6 Dicembre 2021
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Cacciavillani, le grandi lezioni: la Serenissima come Stato federale e delle autonomie

 

Quando viene a mancare un grande è facile, nel ricordarlo, cadere nella retorica; ed è proprio quello che a lui, all’avvocato Ivone Cacciavillani non sarebbe piaciuto.

Avvocato veneto, come amava definirsi, docente, storico della Serenissima, ma soprattutto uomo diretto,  schietto,  a volte spigoloso, mai banale, mai scontato, dotato di una dialettica straordinaria nella quale inseriva sempre, a tutti i livelli e in tutte le sedi, qualche battuta in veneto che la rendeva ancora più efficace.

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L’ho conosciuto verso la metà degli anni ottanta, in un convegno alla Camera di Commercio di Vicenza, nella vecchia sede di Corso Fogazzaro. Fece una relazione lucidissima su “Il ruolo dell’ente locale nello sviluppo economico” che riuscii a procurarmi qualche anno più tardi; ecco cosa disse della Serenissima:

“Alcuni giorni fa, ho fatto strabiliare qualche storico (o sedicente tale) perché, in un convegno storico, parlai della Repubblica Serenissima come dello Stato delle autonomie. Ed è stata Venezia ad inventare lo Stato delle autonomie. Il più grande cultore della costituzione veneziana parla della Repubblica Serenissima come di uno stato federale: così lo si dovrebbe catalogare, con il criterio di oggi; tanto che un altro famoso storico disse che Venezia è morta per eccesso di autonomismo, per eccessivo rispetto delle autonomie.”

La sovranità si pratica, non si rivendica

Concetti che ha ripetuto in un memorabile convegno che ci vide fianco a fianco a Padova, organizzato dalla Liga veneta Repubblica: era il 5 febbraio 1999;

sferzante come non mai, ricordando il grande Paolo Sarpi, ricordò a tutti che “la sovranità  si professa, non si rivendica” E aggiunse: “Bisogna viverla come costume la propria sovranità, la propria indipendenza culturale, economica, politica; viverla come costume, prima di reclamarla come diritto, perché quando è vissuta come costume è già diritto vivente: siamo tutti artefici della nostra indipendenza.”

E concluse con un profondo ammonimento che è quasi una sentenza:

“Signori, la si professa, non la si rivendica, la sovranità; se non ce l’avete prendetevela, ma se ce l’avete e non la esercitate è soltanto una vergogna profonda”.

Ci si incontrò, qualche anno più tardi, in occasione dell’anniversario della battaglia di Lepanto, della quale aveva scritto un pregevole volume; organizzai diversi incontri, ai quali partecipava con grande passione, anche se, bonariamente, mi rimproverava di “incastrarlo” sempre, nonostante un’agenda densa di impegni.

Le lezioni sulla battaglia di Lepanto

E le sue “lezioni” sulla battaglia di Lepanto erano qualcosa di spettacolare; mi ricordo in particolare la prima, a Monticello Conte Otto, con una sala strapiena, e nonostante parlasse da 40-45 minuti non si sentiva volare una mosca; ho ancora presente quando parlò di Agostino Barbarigo e di quel suo grido quando fu colpito “Qua no ghe xe tenpo gnanca par morire”: sembrava proprio la reincarnazione del Barbarigo ed era riuscito a trascinare tutta la sala in un momento di emozione, di partecipazione, di pathos incredibile.

Ivone Cacciavillani, la “I” di Infame davanti a Napoleone

E per finire il ricordo che mi sta più a cuore: era il 2007 e stavo per chiudere il mio “1809: l’insorgenza veneta. La lotta contro Napoleone nella Terra di San Marco” quando gli chiesi di farmi la presentazione … Come al solito borbottò qualcosa …”No go tenpo, so pien de lavoro” … per finire “A ti no posso dirte de no, se no te ghe pressa…” e così mi fece contento, con quel passo a proposito di Napoleone che diventò subito mitico e che è diventato patrimonio comune di tutti noi:

Napoleone, “I” come Infame

“Nei  mei libri, quando devo parlarne, uso sempre una I maiuscola puntata ed in nota in calce preciso che quella I. può significare Imperatore per gli ammiratori, Infame per i molti altri”.

Un’ultima curiosità, che conservo gelosamente in una vecchia agenda: tanti anni fa nel  Gazzettino c’era una significativa rubrica “Oggi nel tempo” che riproponeva un fatto, un momento, un anniversario della Serenissima: non so quanti se la ricordino, ma l’estensore di quella preziosa “finestra” era proprio lui, Ivone Cacciavillani.

Grazie di tutto, caro, carissimo avvocato Cacciavillani, nella speranza che il Tuo testimone venga al più presto raccolto da qualche Tuo discepolo e che tanta saggezza, tanto studio, tanta passione per la Nostra Repubblica non vada dispersa.

Viva San Marco !

Ettore Beggiato

 

 

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