lombarda. Sta gran Libertà a durato niente. Addì 2 gennaro 1798 giorno di martedì di sera giunto soldati 18 compreso un sargente di ordine del Generale Birgiarde (Bellegarde) di cavare albero della Libertà che stà tagliato in quatro tochi

Poveri italiani colgioni

Addì 2 novembre … i Francesi coi stromenti sonava e ballava intorno Albero della Libertà e soldati con tamburi battenti ballava sino le ore tre di note; si à divertiti cantare e balare e quatro tamburi batteva che era un sussurro grande; i era per i più imbriaghi, sbecava Viva la Libertà, ma à durato la Libertà molto poccho, simo privi più che prima trenta volte, poveri Italiani colgioni !

 

CREDO REPUBBLICANO DI BONAPARTE

Libertà Eguaglianza

1 Io credo nella Repubblica Francese una e indivisibile curatrice dell’Eguaglianza e

Libertà Sociale.

2 Credo nel Generale Bonaparte suo figliolo unico difensor nostro.

3 Il quale fu concepito da grande Spirito, nacque da madre virtuosissima.

4 Patì sopra monti e colli fu da tiranni vilipeso morto e sepolto.

5 Discese nel Piemonte ed il terzo giorno risuscitò in Itaiia.

6 Salì in Mantova ed ora siede alla destra di Vienna capital dell’Austria.

7 Di là da venire a giudicare i potenti aristocratici.

8 Credo nello spirito della generalità francese e nel grande Direttorio di Parigi.

9 La distruzione degli Emigrati.

10 Niuna remissione alla Tirannia.

11 La risurrezione del Diritto Naturale dell’Uomo.

12 La futura pace, Libertà, Eguaglianza, Fratellanza Eterna. Amen – Così sia.

 

Ettore Beggiato

 

 

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