17 Giugno 2024
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Città 30 all’ora: no alla direttiva Salvini. Decidano i Comuni, non il Ministero. Anche questa è Autonomia

Bologna a 30 all’ora ed è subito polemica. Il sindaco della città “rossa” abbassa la velocità massima su quasi tutte le strade cittadine, ed è subito scontro con il ministro Matteo Salvini. “Lo fa per sentir cantare gli uccellini” irride il ministro. “Morti e feriti sono già in diminuzione” fa sapere il sindaco.

Salvini: limiti generali, competenza statale

Ma Salvini tira dritto e firma una direttiva ministeriale per impedire ai Comuni di abbassare il limite di velocità con un provvedimento generalizzato.

CLICCA QUI per leggere la Direttiva Salvini

I Comuni, fa sapere Salvini, possono decidere il limite di velocità sul singolo tratto di strada, che presenti caratteristiche particolari. I limiti generali, su tutta la città, non sono materia dei Comuni: sono competenza statale, rivendica il ministro. Tanto che nella direttiva Salvini sono espressamente previsti poteri statali di intervento diretto per ripristinare il limite “standard” di 50 all’ora se i sindaci dei 30 all’ora non si adegueranno.

 

Appello a Salvini: devono decidere i Comuni

Noi rivolgiamo un appello a Salvini: il leader della Lega non dovrebbe farsi paladino del centralismo più sfrenato. Sui limiti di velocità nelle città, il Ministero non deve metterci becco. Devono decidere i Comuni, i sindaci, i Consigli comunali. Poi gli elettori giudicheranno. Tanto meno dovrebbe essere prevista, perfino su questa materia, una “clausola di supremazia” dello Stato centrale.

 

Anche questa è Autonomia

La competenza statale invocata da Salvini sui limiti “generali” riguarda i 130 in autostrada, i 110 in superstrada, i 90 su strade statali, i 50 in centro urbano: i limiti imposti sull’intero territorio nazionale. I limiti specifici, sulle strade di una singola città, devono essere decisi da chi governa quel territorio, non dal Ministero. Non da Roma. Perché anche questa è Autonomia.

Matteo Salvini al Quirinale nel 2021 (Foto della Presidenza della Repubblica Italiana)

Non si può dirsi schierati per l’Autonomia e poi pretendere di decidere a Roma anche i limiti di velocità che un Comune ritiene più adatti per sè. Si può essere favorevoli o contrari, ma si lasci che a decidere su questo siano le autorità locali.

Il limite di 30: fa bene o fa male? Dipende

Perché è una sciocchezza dire che il limite di 30 all’ora riduce o aumenta l’inquinamento, riduce morti e feriti, aumenta o diminuisce i consumi. Il limite di 30 all’ora, fa bene o fa male? La verità è che dipende da molti fattori locali: la velocità media reale del traffico in un dato tratto (che in molte realtà è già adesso inferiore a 30 all’ora), la larghezza della sede stradale, il numero di incroci, la presenza e la tipologia di piste ciclabili e pedonali, l’aderenza alle regole da parte dei conducenti.

Una strada urbana con pista ciclabile disegnata (foto di Graham Hogg, lic. CC)

In una strada urbana a grande scorrimento e senza incroci a raso, andare a 30 all’ora sgnifica procedere in seconda o terza marcia, consumando inutilmente di più che a 50 o 60 in quinta. Ma in strade più strette e più “complicate” da altri flussi di traffico “fragile”, i 30 all’ora possono migliorare la sicurezza, riducendo il divario di velocità tra i differenti mezzi. La diminuzione di incidenti non è statisticamente confermata nelle città europee che hanno già da anni introdotto il limite di 30 in quartieri storici, se non nel periodo della “novità”.

Valutazioni da fare a livello locale

Insomma: il miglioramento della sicurezza e della scorrevolezza del traffico, e della sua compatibilità col traffico pedonalciclabile, dipende da una miriade di fattori locali, localissimi. dalle caratteristiche di una città e di un quartiere, dalla ristrettezza e tortuosità delle vie, dal traffico e dagli orari di punta che caratterizzano il luogo, dal volume di traffico ciclabile e pedonale, dalla possibilità fisica di separarlo dal traffico auto, dall’aderenza della popolazione alle nuove regole e dalla disponibilità e possibilità di trasferire quote di traffico sulla mobilità “dolce” per ridurre quello automobilistico sulle brevi distanze.

Tutte cose che possono avere valutazione soltanto a livello locale. Che non possono avere una soluzione univoca a livello centrale, ministeriale, romano. Se c’è una materia che richiede autonomia, autogoverno responsabile del territorio, è questa. Si lasci ai sindaci, ai Comuni, la decisione sui limiti di velocità nelle rispettive città, senza metter loro paletti inutili. Se le loro scelte saranno sbagliate, gli elettori giudicheranno. L’Autonomia è precisamente questo, dopotutto. E se non la pratica un ministro della Lega…

 

 

 

 

 

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