17 Aprile 2024
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La seconda edizione di “1439: galeas per montes” di Ettore Beggiato

E’ uscita recentemente la seconda edizione del volume di Ettore Beggiato1439:galeas per montes. Navi attraverso i monti” curata da Piazza Editore.

Un’impresa straordinaria

Nel 1439  la Serenissima fu protagonista di un’impresa straordinaria: il trasporto di una flotta dall’Arsenale di Venezia al Lago di Garda, attraverso la risalita dell’Adige fino a Mori (Tn) e il trasporto delle navi via terra fino a Torbole, punta settentrionale del Garda, superando i 287  metri di Passo San Giovanni.

Tutto questo al fine di aggirare l’assedio delle truppe milanesi all’eroica città di Brescia … uno storico dell’epoca scrisse: “…un fatto meraviglioso e quasi incredibile, se non fosse stato eseguito sotto gli occhi di migliaia di testimoni, e non venisse celebrato da tutti gli scrittori”

Il grande Tintoretto immortala la battaglia sul Garda nel Palazzo Ducale a Venezia.

La postfazione di Alvise Fontanella

Questa edizione, riveduta e corretta, si è arricchita della significativa postfazione di Alvise Fontanella, Direttore responsabile di Serenissima News: un contributo veramente prezioso, che merita di essere proposto in questa sede:

“Se non ci fosse l’Italia unita, questo libro non sarebbe mai stato scritto. Non sarebbe stato necessario scriverlo.

Un’intera flotta di navi da guerra, formata anche da grandi galee con armamento pesante, viene portata dalla Serenissima, nel 1439, a presidiare il Lago di Garda, via terra, attraverso le montagne, scalando il Passo di San Giovanni. Con l’impiego di tecnologie, di strumenti, di carri appositamente progettati, di uomini e buoi in quantità e modalità tali da trovare un paragone soltanto nella costruzione delle Piramidi o di altre memorabili realizzazioni osate dall’umanità.

Un’impresa militare famosissima

Fu una grande impresa militare, che fu famosissima nei secoli passati, nota e studiata in tutta Europa, addirittura presa a modello in successive campagne militari di altre potenze.

Un’impresa che affermò la potenza, la capacità tecnica, la forza militare, civile e industriale della Serenissima. E affermò soprattutto la determinazione del governo veneziano a fare qualsiasi cosa, anche l’impossibile, per difendere Brescia, la città che si era data alla Repubblica di San Marco e che era allora assediata dai Visconti di Milano.

Così la Serenissima teneva insieme lo Stato

Con l’impresa delle “Galeas per montes”, la Serenissima teneva insieme lo Stato: dimostrava a tutte le città che nella Repubblica erano entrate non per conquista ma per voluntaria dedicione, che avevano fatto bene ad affiliarsi al commonwealth veneziano. Dimostrava che la Dominante non le avrebbe abbandonate, che le avrebbe tutte lealmente difese con ogni mezzo.

Una simile impresa fa parte del patrimonio identitario di uno Stato, tramanda i valori di un popolo e l’orgoglio di quei valori. Tramanda la fierezza, la bellezza e la responsabilità dell’essere figli di quella grandezza.

Nago (Tn) – Abitazione privata

In un’Italia federale…

Se nel corso dell’Ottocento avesse prevalso il modello federale voluto da Daniele Manin e da tanti altri grandi uomini, se l’Italia espressione geografica si fosse data una dimensione politica non attraverso la brutale conquista piemontese sostenuta dalla massoneria britannica, ma attraverso la voluntaria dedicione dei diversi popoli ad una Federazione Italiana di liberi Stati in cui ciascuno avrebbe mantenuto la propria identità e coltivato i propri talenti portando intero il proprio capitale morale ed economico a beneficio di tutta la Federazione, oggi l’impresa militare della Serenissima sarebbe studiata nelle scuole, sarebbe già nota a tutti, farebbe parte del patrimonio comune del popolo Veneto, di quel deposito di storie e di valori che non si comprano col denaro e che forgiano l’identità e la qualità dei popoli, come fu per Roma la vittoria su Annibale che aveva passato le Alpi con i suoi elefanti o per la Grecia la battaglia delle Termopili.

La cancellazione culturale

La mala nascita dell’Italia politica, l’unità forzosa, la conquista e la feroce repressione militare, la legislazione sabauda estesa a tutta la Penisola, la strenua lotta ad ogni differenza, ha portato invece a un vero e proprio piano di cancellazione culturale dei popoli conquistati dal Piemonte.

Per legittimare quella ignobile conquista, la propaganda sabauda ha costruito i miti bugiardi del Risorgimento e poi della Grande Guerra. Ha diffuso l’idea, ancor oggi dominante, dei popoli calpesti e derisi che da soli non valevano nulla, non erano che staterelli litigiosi e repubblichette marinare, e che soltanto con il loro annullarsi nell’unità politica dell’Italia potevano ritrovare l’antica e romana grandezza.

L’Italia fu grande quando era divisa

Perfino al giorno d’oggi, quando il fallimento dell’Italia unita è sotto gli occhi di tutti coloro che hanno occhi per vedere, questa becera propaganda sabauda che prosegue imperterrita nelle nostre scuole ed è quotidianamente sostenuta anche in Veneto da intellettuali sempre pronti a alla diminutio della storia “locale”, non ci permette di vedere la semplice e nuda verità: l’Italia ha costruito la propria grandezza, la propria bellezza e ricchezza culturale ed economica, ha edificato il proprio ruolo e il proprio mito nel mondo, nei secoli in cui era politicamente divisa, e i diversi popoli della penisola erano sì fratelli, ma liberi ciascuno di governarsi secondo leggi adatte a gestire e valorizzare quelle diversità.

La Costituzione disapplicata

E’ stata la forzosa unità, la cancel culture imposta sui popoli conquistati a impoverire, a desertificare il Paese più bello del mondo, quello che insieme alla Grecia ci ha insegnato a pensare i diritti politici dei singoli individui, delle libere città.

Quella cancel culture è tuttora vigente: non per nulla la ministra dell’Istruzione della Repubblica Italiana può ancora oggi, perfino oggi, permettersi un appello alla disapplicazione della Costituzione in tema di autonomie regionali, affermando che sarebbe una tragedia affidare la scuola alle Regioni. Sarebbe una tragedia, per l’Italia giacobina una e indivisibile, che nelle scuole venete si insegnasse anche un po’ di storia e di letteratura venete, che i ragazzi sapessero chi era Enrico Dandolo e Andrea Gritti e Leonardo Loredan, e Francesco Morosini e tanti altri.

I necessari libri di Beggiato

I nostri figli debbono crescere nella falsa convinzione che prima di Garibaldi e di Cavour non c’erano in Italia Stati rispettati nel mondo, non c’erano potenze di rango europeo. Non devono esserci veneti consapevoli della grandezza della Serenissima, consapevoli di chi sono e di dove vengono.

Ecco perché i libri di Ettore Beggiato, come questo “1439, galeas per montes” sono oggi necessari.

La Domenica del Corriere 30/06/1935

Dobbiamo sapere dei Re di Roma e non dei Dogi

Quando l’ho letto, nella prima edizione arricchita dall’incomparabile prefazione del grande Renzo Fogliata, sono rimasto stupefatto, quasi non credevo a quello che leggevo. Per crederci davvero, sono dovuto andare sul Passo di San Giovanni, a cercare le lapidi e le tracce lasciate dall’impresa militare della Serenissima di cui Beggiato mi regalava la conoscenza. Eppure sono veneziano, sono veneto e orgoglioso di esserlo, qualche libro l’ho perfino letto.

Ma fatti così immensi della nostra storia debbono essere cancellati dalla memoria, tenuti nascosti, tenuti fuori dal patrimonio culturale e identitario che nelle scuole viene trasmesso ai veneti di domani. Dobbiamo sapere dei Re di Roma e di Napoleone e di Garibaldi, e poco o nulla della grande storia di cui siamo figli, l’unica storia che ci dice chi siamo. La storia, la lingua, la letteratura veneta sono tenute rigorosamente fuori della porta delle nostre scuole.

Intellettuali servi della propaganda

Sono portato a pensare che difficilmente questa ormai più che centenaria, ossessiva guerra dell’Italia unita alle diverse identità dei popoli della Penisola potrà essere sconfitta. Quando vedo negare persino l’esistenza stessa del popolo veneto, persino l’esistenza della lingua veneta, quando vedo su Palazzo Ducale o sull’Archivio di Stato sventolare tutte le bandiere del mondo tranne quella di San Marco, quando vedo intellettuali, storici e organi d’informazione che dovrebbero essere voce del popolo veneto farsi servi della propaganda antiveneta, temo che la battaglia sia perduta.

Libri come questo, ricerche storiche come questa, consolano con la forza di una determinazione e anche di una serenità antiche, degne della determinazione con cui la Serenissima compì l’impossibile impresa di portare galee da guerra sul Garda attraverso i monti.

La nostra buona battaglia

Nessuno allora poté essere razionalmente certo del successo. Ma tutti fecero fino in fondo il loro dovere. Libri come questo di Ettore Beggiato ci parlano la stessa lingua: non sappiamo come andranno le cose, non sappiamo se riavremo mai la nostra cara indipendenza, se il popolo veneto potrà tornare ad autogovernasi come ha sacrosanto diritto di fare.

Non sappiamo se avremo neppure quel tremolante barlume di autonomia che sembra, persino quello, battaglia difficilissima in questa Italia, nella quale le più alte autorità della Repubblica elegantemente ci spiegano che noi siamo gente di serie B, siamo sudditi della Costituzione voluta dai nostri nonni, non siamo liberi come furono loro di decidere del nostro destino. Ci dicono che noi non possiamo esercitare il naturale diritto di autodeterminazione che esercitarono i nostri nonni nel 1946 e che fu riconosciuto perfino dall’Impero d’Asburgo al popolo veneto nel 1866.

Neppure Ettore Beggiato sa come andranno le cose, perché la casa del futuro non è nelle nostre mani. Ma lui, e altri come lui, non hanno perduto la fede: serenamente tengono alta la bandiera, riportano alla luce del sole tesori di una storia e di una cultura, mattoni preziosi dell’identità veneta che l’Italia unita voleva seppellire per sempre. Combattono la buona battaglia, anche se sembra impossibile vincerla, come fece la Serenissima sul Lago di Garda e in tutto il Mediterraneo.

Il resto, se Dio vorrà, verrà.”

Il volume lo si può trovare nelle principali librerie anche on-line.

Marco Dal Bon

1- Venezia – La flotta esce dall’Arsenale
2- Imbocca la foce dell’Adige
3- Verona – Nell’Adige c’è poca acqua e sulle imbarcazioni vengono applicati dei “galleggianti”
4- Mori (Tn) – Il convoglio viene portato in secca attraverso macchinari appositamente costruiti
5- Viene trascinato fino al Lago di Loppio, 230 metri sul livello del mare, poi supera il Passo di San Giovanni, a 264 metri
6 – Torbole (Tn) – Attraverso una discesa molto pericolosa arriva al Lago di Garda.

 

 

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