La città di Merano, la seconda città del Sudtirolo, torna alla Svp. Katharina Zeller, avvocata di 34 anni, riporta al ballottaggio una netta vittoria sul sindaco uscente, Dario Dal Medico, avvocato anche lui. L’avvocata “tedesca” supera il 57 per cento dei voti, l’avvocato “italiano” non arriva al 43.
Ma la notizia politica viene oscurata da una polemica sulla quale soffiano i nazionalisti italiani, i giornali di centrodestra, i politici di Fratelli d’Italia e di Forza Italia.

La fascia tricolore
Succede a Merano, nell’aula del Consiglio Comunale. Dario Dal Medico mette in scena una cerimonia di insediamento nel corso della quale si toglie la fascia tricolore di sindaco e fa per cingerla sulle spalle di Katharina Zeller. Ma lei si nega: “Devo proprio? Ne sei sicuro? No” dice, sorridendo, al collega. Lui insiste, ha la fascia in mano, gliela impone sopra le spalle: “Devi metterla” sibila a muso duro. Lei lo guarda, poi lentamente, con gesto rispettoso ma fermo, si toglie la fascia tricolore, l’appoggia sul tavolo davanti a sè: “Mettiamola via”. Il sindaco uscente insiste, ma lei non cede. Al posto della fascia tricolore, indossa il medaglione con lo stemma della città di Merano.
Perfino il Corriere della Sera lancia la notizia, con uno spezzone di video che sembra tagliato apposta per indignare i patrioti dell’Italia una e indivisibile. Il vicepresidente del Consiglio Provinciale di Bolzano, gli assessori di lingua italiana del centrodestra insorgono in difesa della Patria, annunciando tempi duri per la minoranza di lingua italiana.
“Nessun insulto al Tricolore”
Peccato che Katharina Zeller – figlia dei senatori autonomisti Karl Zeller e Julia Unterberger – sia nella Svp una delle esponenti di spicco più favorevoli al cosiddetto “dialogo interetnico” tra popolazione di lingua tedesca e minoranza italiana nel Sudtirolo. E non per nulla la sua vittoria si deve anche al consenso ricevuto da elettori di lingua italiana.
Passano poche ore, infatti, e la nuova sindaca di Merano puntualizza: nessuna volontà di insultare l’Italia o il Tricolore, e neppure la fascia, che “indosserò con rispetto nelle occasioni ufficiali”. Solo la libera, rispettosa, autonoma scelta di preferire il medaglione con il simbolo cittadino, che nella provincia autonoma di Bolzano, e anche in quella di Trento, è equiparato alla fascia tricolore: i sindaci sono liberi di indossare l’uno o l’altro segno della loro carica, anche nelle occasioni ufficiali. E naturalmente l’avvocato Dal Medico, sindaco uscente, lo sa benissimo, sottintende la neo eletta. Ecco perché alla sua intimazione di mettere la fascia tricolore, Zeller gli ha obiettato: sei sicuro che devo?
Non devi, Katharina
Non devi, Katharina. La cerimonia dell’insediamento, così in piedi, tra battute scherzose, davanti ai banchi del Consiglio con i colleghi che stappano, è un rito informale, non un’occasione ufficiale, non c’è alcun obbligo di indossare la fascia.
Non devi, Katharina. Siamo certi che sarai un’ottima sindaca di Merano/Meran, e che la forte minoranza di lingua italiana non avrà nulla da temere. Non hai buttato con spregio il Tricolore nel cesso, come intimò Bossi a Venezia tanti anni fa, non hai mancato di rispetto a nessun valore della Repubblica. Hai, semplicemente, rispettosamente, esercitato l’autonomia, il diritto di sentirti, e di proclamarti, rappresentante della tua città prima che ufficiale dello Stato che occupò la tua terra un secolo fa.
Il caso Nizzetto a Treviso
La polemica inscenata dai nazionalisti italiani, scandalizzati da Katharina senza tricolore, ha un precedente in Veneto. Quando l’assessora trevigiana Silvia Nizzetto, di Indipendenza Veneta, partecipò a manifestazioni non ufficiali indossando, com’era liberissima di fare, una fascia rossa e oro con il Leone di San Marco. Anche allora i nazionalisti italiani, soprattutto di sinistra, insorsero scandalizzati e chiesero addirittura le dimissioni dell’assessora.

La Costituzione italiana è definita dai giuristi “regionalista”: un compromesso tra centralismo e federalismo, tra unità e diversità. Ma il suo lato “federalista” è disapplicato e osteggiato da sempre: ci volle un quarto di secolo solo per varare le Regioni, e ancor oggi la più misera delle autonomie regionali previste dalla Carta viene negata, negata perfino l’esistenza del popolo veneto pur affermata dallo Statuto, legge di rango costituzionale. Negata l’autonomia del Sudtirolo per decenni, fino allo scoppio di proteste clamorose e poi violente. Negata la tutela di lingue parlate da milioni di persone, come il veneto, come il napoletano.
Qui siamo in Italia e…
Qui siamo in Italia e i sindaci portano la fascia tricolore. Quella fascia tricolore che volevano imporre alla sindaca di Merano, equivale al diktat fascista che si sente ancora, talvolta, nel Sudtirolo: “Qui siamo in Italia e si parla italiano”. Per affermare simili princìpi nazionalisti abbiamo fatto due guerre mondiali e milioni di morti, l’Italia ha perduto l’Istria e l’Europa ha perduto il primato nel mondo.
Questo, possono pretendere da noi: che rispettiamo la Repubblica e la democrazia italiana, che rispettiamo il Tricolore, che ne esponiamo la bandiera e ne indossiamo la fascia quando le leggi ce lo impongono. Lo facciamo con lo spirito con cui paghiamo le tasse, lo spirito del dare a Cesare quel che è di Cesare. Ma non possono pretendere la nostra anima: l’amore, quella che chiamiamo Patria, l’identità che ci sentiamo nel cuore, nessuno ce la può imporre. A Merano, come nel Veneto.
Alvise Fontanella







