Alberto Angela torna in libreria dopo tre anni con un ponderoso volume di 640 pagine incentrato sulla figura di Giulio Cesare; nato a Parigi nel 1962, paleontologo, naturalista, divulgatore scientifico e scrittore, Angela dopo aver completato studi avanzati a Harvard, alla Columbia University e alla UCLA, ha trascorso oltre dieci anni conducendo scavi e ricerche sulle origini dell’uomo in Italia, Africa e Asia.
Riconosciuto come uno dei massimi esperti nella divulgazione scientifica e storica, è autore e conduttore di numerosi programmi di successo trasmessi dalla Rai, è autore di molti libri di storia, fra i quali ricordiamo “Una giornata nell’antica Roma”, “Nerone”, “Cleopatra”, “Gli occhi della Gioconda”, “I bronzi di Riace”.
I Veneti della Bretagna
In questo libro Alberto Angela ci parla della campagna di Giulio Cesare in Gallia a partire dal 58 a.C.; immagino che i pochi che mi conoscono si chiederanno il perché di questo mio sorprendente interesse per Roma Antica e per Giulio Cesare e allora mi sposto subito a pagina 222 del libro dove trovo un capitolo intitolato “L’Armorica e i Veneti”.
Sulle tracce dei Veneti “armoricani” per la verità mi ero già mosso quasi mezzo secolo fa, quando partii per “scoprire” i Veneti della Bretagna, fermandomi in particolare a Vannes (Gwened nella lingua bretone) dove ricordo ancora un bel museo dei Veneti, e in diversi posti della bellissima Bretagna dove mi incontrai con esponenti dei movimenti indipendentisti bretoni particolarmente (e giustamente) inferociti contro gli invasori romani che anche lassù si erano marchiati di nefandezze indicibili; di quel viaggio c’è una testimonianza anche nella mia libreria dove trovo il volume di Pierre Merlat “Les Venetes d’Armorique”, stampato a Brest nel 1981.

Alberto Angela: Veneti per omonimia
Ecco cosa scrive Alberto Angela dei Veneti:
“Vi sarete chiesti cosa facciano a nord i –nostri- Veneti. In realtà si tratta di un’omonimia. Nei testi antichi troverete molti Veneti, ma si tratta ogni volta di popoli diversi: i Veneti dell’Adriatico, i Veneti della Gallia atlantica, oltre a gruppi con nomi affini, come i Venelli (in Normandia), i Venedi (popolazioni slave presso il fiume Vistola) e gli Eneti di Paflagonia (Asia Minore).”
Per la verità ci sono anche altri popoli (o tribù) con un nome affine, come i Venetulani del Lazio citati da Plinio il vecchio, mentre Erodoto ricorda gli Eneti fra le tribù illiriche, Pomponio Mela cita il lago di Costanza come “Venetus lacus” anche per il suo incredibile color azzurro (colore nazionale dei veneti) e Claudio Tolomeo chiama “Venedicus sinus” il Golfo di Danzica; a questo proposito ricordo una bellissima mostra che si tenne a Padova nel 1985 “I tesori dell’antica Polonia. Dai Veneti ai Re di Cracovia” e nella quale emersero diverse affinità tra i Veneti adriatici e quelli del Baltico (e non a caso la via dell’ambra collegava i due popoli).

Una tesi che non convince
Alberto Angela dà questa spiegazione:
“Gli studiosi sono concordi nel sostenere che non si tratti di uno stesso popolo migrato in luoghi diversi, ma semplicemente di una somiglianza nel nome. Che, secondo il linguista Giacomo Devoto, forse deriva da una parola indoeuropea che significa “i nobili” o i “distinti”; o forse da un termine addirittura preindoeuropeo, con il senso di “stranieri” o “nuovi venuti”. Altri studiosi vedono invece la radice proto celtica “ueno” (derivato dal protoindoeuropeo “*wen”, “amare, desiderare”), con il significato di “amichevoli” o “parenti”; in sostanza gli alleati.consociati”
Da modesto, modestissimo appassionato di storia veneta è una tesi che non mi convince fino in fondo , ricordando come diversi anni fa, nel 1994, presentai un volume di tre studiosi sloveni (J. Savli, M. Bor, I. Tomazic) intitolato “I Veneti progenitori dell’uomo europeo” che invece teorizzava, partendo dalla “Cultura dei campi di urne” un sostanziale collegamento fra i vari popoli uniti dal nome etnico di Veneti; così come fa Piero Favero nel suo più recente (2009) “La Dea Veneta. Dal Baltico alla Bretagna”.

Veneti di Bretagna, navigatori e commercianti…
Ritornando ad Alberto Angela ci ricorda che quello dei Veneti di Bretagna “E’ un popolo di navigatori e commercianti”, “Sono abili navigatori, quindi, e grazie alle loro possenti navi che solcano l’oceano sono i padroni assoluti di queste rotte commerciali” e ancora “Hanno infatti inventato un efficace sistema per estrarre dal mare un sale così puro che permette di conservare le carni” e che furono sconfitti definitivamente dalla flotta romana di Decimo Bruto nel 56 a.C. nella battaglia della baia di Quiberon (pag. 241) altresì chiamata la Battaglia del Morbihan.
Chiamata anche “battaglia del Veneticus Sinus” (golfo Venetico), ovviamente …
Ettore Beggiato








