26 Ottobre 2021
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L’autonomia arriva, ma non al Veneto: a Roma capitale. Con 10 miliardi in più, e con i voti nostri

Più poteri, più autonomia, più soldi. A Roma capitale. L’autonomia, politica e finanziaria, finalmente il governo e il Parlamento italiano la concedono. Ma non al Veneto, non alla Lombardia, che la chiedono dal 2017, in Veneto dopo uno storico referendum nel quale una maggioranza schiacciante ha approvato la richiesta di dare alla Regione i maggiori poteri previsti dalla Costituzione, che da tre anni Cinquestelle e Pd – il partito difensore della Costituzione “più bella del mondo” – si rifiutano semplicemente di applicare, senza che il Quirinale – custode della Costituzione – trovi nulla da dire.  No, l’autonomia, i maggiori poteri e i soldi, il Parlamento italiano li concede volentieri, ma non al Veneto, non alla Lombardia: li concede a Roma.

Le furbate si sa, in Parlamento si fanno a Ferragosto oppure a Natale e Capodanno, quando la gente è distratta e pensa ad altro.

L’ordine del giorno per Roma, votato da quasi tutti

Il 27 dicembre 2020 è stato trionfalmente approvato alla Camera dei Deputati della Repubblica Italiana un Ordine del giorno la cui prima firma è Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia. Hanno votato a favore tutti i partiti, di maggioranza e di opposizione. Ben 478 i voti favorevoli, appena 7 i contrari, e 6 gli astenuti.

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L’ordine del giorno impegna il governo “ad attivare in tempi immediati ogni misura necessaria a garantire il completamento del trasferimento dei poteri a Roma Capitale“, destinando “risorse e beni necessari per il miglioramento della qualità della vita e dei servizi e il raggiungimento degli standard delle altre capitali europee”. Risorse, quindi, immense, data la nota efficienza dei servizi della capitale, dai trasporti alla raccolta dei rifiuti urbani. Inoltre il governo dovrà adoperarsi affinché “quota parte degli incassi generati dal patrimonio artistico e monumentale vengano destinati al bilancio della Capitale”.

Soldi a Roma anche per celebrare i 150 anni di Capitale

Ma non basta: il governo è tenuto a “individuare le risorse per organizzare e promuovere eventi celebrativi del 150° anniversario della proclamazione di Roma Capitale d’Italia”. Soldi immediati, non pochi ma maledetti e subito, perché l’anniversario cade il 3 febbraio 2021, tra pochissime settimane. Così non solamente il Veneto non avrà l’autonomia dall’Italia, ma verrà pure, per quota parte, tassato delle risorse destinate a celebrare il proprio servaggio.

Dirottati per Roma 10 miliardi del Recovery Fund

Dal 27 dicembre sono trascorsi pochi giorni, e in mezzo c’erano le feste, c’era Capodanno. Mai, nella storia della Repubblica Italiana, un ordine del giorno – carte che di solito finiscono nel cassetto – è stato tradotto in pratica con la celerità di quello pro Roma capitale. Le cose, d’altronde, viaggiavano appaiate. Comunque, il famoso piano governativo di utilizzo delle risorse europee del Recovery Fund, circa 209 miliardi, è stato rivisto a tempo di record. E sul tavolo del governo, pronto per essere trasmesso alle Camere, c’è già la nuova versione: a Roma capitale sono destinati la bellezza di dieci miliardi di euro. Dieci miliardi!

Due deputati veneti tra gli “eroi” che hanno votato contro

L’ordine del giorno a prima firma Meloni è stato approvato alla Camera con 478 voti favorevoli, sette contrari e sei astenuti. Vediamo dunque chi sono questi sette eroi che hanno votato contro, che hanno rifiutato il loro consenso all’imperio di Roma cui tutti i partiti, anche la Lega, e gli altri deputati veneti, si sono inchinati, senza nemmeno pretendere in cambio almeno un passo avanti dell’autonomia veneta.

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E diciamo subito – con amarezza e vergogna – che soltanto due tra gli eroici deputati che non hanno obbedito agli ordini di scuderia dei loro partiti e hanno votato contro ai soldi e poteri aggiuntivi per Roma sono veneti: si tratta di Mirco Badole, di Agordo, e Sergio Vallotto, di Noale. Entrambi della Lega.

Il no di deputati del Sud. Un bergamasco si astiene

Con loro hanno votato contro Silvana Comaroli, cremonese, della Lega, e Luciano Pizzetti, pure lui cremonese, ma del Pd. E hanno votato no anche Alessandro Melicchio, calabrese, e Alberto Manca, sardo, entrambi dei Cinquestelle. E infine Francesco Scoma, siciliano di Italia Viva, il partito di Renzi. Anche al Sud, giustamente, c’è chi si ribella!

E i sei astenuti? Sono Vittorio Sgarbi, del gruppo misto, eletto in Emilia Romagna, e una pattuglia di leghisti: Guglielmo Golinelli, bolognese, Flavio Gastaldi e Lino Pettazzi, piemontesi, Alberto Ribolla, bergamasco, e il milanese Luca Toccalini.

Roma, servono denari perché “capitale del Mezzogiorno”

Dopo queste notizie tragiche, ecco le comiche: le rintracciamo nelle premesse dell’ordine del giorno trionfalmente votato alla Camera il 27 dicembre 2020. Le premesse, che ovviamente cercano di spiegare perché mai si debba foraggiare Roma in cotal misura. Ecco uno degli argomenti: “Roma non è solo capitale della Repubblica italiana, ma anche capitale della Chiesa cattolica…”. E fin qui va bene. Ma leggiamo oltre, per apprendere che Roma ha bisogno di denaro in quanto, udite udite, “capitale del Mezzogiorno“. Capitale del Mezzogiorno, capite? Nonché “sede degli uffici di rappresentanza delle regioni” e perfino “sede delle ambasciate di due Stati” (uno sarebbe il Vaticano…).

Roma “paga più di quanto riceve”. E il Veneto no?

Ma il passo più bello è questo. Si devono riconoscere a Roma i denari in più perché in sostanza sono una giusta restituzione, perché “Roma – è l’incredibile testo dell’ordine del giorno – Roma, in antitesi a una purtroppo diffusa e falsa notizia, ha un residuo fiscale e versa nelle casse dello Stato più di quanto riceve”. Oh perbacco! Roma versa allo Stato più di quanto riceve, e quindi è giusto restituirle il maltolto. Perfetto! Tutti d’accordo! Ma a parte che l’ordine del giorno non si scomoda a dirci quanto sarebbe il residuo fiscale della capitale, perché mai lo stesso principio di giustizia non si applica al Veneto, che ha un residuo fiscale monumentale e versa nelle casse dello Stato, ogni anno, 21 miliardi in più di quanto riceve?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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