14 Agosto 2022
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“Leggi criminali venete”, il Rotary riscopre la Giustizia severa ma eguale della Serenissima

“Quel che ci vorrebbe per i francesi è un po’ della giustizia veneziana” ebbe a dire Anna d’Austria, vedova di Luigi XIII, amica, amante e forse moglie del Cardinale Mazzarino: angosciata, esasperata, non si dava pace in quell’agosto del 1648 in cui il popolo in rivolta era riuscito a far liberare Pierre Broussel, e la regina presentiva che la fronda avrebbe costretto ad abbandonare Parigi.

Questa raccolta di leggi criminali ben attesta l’esercizio della giustizia a Venezia, che era guidata con un rigore che oggi ci appare inconcepibile, fino a rasentare l’assurdo, con provvedimenti crudeli fino alla mostruosità.

Il codice penale veneto: senza clemenza ma senza abusi

Tuttavia, anche tentando di immergersi nella mentalità dominante nel Medioevo e nell’Era Moderna fino alla Rivoluzione Francese, occorre pur riconoscere che questi codici sono di una severità che forse non ha confronti in altri stati e staterelli europei dove, per contro, il potere era quasi sempre esercitato con metodi polizieschi, cruenti, senza neppure un corpus juris che perlomeno offrisse la garanzia del rispetto a questo o quel bando, al proclama che contraddiceva il decreto del giorno precedente.

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A Vienna, a Parigi, a Berlino e a Firenze, la gente inorridiva a sentir parlare dei Piombi, ma era la stessa gente che correva festosa ad assistere al rogo dell’eretico e all’impiccagione di un cospiratore, vero o presunto, comunque nemico del sire in trono.

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La differenza tra la nazione libera di Venezia e le altre era: la giustizia amministrata in Palazzo Ducale era sì inclemente ed inesorabile, ma salvo le inevitabili eccezioni, non consentiva abusi, mentre altrove, ancora una volta fatte salve le eccezioni, il giure, se di giure si può parlare, era un compendio di arbitrii e di soprusi. E non si dimentichi che Venezia è stato il primo Paese al mondo ad abolire la tortura.

La Serenissima, unica nazione europea mai dominata

Per dovere di obiettività, occorre osservare che la Serenissima è stata, sino allo spirare del XVIII secolo, l’unica nazione europea che non ha mai rinunciato alla sua libertà e alla sua indipendenza, che non è mai stata dominata da un autocrate forestiero, o da un despota indigeno ma legato allo straniero, o giunto al potere con la forza. Insomma, il governo di Venezia era quale i veneziani lo volevano.”

(Testo parzialmente tratto da “Introduzione”)

Il Rotary e la ristampa del volume introvabile

Questo volume è stato patrocinato in occasione del 75° anniversario della Fondazione Rotary International, dal Rotary Club di Venezia. Per commemorare l’evento, è stata fatta questa ristampa anastatica di queste “Leggi Criminali della Repubblica di Venezia“, ormai introvabili, “consapevole di rendere un servigio agli uomini di legge, agli storici che guardano all’antica Repubblica come ad una istituzione che può ancora oggi insegnare qualcosa”.

Volume composto, in numeri romani, da XXIV pagine di introduzione, e altre VII di prefazione, più 235 pagine.

Stampato per conto della “R.D.S. Editori Venezia” dalla tipo-litografia armena, Isola di San Lazzaro (Venezia, 1980), in 1999 esemplari numerati e timbrati a secco, su carta manunzia, appositamente fabbricata dalla cartiera Ventura di Cernobbio. Rilegato con impressioni in oro. Le stampe sono riprodotte da originali esistenti, presso l’Archivio di Stato di Venezia, museo Correr, la biblioteca Querini Stampalia, la biblioteca Nazionale Marciana, la biblioteca dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini.

Stefano Veronese

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