30 Novembre 2022
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Autonomia veneta, la Lega s’è desta, la Meloni firma ma frena: “Niente fughe in avanti”

Autonomia veneta e lombarda, almeno adesso se ne parla: le campagne elettorali servono a qualcosa. Perfino Salvini, finalmente, se ne ricorda.

Prima l’Italia, il simbolo della lista di Salvini

La parola “autonomia” non gli era sfuggita di bocca nemmeno una volta, in anni di comizi dedicati all’espansione della Lega al Sud e al lancio della lista tricolore “Prima l’Italia“, mentre adesso il leader leghista arriva a Chioggia dopo un tour nel Nord e assicura che il momento è arrivato: “Ho detto a Zaia e Fontana di metter giù un documento sull’autonomia, preciso fino alle virgole, e non ho dubbi che Meloni e Berlusconi lo firmeranno“.

Autonomia? Niente fughe in avanti…

L’autonomia al Veneto la darà dunque un governo Meloni? E’ difficile da credere. Benché in Fratelli d’Italia i nostalgici siano stati zittiti e messi all’angolo, il centralismo italiano, la supremazia dello Stato, resta nel DNA di molti suoi eletti in Parlamento. Soprattutto al Sud.

Ogni vera autonomia, da quelle parti, mette paura di “spaccare l’Italia”. E infatti, dopo la “riscoperta” dell’autonomia da parte di Salvini, da Fratelli d’Italia cala il gelo. Niente veti per carità, come si potrebbe? Ma un avvertimento chiaro: “Autonomia? Niente fughe in avanti. E niente scambio tra autonomia e presidenzialismo” avvertono secchi i luogotenenti di Giorgia Meloni.

Giorgia Meloni nel 2014 a Sanremo, sotto il simbolo di Alleanza Nazionale, alla campagna per le Europee (foto di Jose Antonio, CC BY-SA4.0)

Come dire: quello scambio andava bene quando a comandare era Salvini. Ora che l’asso di briscola ce l’ha Fratelli d’Italia, sul presidenzialismo non si discute, sull’autonomia si vedrà.

Il patto sull’autonomia

Zaia e Fontana, naturalmente, il patto di maggioranza sull’autonomia l’hanno già scritto, e Salvini l’ha già fatto recapitare a Roma, al tavolo dove i tre partiti cercano di definire il programma di governo. Ma non si può certo dire che Fratelli d’Italia abbia accolto il documento sull’autonomia con entusiasmo.

D’altronde, da anni ormai gli esponenti di Fratelli d’Italia partecipano attivamente alla campagna contro l‘autonomia differenziata chiesta da Veneto e Lombardia. Una campagna infarcita di luoghi comuni e di bugie, dal “si spacca l’Italia” alla “secessione dei ricchi”, alla “palese incostituzionalità” ed altre panzane, ma efficacissima tra gli elettori del Meridione. Accettando di firmare il patto per l’autonomia, come “deve” fare se vuole collegi e voti al Nord, Giorgia Meloni paga un prezzo politico al Centro-Sud.

Tra Zaia e Meloni

Più volte in questi anni Luca Zaia ha tentato di ricondurre la questione alla realtà, insistendo anche personalmente con Giorgia Meloni – ci sono state almeno due discussioni piuttosto accese – sulla necessità di avere sulla questione dell’autonomia un approccio pragmatico. E ci può riuscire, adesso che Giorgia Meloni si rende conto che un partito di opposizione, se vuol governare, deve anche rassicurare l’Europa, gli Usa, i mercati, e pure gli elettori veneti e lombardi.

Salvini si ricorda dell’autonomia

Davanti allo spettro di un tonfo elettorale clamoroso, intanto Matteo Salvini si risovviene dell’autonomia e del Veneto, al quale il licenziamento di Draghi a metà del lavoro non è piaciuto per niente. E che attende, ormai da cinque anni, dopo il trionfale referendum del 22 ottobre 2017, quell’autonomia differenziata prevista dalla Costituzione, che Salvini stesso aveva garantito che sarebbe stata cosa fatta “in quindici minuti”.

Autonomia, tre governi e passi indietro

Di quarti d’ora ne sono passati abbastanza. Sono passati tre governi nei quali la Lega ha avuto un ruolo determinante, e l’autonomia veneta ha fatto, sostanzialmente, passi indietro. Mentre l’autonomia a Roma è stata davvero approvata in poco più di quindici minuti, e con i voti della Lega e dei parlamentari veneti…

Mariastella Gelmini, ministra per gli affari regionali e per le autonomie nel governo Draghi (foto dalla pagina Facebook ufficiale)

Nuovi paletti sono invece stati frapposti alle richieste del Veneto e della Lombardia, condizioni e vincoli di cui nella Costituzione non c’è traccia, addirittura espliciti rifiuti, da parte di ministri come Mariastella Gelmini, di applicare semplicemente quanto la Costituzione prevede. E la Lega, invece di minacciare di rompere su questo, come sarebbe stato doveroso, ha lasciato correre, e poi ha mandato a casa Draghi per futili motivi.

Salvini: Meloni e Berlusconi firmeranno

E adesso, Salvini arriva a Chioggia e pronuncia – dopo tanto tempo – la parola “autonomia“. E annuncia un’altra volta che sarà “cosa fatta” nel prossimo governo di centrodestra. “Ho chiesto a Zaia e Fontana – ha detto Salvini – di mettere a posto le virgole di un documento, che sono certo avrà la firma di Meloni e di Berlusconi“. Un documento che “impegna la maggioranza di centrodestra a dare l’autonomia al Veneto e alla Lombardia“.

Marcato e il patto che c’è già

Peccato che questo documento ci sia già, e rechi già la firma di Berlusconi e di Meloni. Era il 2020 e  chiedere a gran voce la firma dei tre leader sul patto per l’autonomia fu Roberto Marcato, il leghista più votato in Veneto dopo Zaia.

Roberto Marcato: ha posto il via libera all’autonomia come “precondizione” per formare l’alleanza di centrodestra

Marcato pose, come “precondizione” per fare la maggioranza di centrodestra in Regione Veneto, che Salvini, Berlusconi e Meloni firmassero il patto che li impegnava a sostenere in Parlamento le richieste di autonomia differenziata presentate dal Veneto.

Marcato: non ci siamo impegnati

Ma quell’impegno, sottoscritto dai tre partiti di centrodestra, è stato tradito. E ancora una volta, Roberto Marcato non ha peli sulla lingua. “Quel patto c’è già, è lì da due anni, basta voler mantenere la parola data. Mi auguro – ha detto Marcato, invitato pochi giorni fa alla trasmissione di approfondimento Focus, su Rete Veneta, condotta da Luigi Bacialli – che ci sia più attenzione per l’autonomia di quella che c’è stata finora: dobbiamo dirlo, non ci siamo impegnati come dovevamo, non ne abbiamo fatto la battaglia della vita. Non ci sono problemi costituzionali, economici o di rottura del Paese: il risultato è ottenibile, basta la volontà politica…”.

Zaia: autonomia, o andare al governo non ha senso

Anche il commissario salviniano della Liga Veneta, Alberto Stefani, parla di “patto di sangue” tra i partiti di centrodestra per l’autonomia.

Luca Zaia (Foto di SereMas79, CC BY-SA 4.0)

E stavolta a porre condizioni, e molto simili a quelle auspicate da Roberto Marcato, è il paziente Luca Zaia in persona:  «L’Autonomia è la conditio sine qua non – dichiara il governatore ad Angela Pederiva del Gazzettino – non ha senso parlare di andare al governo senza questo obiettivo». Forse è giunto il momento che il Governatore rimetta la mimetica, come minacciò di fare contro i capricci anti-autonomia del governo Conte…

Patto sì, ma per l’autonomia chiesta dal Veneto

Il “patto per l’autonomia” predisposto da Zaia e Fontana sarà firmato da Salvini, Berlusconi e Meloni? Sicuro: a tutti e tre, anche alla Meloni, servono i voti del Veneto e della Lombardia. Ma il rischio è che il testo concordato lasci spazio a ulteriori trattative al ribasso in corso d’opera. Spazi che verranno utilizzati per rassicurare gli elettori del Meridione e depotenziare l’autonomia.

Dopo cinque anni di traccheggio, non è il caso di accontentarsi di impegni generici: l’autonomia che ci si impegna ad approvare dovrebbe essere quella chiesta da Veneto e Lombardia, non la foresta di paletti della legge quadro Gelmini, non un’autonomia generica tutta da definire o da rivoltare come un calzino in Parlamento.

Gli elettori veneti e lombardi hanno diritto di sapere con chiarezza  se ciò che hanno chiesto con referendum, e che è assolutamente previsto dalla Costituzione, il governo di centrodestra lo concederà, o no.

 

 

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