4 Luglio 2022
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Comitato Pasque Veronesi: “Monumento a Napoleone? No: ai Veneti insorti contro di lui”

L’Arena del 1° dicembre 2020, in un articolo a firma C.M. (Camilla Madinelli) riferisce della volontà di ricostruire il monumento napoleonico di Rivoli, abbattuto dagli austriaci nel 1814. Tali almeno sono gl’intendimenti palesati dalla Sindachessa, Giuliana Zocca (intabarrata in foto nello chador tricolore) e dal Console della Repubblica di Francia.

L’articolo apparso su L’Arena il 1 dicembre 2020

Lo sciovinismo francese, si sa, è leggendario. Stupiscono invece i ciclici rigurgiti di devozione napoleonica manifestati da amministratori locali che, per ansia di protagonismo, dimenticano cosa rappresentò Bonaparte per il Veneto e non solo: né più, né meno che la morte della Patria.

Nessun monumento agli eroi dell’insorgenza

Ancora più grave è la cosa nel contado veronese, bagnato dal sangue di 2.105 suoi figli (tale è l’ultima contabilità) periti nell’insurrezione di Verona contro Bonaparte (le celebri Pasque Veronesi, 17-25 aprile 1797). Non un monumento, ad oggi, a ricordare quegli eroi che si sollevarono a difesa della Religione profanata e del legittimo Governo Veneto contro il più potente esercito del tempo; mentre a Rivoli si discetta addirittura di reinnalzare l’ennesimo manufatto di piaggeria verso il còrso che massacrò veronesi e veneti.

Ignoranza? Provincialismo? Sudditanza ideologica verso la Rivoluzione di Francia e verso il moderno culto della personalità, inaugurato da Bonaparte? Non sappiamo. Ma comprendiamo perfettamente e facciamo nostro il diffuso malcontento che sale in queste ore, non soltanto dalle fila venetiste, ma da quelle dei veneti in generale.

Pasque Veronesi, rivolta di popolo contro Napoleone

Il Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi, che da 23 anni studia e commemora la gloriosa insorgenza di Verona (in tutta Italia si ebbero sollevazioni contro Bonaparte, ma quella che divampò in terra scaligera ha un’importanza tutta particolare) rammenta agli amministratori che i montanari della Val d’Adige facevano rotolare massi dalle montagne sui francesi, onde schiacciarli e favorire l’armata austriaca, i cui piani erano stati carpiti prima dalle spie di Napoleone, cosa che spiega anche i suoi facili successi a Rivoli.

I valligiani di Rivoli scagliano dalle montagne, senza farsi scorgere, massi e pietre al passaggio delle truppe rivoluzionarie francesi, onde favorire l’armata imperiale nella decisiva battaglia che ivi si svolse fra il 14 e il 15 gennaio 1797. Tavola di Michele Nardo.

Sanno gli amministratori locali che il giorno dopo lo scoppio delle Pasque Veronesi, era il 18 aprile 1797, vi fu l’assalto e l’espugnazione, da parte dei montanari della Val Lagarina, cioè della bassa Val d’Adige, della fortezza in mano francese presso la chiusa del Ceraino e che il presidio napoleonico, costretto alla resa, fu scortato dai valligiani sino a Verona, in stato di detenzione?

Quanti conoscono ancora (per stare alla sola zona di Caprino Veronese) la resistenza armata della frazione di Gaòn contro le latrocinanti truppe transalpine, con gli abitanti asserragliati nel paese, mentre donne e bambini venivano mandati sul Monte Crocetta a pregare (22 agosto 1796)?

Qualcuno ha mai detto, ai locali estimatori del còrso, degli attruppamenti delle cernide nel nome di San Marco, di cui rigurgitava la chiesa parrocchiale di Caprino la sera del 16 aprile 1797, domenica di Pasqua, dove 500 paesani armati, salutati mogli e figli, furono benedetti dall’Arciprete, Conte don Giuseppe Giuliari, prima di marciare su Verona per partecipare all’insorgenza imminente, paesani sul cui volto (dicono le fonti) brillava il “desiderio di morir per la Patria e di esporsi a qual si fosse stato cimento”?

Scontro fra Schiavoni e rivoluzionari francesi in Via Mazzanti, a due passi da Piazza delle Erbe, nel pieno centro di Verona, poco prima dell’insurrezione generale della città e del contado (Pasque Veronesi). 17 aprile 1797. Tavola di Silvano Mezzatesta.

Quanti ancora conoscono l’assassinio per mano francese del fattore Girolamo Franceschini nella villa dei Marchesi Pignolati, a Cordevigo, oggi Cavaion Veronese o la fucilazione a Calmasino, il primo giorno in cui l’Armée d’Italie mise piede in territorio veronese, del contadino Angelo Mancini (1° giugno 1796) o la guerriglia antifrancese nei dintorni di Caprino Veronese, protrattasi anche molto tempo dopo le Pasque Veronesi e fino all’arrivo pacificatore delle truppe imperiali, nel gennaio 1798? E che i convogli militari del Bonaparte venivano assaltati e i prigionieri liberati, con l’appoggio delle popolazioni locali, che si tassavano addirittura per finanziare la guerriglia, ricevendo quietanza dagl’insorti delle contribuzioni versate, onde essere ristorate a guerra finita?

Basta insulti alla memoria dei Caduti per la Patria Veneta

Insomma il Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi è a disposizione degli amministratori in buona fede, che vogliano onorare la propria vera storia, purtroppo misconosciuta dalla propaganda liberal-massonica, di cui il giornale L’Arena (non da oggi) si fa eco. E per questo sempre meno letto.

 

Ma ove l’iniziativa del monumento napoleonico dovesse prendere concretezza, il Comitato chiamerà a raccolta tutte le voci contrarie, che sono la stragrande maggioranza, per impedire che un nuovo insulto sia recato alla memoria di quanti, 223 anni or sono, diedero la vita per l’autentica Patria e per Messere Iddio.

 

Maurizio-G. Ruggiero

Segretario del Comitato per la celebrazione delle Pasque Veronesi

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