2 Ottobre 2023
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Restituite al Veneto la Liga Veneta, serve un grande partito territoriale

C’è stato davvero, il Congresso della Liga Veneta, dopo anni e anni di poco comprensibile, o forse troppo comprensibile, commissariamento salviniano? Certo che c’è stato, magari a porte semichiuse, in quello stesso hotel Sheraton alle porte di Padova che vide, tanti anni fa, la rottura tra Umberto Bossi e Franco Rocchetta.

Certo che c’è stato, il Congresso, e auguri ad Alberto Stefani, commissario della Liga Veneta nominato da Salvini, ed ora segretario della Liga Veneta, eletto a larga maggioranza dai delegati.

Le vere questioni del congresso

Ma a parte la conferma al vertice del commissario salviniano, c’è stato davvero un congresso che abbia dibattuto le vere questioni che stanno alla base del malessere dei militanti e della disaffezione di tanti elettori? Quel malessere che, all’indomani del congresso, ha portato alle clamorose dimissioni di Stefano Marcon, sindaco di Castelfranco e leghista da un quarto di secolo: “Ancora niente autonomia, e sempre meno Nord“. Di questo malessere, se n’è discusso al Congresso della Liga?

Santa Giustina in Colle – Inagurazione della scultura del Leone di San Marco con il sindaco Moreno Giacomazzi, l’assessore regionale Roberto Marcato e il presidente del Veneto Luca Zaia

Per noi di Serenissima News, la risposta è no. La candidatura all’ultimo momento di Franco Manzato, uscita dal cappello del potente ramo trevigiano del partito, che certamente non si muove se non col pieno consenso di Luca Zaia, ha messo fuori gioco – sottraendogli voti decisivi – il candidato “alternativo” alla segreteria, che era in campo da mesi: il popolare assessore Roberto Marcato, il più votato in Veneto dopo Zaia e leader riconosciuto di quella vasta anima lighista che da anni si oppone alla linea imposta da Salvini di una Lega “italiana”, e chiede che la Liga torni ad essere quello che è sempre stata, il partito del Veneto, e che la Lega torni a voler rappresentare il Nord.

Prima l’Italia, il simbolo della lista di Salvini

La Liga di Salvini o la Liga venetista

Questa è la vera, fondamentale questione, il nodo che la Liga – “socio di maggioranza” della Lega per quanto riguarda i voti – doveva sciogliere, e sciogliere apertamente, onestamente, di fronte a tutti, davanti ai propri elettori. La scelta tra la Liga voluta da Salvini, allineata con la trasformazione del partito diventato nazionale, e la Liga di Marcato, la Liga “venetista” che guarda al Veneto e vuole rappresentare le aspirazioni e gli interessi dei Veneti, ed è pronta a dare battaglia in Parlamento quando gli interessi del Veneto siano in conflitto con quelli dell’Italia, il che accade piuttosto spesso.

Il congresso “vero” era quello che tutti si attendevano: un congresso nel quale queste due visioni diverse del ruolo della Liga Veneta si sarebbero confrontate e alla fine avremmo saputo se aveva vinto la Liga “italianista” di Salvini e di Stefani oppure la Liga venetista di Roberto Marcato, non per nulla l’unico leghista di rango ad essere stato presente, e appassionatamente applaudito, al congresso di Indipendenza Veneta, il partito indipendentista che non fa mistero di vedere in Marcato “uno dei nostri”, come ha detto il segretario di IV, Michele Favero, e non erano parole di cortesia.

Zaia: prima la Liga, poi la Lega

Estromesso Marcato dalla corsa alla segreteria, diteci voi che significato aveva, per delegati e militanti della Liga Veneta, la scelta tra Stefani e Manzato. Era una scelta che non rappresentava più le reali questioni in gioco. Di fronte a una sala con larghi vuoti e pochi interventi, Stefani e Manzato si sono infatti dedicati ad altri temi, e solo Zaia, che fiuto ne ha da vendere, ha buttato lì uno dei suoi molti e fortunati “Prima il…” da campagna elettorale.

Luca Zaia in mimetica nella caricatura del deputato pd Diego Zardini. Forse è giunto il tempo che il Governatore rimetta la mimetica, come minacciò di fare contro i capricci anti-autonomia dell’ex premier Giuseppe Conte…

Prima viene la Liga, poi la Lega“, ha detto Zaia. Applausi, giustamente. Ma è pura cronologia: certo, è nata prima la Liga e solo dopo la Lega, ma anche il Presidente sa che, sin dallo Statuto del 1991, purtroppo viene prima la Lega. Chi comanda è il livello nazionale, fin dai tempi di Bossi. E poiché inevitabilmente ogni partito è, al proprio interno, il modello di società che propone per il Paese, è lecito chiedersi quale sarebbe la reale autonomia delle Regioni, in un’Italia governata da Salvini.

Partito nazionale o partito territoriale

Può darsi, naturalmente, che l’operazione Manzato non sia nata per acquisire meriti presso il vincitore ma sia stata ispirata dal desiderio, di Zaia e di molti, di evitare una troppo netta, troppo pubblica spaccatura del partito tra “venetisti” e “italianisti salviniani”. Resta il fatto che in questo modo si è annacquato il congresso, evitando di dirimere la vera questione politica della Lega: partito nazionale o partito territoriale?

C’è chi dice che l’idea di “tornare alle origini” della Liga Veneta non sia che un nostalgico ritorno al passato, un sentimento romantico, ma fuori del tempo, del tempo attuale che un partito deve saper interpretare. Sono gli stessi argomenti che si usano contro chi lavora per l‘indipendenza del Veneto.

Il Veneto non deve fare sistema

Nulla è invece più attuale, più ragionevole, di queste aspirazioni. Quando già un grande presidente del Veneto, Carlo Bernini, voleva arrivare tramite fusioni ad una grande Banca del Veneto che oggi sarebbe la prima banca italiana, e non gliel’hanno lasciato fare, e s’è visto com’è andata a finire.

Quando l’industriale Luigino Rossi voleva portare il Gazzettino, l’Arena, il Messaggero Veneto e il Piccolo in un’unica società di industriali veneti e friulani, un grande gruppo editoriale legato al territorio, leader nel suo territorio, e non gliel’hanno lasciato fare, e s’è visto com’è andata a finire, con la maggiore testata del territorio finita in mani foreste,  lontane dal Veneto e nemiche dichiarate delle autonomie regionali.

Quando Giancarlo Galan ed ora Luca Zaia cerca di arrivare ad un grande polo pubblico veneto delle autostrade, e chissà se glielo lasciano fare. Perché quello che a Roma non si vuole, è che il Veneto faccia sistema. Nell’economia, nell’industria, nell’informazione, nella finanza, nella politica.

Indispensabile una SVP del Veneto

Noi  siamo convinti che sia necessario, che sia indispensabile per il Veneto un grande partito territoriale, aperto all’autogoverno in ogni suo sviluppo, com’è la SVP, la Sudtiroler Volkspartei per la provincia di Bolzano. Un partito veneto non arroccato in Regione, ma che entri in Parlamento e nei giochi nazionali con il primo ed unico obiettivo di fare gli interessi del Veneto. Un partito che, come chiedeva a suo tempo Roberto Marcato, condizioni il suo voto per il governo alla concessione di autonomia al Veneto e negozi con tenacia, pazienza, intelligenza i passi successivi, gli spazi di autogoverno.

Restituiteci la Liga Veneta

Ciò che chiediamo a Roberto Marcato, a Franco Manzato, ad Alberto Stefani e al gruppo dirigente della Liga Veneta non è di raddoppiare gli iscritti ma di restituire al Veneto la Liga Veneta, di restituirci un grande partito territoriale, libero di rappresentare esclusivamente gli interessi e le aspirazioni del Veneto e libero di usare il proprio peso politico nella federazione Lega Nord per esigere una dirigenza federale che si occupi giorno e notte dell’autonomia regionale, dei problemi specifici del Veneto e delle regioni del Nord, e non del ponte sullo Stretto di Messina.

Quando il 22 ottobre 2017 il governatore Luca Zaia ci ha chiamato alle urne per dare forza alla richiesta di autonomia per il Veneto, la grandissima maggioranza dei veneti ha risposto. Ma se la Lega, oggi, ha per slogan “Prima l’Italia” e si sente partito nazionale, che motivo hanno gli elettori veneti – a parte il fenomeno Zaia – per votare Lega piuttosto che altri partiti nazionali?

 

Serenissima News

 

 

 

 

 

 

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