1 Dicembre 2021
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Una flotta sul Garda attraverso i monti: l’impresa di Venezia che fermò Milano

In difesa di Brescia assediata dai Visconti

Nei primi decenni del Quattrocento, Venezia è una delle maggiori potenze europee, e ha fama di buono e ordinato governo. La politica veneziana, da sempre rivolta verso il mare, si volge verso la Terraferma: Padova e Verona vengono conquistate, Brescia si dà alla Serenissima per porre fine all’odiato dominio milanese dei Visconti, e i Visconti dichiarano guerra a Venezia. Il Duca di Milano marcia su Brescia, deciso a punire la città traditrice, e la mette sotto assedio, tagliando i rifornimenti che arrivavano dai territori della Serenissima. Le truppe milanesi occupano Peschiera e Desenzano, per isolare Brescia dagli altri territori veneziani e impedire a Venezia di mandare rinforzi per via d’acqua attraverso il lago di Garda.

Duemila buoi trainano le navi sulle montagne

Ma la Repubblica di San Marco non si piega: il 1 dicembre 1438 il Maggior Consiglio approva l’incredibile proposta di un ingegnere, Biasio de Arboribus, e di un esperto marinaio, un greco, Niccolò Sorbolo. La proposta è qualcosa di mai visto, qualcosa che i Visconti non possono neppure immaginare. Per rompere l’assedio di Brescia, i veneziani vogliono portare un’intera flotta sul lago di Garda, passando da Nord, dalle terre veneziane di Rovereto e Torbole.  L’Arsenale – la più grande fabbrica navale del mondo – si mette al lavoro e nei primi giorni del 1439 una flotta di ben 25 navi grosse, più due galee pesantemente armate e ben sei fregate si mette in viaggio e risale il fiume Adige fino a Rovereto. Siamo in inverno, sui monti il disgelo deve ancora cominciare, l’Adige è ancora in secca: per far risalire alle navi il fiume, i veneziani devono usare dei galleggianti per diminuire il pescaggio delle grosse imbarcazioni. Giunta a Rovereto, la flotta inizia il suo incredibile cammino via terra verso Torbole, verso il Garda.
Le navi vengono messe in secca e avviate su un percorso montano che viene rettificato per la bisogna: in pratica viene realizzata una sorta di strada per carichi pesantissimi, con migliaia di tronchi opportunamente disposti sul terreno, come giganteschi rulli, per permettere alle navi di venire trainate. Sono impiegati duemila buoi e alcune migliaia di uomini. Le navi, metro dopo metro, superano il Passo di San Giovanni e scendono sul Garda.
Lo scontro con la flotta milanese è duro, la flotta veneziana viene decimata, ma conserva il controllo della parte Nord del lago di Garda. E da Venezia arrivano – per la stessa via seguita dalle navi – viveri per Brescia, legname e mastri d’ascia dall’Arsenale: in pochi mesi, Venezia stermina la flotta milanese e conquista il controllo del lago di Garda, che non perderà più. Brescia resta veneziana e non dimenticherà mai l’impresa compiuta dalla Serenissima per salvarla dalla vendetta dei Visconti. Un’impresa costata alle casse della Repubblica di Venezia oltre 15mila ducati d’oro, e diventata subito famosissima in tutta Europa, dove fu paragonata al passaggio delle Alpi, con gli elefanti, da parte dell’esercito di Annibale.

 

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