20 Aprile 2024
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Covolo di Butistone, una enclave dell’Impero asburgico nella Val Brenta (Vi)

Sulla strada statale della Valsugana, nel tratto che va da Bassano a Trento, qualche chilometro prima di Primolano,  basta alzare lo sguardo per trovarsi di fronte una singolare cavità carsica chiamata Covolo di Butistone, una piccola fortezza che ha una storia veramente interessante.

Punto strategico

E’ situato in un punto strategico fin dall’antichità, passaggio obbligato per andare dalla pianura veneta verso Nord, verso l’Austria e la Germania.

Viene citato per la prima volta in un documento datato 1004 quando l’imperatore Enrico II dichiara guerra ad Arduino d’Ivrea.

Il Covolo nel 1321 viene conquistato da Cangrande della Scala e  nel 1404 entra a far parte della Serenissima in seguito alla dedizione della vicina Feltre.

Così scrive Marin Sanudo

Durante la Guerra contro la Lega di Cambrai è conteso  fra la Serenissima e l’imperatore Massimiliano I con alterne fortune; Marin Sanudo scrive nel suo diario (luglio 1509) a proposito della riconquista della vicina Scala da parte della Serenissima:

“A di 27. Da matina se intese, nostri, capo il conte Zuan Brandolin di val di Marin, con li villani, aver auto Feltre, con lhoro medemi cittadini si hanno dato, intervenendo domino Antonio Pizamano, episcopo di li …

Etiam nostri ebeno il castello di la Scalla, vicino a Bassan, che quelli dentro pavidi si reseno, salvo l’aver e le persone.”

E più avanti:

“Lettere di Brandolini, di l’acquisto di Feltre qual fo a di 24, horre 22.

… di la Scalla, auta da li villani di Arse, quali li sono tutti in arme, cridando: Marco! Marco!”

I fedelissimi contadini veneti

Anche nella Valsugana, come nelle altre terre della Serenissima,  i fedelissimi contadini veneti  gridando “Marco! Marco!” dimostrano il loro attaccamento alla Repubblica di San Marco,  diventando fondamentali nella sostanziale vittoria della Serenissima contro l’intera Europa coalizzatasi nella Lega di Cambrai .

Enclave dell’Impero

Ed è in questo periodo che si realizza un contesto del tutto particolare, che rende particolarmente affascinante la storia del Covolo: infatti, a partire dal 1511 l’imperatore Massimiliano I lo conquista  e nonostante i ripetuti tentativi della Serenissima (già nel gennaio del 1512 il provveditore di Bassano, Domenico Pizzamano aveva tentato di conquistarlo) la fortificazione  rimane una  enclave  dell’impero praticamente fino al 1796 quando fu conquistato dai francesi.

Naturalmente fu una postazione piuttosto contesa; per esempio nel 1583 i funzionari dell’arciduca d’Austria hanno fatto mettere una catena sul Brenta per bloccare il contrabbando di legnami e qualche anno più tardi, nel 1606, Francesco Caldogno, ispettore e Provveditore ai Confini della Serenissima, la fece spezzare a colpi d’accetta … (Katia Occhi in “Il Covolo di Butistone” Cismon del Grappa 15/9/2001).

Il Covolo in una acquaforte del 1715

Il Castello superiore

Originariamente la fortificazione si divideva in due parti: il Castello Superiore all’interno della grotta e il Castello Inferiore dove veniva pagato il dazio e del quale sono rimaste ben poche testimonianze; per salire nella parte superiore c’era un argano nel quale prendevano posto merci e persone.

PER APPROFONDIRE Covolo di Butistone, il libro di Pius Wassermann

Dopo anni di lavori il Castello Superiore è tornato visitabile e nella scorsa estate ho avuto modo di salirci (non c’è più l’argano ma una sicura scala esterna …) grazie alla “Cooperativa 19” che gestisce il sito (telefono 3394499196); attualmente è chiuso e dovrebbe tornare visitabile dalla prossima primavera.

La Brenta e la strada statale della Valsugana viste dal Covolo

C’era anche una cappella

L’interno è strutturato in più piani con spettacolare veduta della Valsugana e  in tempo di pace alloggiavano 12-15 soldati che in caso di guerra potevano arrivare anche alle 200 unità;  era pensato per resistere agli assalti del nemico con forno, pozzo, magazzino dei viveri, polveriera, una  cappella dedicata a San Giovanni Battista e anche una piccola prigione.

Una testimonianza storica che merita di essere conosciuta e ulteriormente valorizzata.

Ettore Beggiato

 

 

 

 

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