1 Dicembre 2022
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Il seggio al Senato del bellunese Paolo Saviane va… alla Calabria: lo vuole Salvini

Il Veneto, e il Bellunese in particolare, ha perso un senatore, a vantaggio della Calabria, che ne ha guadagnato uno. E a volerlo a tutti i costi, affrontando dure battaglie parlamentari per ottenere questo risultato, è stato Matteo Salvini, è stata la Lega.

Pare incredibile, ma è esattamente quello che è avvenuto.

La scomparsa di Paolo Saviane

La storia comincia il 20 agosto 2021, quando muore improvvisamente – a soli 59 anni – un senatore bellunese della Lega: Paolo Saviane. Un uomo, un imprenditore, un politico, residente in Alpago, molto amato e legatissimo al territorio bellunese. Aveva combattuto tante buone battaglie, Paolo: l’ultima era la Zes, la Zona Economica speciale, un progetto di legge che porta la sua firma e che, se si riuscirà a condurre in porto, darà alla difficile economia del Bellunese una spinta straordinaria.

La scomparsa di Paolo Saviane – al suo funerale intervennero sia Luca Zaia che Matteo Salvini – ha aperto il problema del seggio vacante al Senato. Normalmente, subentra il primo dei non eletti della stessa lista.

La Lega fece cappotto: tutti eletti

Ma c’è un problema: la Lega, alle ultime elezioni politiche, ha fatto cappotto. Tutti i candidati della Lega al Senato, in Veneto, vennero eletti. Quindi non esiste nessun “primo dei non eletti”.

Il problema è finito sul tavolo della Giunta per le elezioni, la speciale Commissione del Senato che si occupa di validare le attribuzioni dei seggi e si occupa anche dei subentri. Detto per inciso, nell’attuale Giunta siedono ben sei senatori leghisti.

Il relatore della Regione: subentri il polesano Amidei

Bartolomeo Amidei con Giorgia Meloni

Il relatore della Regione nella Giunta per le elezioni, senatore Meinhard Durnwalder, ha chiesto che il seggio vacante in Veneto venga assegnato, non essendoci altri candidati della Lega, al primo dei non eletti in Veneto di altro partito della stessa coalizione. E cioè a Bartolomeo Amidei, candidato polesano di Fratelli d’Italia.

La Lega impone la Calabria

La Giunta a trazione leghista ha respinto la richiesta. E ha deciso che il seggio vacante della Lega a Belluno deve essere coperto dal primo dei non eletti della Lega in… Calabria.

Tilde Minasi con Matteo Salvini

Perché la Calabria è la Regione in cui la Lega, non avendo eletto senatori, ha avuto i “resti” più alti. Quindi il seggio che fu del bellunese Paolo Saviane deve essere assegnato a Tilde Minasi, prima dei non eletti della Lega in Calabria.

Ma il Senato è a base regionale

Ma c’è un problema non da poco: ed è che la Costituzione, e la legge elettorale vigente, stabiliscono che il Senato sia eletto “a base regionale“. A differenza della Camera, che viene eletta su collegio unico nazionale, il Senato è una sorta di Camera delle Regioni, in cui ogni Regione elegge un numero di senatori proporzionale alla popolazione residente.

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Ecco perché, in caso di “seggio vacante“, per il Senato non si può pescare in altre Regioni, perché si varierebbe il peso delle Regioni nella composizione del Senato, dando alla Calabria più senatori di quanti le spettano, e togliendo rappresentanza al popolo veneto. C’è un solo precedente di “ripescaggio” in regione diversa: il seggio vacante, del M5s, era in Sicilia e vi subentrò un candidato in Umbria: ma si trattava del M5S, partito che si presentò alle urne da solo, quindi non c’erano altri partiti della stessa coalizione alle cui liste si potesse attingere.

Il dissenso di Piero Grasso

Lo ha detto chiaramente nell’aula del Senato il senatore Piero Grasso, un nome al di sopra di ogni sospetto. Piero Grasso, già procuratore capo di Palermo, capo della Dia, protagonista per decenni dei grandi processi di mafia, e poi, in politica, presidente del Senato, e addirittura Presidente supplente della Repubblica durante l’interregno tra Napolitano e Mattarella. Cos’ha detto Grasso, prima in Giunta e poi nell’Aula del Senato?

Ha detto che la Costituzione e la legge vogliono il Senato eletto su base regionale, e quindi il chiamato a subentrare in un seggio vacante del Veneto deve essere un candidato nel Veneto, della Lega in primis, e se la lista della Lega è già esaurita, si deve pescare nella coalizione di cui la Lega faceva parte, cioè nella lista di Forza Italia o di Fratelli d’Italia, ma restando sempre in Veneto.

Il dissenso di Gregorio De Falco

Anche il senatore Gregorio De Falco, napoletano, ha votato contro l’attribuzione alla Calabria del seggio che spetta al Veneto. Gregorio De Falco è un militare, nel 2012 tutti abbiamo udito di che pasta è fatto, quando la Costa Concordia naufragò sugli scogli dell’Isola del Giglio e lui rivolse al capitano Schettino la famosa intimazione “Torni a bordo, cazzo!”.

Eletto in Senato nelle liste Cinquestelle, fu presto espulso dal partito perché votò contro il vergognoso provvedimento varato dal governo Conte, che condonava in blocco gli abusi edilizi di massa nell’Isola d’Ischia. Un indipendente, insomma. E proprio per questo ha un grande valore il suo giudizio.

“L’articolo 57 della Costituzione e la legge elettorale del Senato – ha detto De Falco – impediscono espressamente di eleggere un senatore in una regione diversa da quella della lista originaria” Se la lista della Lega in Veneto ha esaurito i candidati, si deve reintegrare il seggio attribuendolo a candidati delle liste collegate, ma sempre in Veneto, lo dice la legge elettorale, ricorda De Falco.

Conta più il partito o il territorio?

E’ vero che in questo modo si assegna a un partito diverso, anche se della stessa coalizione, il seggio guadagnato con i voti alla Lega, ma almeno si resta all’interno del Veneto, e non si riduce il numero di seggi al Senato cui il Veneto ha diritto secondo la legge elettorale e secondo la Costituzione.

E’ più importante che un partito perda un seggio al Senato, o che lo perda il Veneto? Conta più il partito o il territorio?  Salvini e la Lega hanno vinto la loro battaglia al Senato: a maggioranza, il seggio vacante della Lega in Veneto è stato attribuito alla Lega in Calabria.

La Lega ha così mantenuto i suoi eletti al Senato, ma al prezzo di farne perdere al Veneto. Con la pilatesca astensione di oltre novanta senatori dei partiti non interessati alla vicenda, ma forse interessati a creare un precedente da invocare in futuro a proprio vantaggio.

Rubinato e Da Re, scontro da Bacialli

Simonetta Rubinato (Veneto per le autonomie) durante la diretta su ReteVeneta

Pochi giorni fa su Rete Veneta, davanti al direttore Luigi Bacialli, è andato in onda su questo tema un confronto tesissimo tra l’autonomista Simonetta Rubinato e l’europarlamentare leghista Toni Da Re.

Toni Da Re (Lega) durante la diretta su ReteVeneta

 

Alla Rubinato che denunciava il danno evidente alla rappresentanza del Veneto causato dalla Lega di Salvini, e la pretesa delle segreterie di partito di contare più dei territori, Da Re replicava accusando la legge elettorale “mal fatta” e ricordava che i voti del seggio vacante erano della Lega e alla Lega dovevano restare.

Durnwalder: gli eletti rispondano al territorio

Ma qui la legge – per volontà di Salvini – è stata “interpretata”, e anche con doppi e tripli salti mortali, anche con evidente vulnus costituzionale, pur di non assegnare il seggio vacante a un candidato veneto di altro partito, pur di assegnarlo a un leghista, anche se di altra Regione.

Una settimana fa, a Pedavena – ha ricordato Simonetta Rubinato – , il sudtirolese Luis Durnwalder aveva suggerito a Luca Zaia che la cosa più importante, nella battaglia con Roma per l’autonomia del Veneto, è che si esiga dai parlamentari del Veneto, di tutti i partiti, di rappresentare prima di tutto il Veneto. Per la Lega invece, ha accusato Rubinato, è più importante il partito, la rappresentanza del Veneto viene dopo.

La contraddizione della Lega

E’ ovviamente comprensibile che un partito non voglia veder attribuito a un partito diverso un seggio guadagnato con i propri voti, tanto più ora che tra Lega e Fratelli d’Italia c’è un’aperta competizione per la leadership nel centrodestra.

Ma per un partito come la Lega, che ha fatto della rappresentanza del territorio la propria originaria ragion d’essere, l’aver scelto di togliere rappresentanza al Veneto per aumentarla alla Calabria, è un’indubbia contraddizione.

La svolta italiana di Salvini: calderone unico

Ed è un altro segno della svolta “italiana” impressa da Salvini al partito. Una svolta che non sembra nemmeno più “federalista“, ma che vede l’Italia come un calderone unico, dove gli eletti in Veneto e in Calabria sono uguali, sono prima di un partito che di un territorio.

Perché la nuova senatrice Tilde Minasi, calabrese, rappresenta certamente votanti della Lega. Ma non certo i votanti del Veneto. Non certo i voti di Saviane.

 

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