12 Febbraio 2026
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Don Carlo Antonio Giocoli, il prete che incendiò il Polesine e morì nelle carceri napoleoniche

Il 29 novembre 1811, nelle durissime carceri napoleoniche di Mantova, moriva Don Carlo Antonio Giocoli, sacerdote di Bellombra e figura centrale delle Insorgenze Polesane del 1809. Aveva 43 anni.
Per due secoli la sua immagine è rimasta sospesa tra demonizzazione popolare, silenzi storiografici e la leggenda nera del “prete fantasma”.

Oggi, grazie a nuove ricerche negli archivi storici di Adria, Crespino e Chioggia, unite a fonti editoriali e testimonianze locali, è possibile restituire a Don Carlo Antonio Giocoli un volto più autentico: quello di un uomo, prima ancora che di un ribelle.

Le radici nobili di Don Carlo Antonio Giocoli

La famiglia Giocoli è attestata nel Polesine fin dal Medioevo come piccolo casato nobiliare. Nel Quattrocento si stabilisce a Bellombra, presso un edificio chiamato La Zogola, dove nel novembre 1768 nasce Don Carlo Antonio Giocoli.
Ordinato sacerdote nel 1792, vive un ministero tranquillo, fatto di funzioni e vita parrocchiale. Nulla sembra annunciare il ruolo che ricoprirà pochi anni dopo. Eppure, proprio da questa terra silenziosa sorgerà uno dei protagonisti più carismatici della resistenza polesana contro il dominio francese.

Stemma del Casato dei Giocoli (foto web)
Stemma del Casato dei Giocoli (foto web)

L’ascesa dell’insorto

Con lo scoppio delle Insorgenze venete del 1809, Don Carlo Antonio Giocoli emerge come uno dei leader naturali della ribellione. Non è il “capo indiscusso”, ma di certo uno dei più capaci e ascoltati.
Riunisce oltre 300 insorti, mentre il fratello Aldobrandino ne guida un numero simile. La base operativa è quasi certamente l’Isola di Ariano, un punto strategico nel cuore del Delta.

La sua figura cresce perché rappresenta ciò che il popolo chiede: resistenza a un potere percepito come oppressivo, tasse pesanti, requisizioni e soprusi continui.

Immagine di un curato nelle insorgenze (Foto web)
Immagine di un curato nelle insorgenze (Foto web)

Le azioni militari

🛶 Lo scontro di Taglio di Po (20–22 luglio 1809)

In quei giorni gli insorti affrontano le truppe francesi. La battaglia si conclude con una sconfitta, causata dall’arrivo nel Po di due cannoniere e di una decina di imbarcazioni armate che cambiano radicalmente l’esito dello scontro.

🏰 L’assalto di Copparo

Con un centinaio di uomini, Don Carlo Antonio Giocoli entra a Copparo, mettendo in fuga la Guardia Nazionale locale. Un’azione rapida e simbolica, che rafforza il suo prestigio tra i contadini polesani.

📡 Telegrafi e navigli

Tra le operazioni attribuitegli:

  • abbattimento dei telegrafi francesi nel Delta del Po;

  • assalti ad Ariano, Adria, Bottrighe, Papozze, Copparo;

  • attacco ai navigli francesi con requisizione di sale e grano, insieme ai Capi Insorti Ruzza padre e figlio.

Azioni coordinate che testimoniano una guerriglia organizzata e determinata.


La fuga nelle paludi ferraresi

Dopo Copparo, Don Giocoli tenta di rientrare nel Polesine, ma i passatori e i loro burchi vengono bloccati sulla riva opposta del Po dai francesi. Con Aldobrandino e il fedele Maresta di Gambulaga, ripara nelle terre paludose ferraresi, trovando rifugio nella valle della Piumana, oggi nel comune di Ambrogio.

Qui vengono individuati da una donna moglie di un fittavolo nelle proprietà di uomo della municipalità di Crespino, certo Tosi che una volta arrivato sul luogo lo riconosce e  convince il sacerdote alla resa. Ma Don Carlo Giocoli non si arrende a tutti.

Disegno di Insorti in azione (Foto web)
Disegno di Insorti in azione (Foto web)

La resa volontaria al vice-prefetto Giacomazzi

Il sacerdote accetta di consegnarsi, ma impone una condizione chiara:
➡️ essere portato al vice-prefetto di Adria, Giacomazzi, rifiutando le autorità francesi del Dipartimento del Basso Po.

Un gesto che rivela lucidità, strategia e volontà di non lasciare il proprio destino nelle mani degli avversari.


Il sacrificio per il fratello: un’ipotesi forte

Riproduzione artificiale dei possibili Fratelli Giocoli
Riproduzione artificiale dei possibili Fratelli Giocoli

Non esistono prove dirette che Don Carlo Antonio Giocoli abbia assunto tutte le colpe per salvare il fratello Aldobrandino. Tuttavia, una scoperta archivistica recente — emersa proprio dalle ricerche locali — è altamente significativa:

📜 Un anno dopo la condanna, Aldobrandino Giocoli risulta iscritto nella Guardia Nazionale di Bellombra.

Un fatto rimasto sconosciuto per due secoli.
Se fosse stato sospettato o colpevole, non avrebbe mai potuto far parte della Guardia Nazionale.
La logica documentaria suggerisce dunque una assoluzione.
E rafforza l’idea che Don Carlo Antonio abbia effettivamente protetto suo fratello.

Processo e condanna

Il sacerdote viene processato a Ferrara. Difeso da Luigi Minzoni e sostenuto dall’intercessione dell’Arcivescovo Mons. Fava, evita la fucilazione, ma non il castigo peggiore previsto dal sistema napoleonico:
➡️ ergastolo ai ferri nelle carceri di Mantova.

Qui sopravvive poco più di un anno.

Immagine di un uomo rinchiuso in una cella (foto web)
Immagine di un uomo rinchiuso in una cella (foto web)

La morte e il silenzio degli archivi napoleonici

Le carceri mantovane erano note per essere tra le più dure d’Italia: ferri, catene, umidità, malattie, isolamento totale.
Quasi nessun insorto veneto condannato all’ergastolo ne usciva vivo.

Don Carlo Antonio Giocoli muore il 29 novembre 1811.
La notizia impiega mesi a raggiungere Venezia e Bellombra.

La leggenda nera del “prete fantasma”

Per oltre due secoli, il nome di Don Giocoli viene deformato nella leggenda popolare: un fantasma inquieto, punito per i suoi peccati, che appare nei campi e nelle golene per spaventare i bambini.
Una narrazione utile a dimenticare e distorcere una vicenda scomoda, più politica che morale.

Riproduzione artificiale del Prete fantasma che vaga per le campagne polesane
Riproduzione artificiale del Prete fantasma che vaga per le campagne polesane

Un riconoscimento necessario

Grazie alle nuove ricerche archivistiche, la figura di Don Carlo Antonio Giocoli riemerge in tutta la sua umanità:

  • un uomo coraggioso,

  • un capo popolare,

  • un resistente anti-napoleonico,

  • un sacerdote che ha accettato il sacrificio estremo,

  • forse anche un fratello che si è assunto la colpa per salvare la famiglia.

Oggi più che mai è legittimo chiedere un riconoscimento pubblico: una targa, una via o un luogo della memoria dedicato a lui.

Targa affissa all'entrata della tenuta dove nacque il Giocoli (foto autore)
Targa affissa all’entrata della tenuta dove nacque il Giocoli (foto autore)

Conclusione

Don Carlo Antonio Giocoli non fu un bandito, né un eroe senza ombre. Fu un uomo vero, che scelse di esporsi, combattere, rischiare e morire per la sua terra.
Troppo a lungo dimenticato, oggi può finalmente essere raccontato per ciò che è stato: un protagonista umano, civile e storico delle Insorgenze venete.

Lo stato attuale dell' edificio dove sarebbe nato il Giocoli (Foto autore)
Lo stato attuale dell’ edificio dove sarebbe nato il Giocoli (Foto autore)

Fonti

  • Crimini e storia tra Po e Adige – E. Andreini

  • Nuovo Archivio Veneto – C. Bullo

  • Registri parrocchiali della Comunità di Bellombra

  • Folle controrivoluzionarie: le insorgenze popolari nell’Italia giacobina e napoleonica – A. M. Rao

  • Archivio Comunale Storico di Adria

  • Archivio Comunale Storico di Crespino

  • Archivio Comunale Storico di Chioggia

  • Registri civili napoleonici di Mantova atti di morte
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