27 Ottobre 2021
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Marzo 2021: 160 anni di Italia, 1600 anni di Venezia, e le bugie da che parte stanno?

Marzo 2021, l’Italia compie 160 anni e Venezia ne fa 1600. Dieci volte di più. E di questi 1600 anni, soltanto 155 sono trascorsi nello stato di annessione all’Italia. Quasi 14 secoli di indipendenza, prima di fatto e poi anche di diritto, poco più di due di sudditanza e di occupazione. Occupazione francese, austriaca, italiana.

Giorgio Ravegnani, Mito e fondazione della città lagunare. Copertina

Il Gazzettino, non molto tempo fa, ha ricordato il 1600esimo compleanno di Venezia portando disciplinatamente il suo contributo alla retorica anti-veneta. “Venezia, la bugia lunga 1600 anni” è il titolo che il quotidiano veneto (da anni di proprietà romana) ha dato a un’intervista con lo storico Giorgio Ravegnani che, correttamente, da autore di un libro dedicato proprio al “mito di fondazione” della città lagunare, spiegava che la data tradizionale della fondazione di Venezia non può certo aver valore di fatto storicamente accertato.

Gazzettino, Venezia 1600 anni. Il titolo scelto dal giornale per l’intervista allo storico Ravegnani. Gennaio 2021

Ma è il titolo che offende. Orbene, che Venezia sia stata fondata il 25 marzo 421 lo dice la tradizione, e lo testimonia l’usanza, protratta per alcuni secoli, di far cominciare l’anno il 25 di marzo, per poi spostare il Capodanno Veneto al 1 di marzo per comodità di calcolo. Ma naturalmente, come per Roma, per Troia, e per moltissime altre città, il giorno e l’anno della fondazione non è storia, ma leggenda, tradizione, mito fondativo dello Stato.

Romolo e Remo, il mito fondativo di Roma: non è bugia?

Anche Roma, come poi avrebbe fatto Venezia, contava gli anni “ab urbe condita”, dalla fondazione della città, che nel caso di Roma sarebbe avvenuta il 21 aprile 753 avanti Cristo. Ma il giorno, il mese e l’anno in cui il buon Romolo ammazzò il fratello Remo e su una simile gloria fondò la città dei sette colli, ci è consegnato dalla leggenda, non dalla storia.

Venezia 1600, una delle immagini ufficiali dal sito del Comune dedicato alle celebrazioni

Così come leggenda, tradizione, e non storia, sono i sette re di Roma che a scuola ci fanno imparare a memoria. Eppure nessuno parla di “bugia“. Perché invece, quando il mito di fondazione riguarda Venezia, il maggiore quotidiano veneto, di proprietà romana, si sente in dovere di definirlo “bugia”?

E perché anche oggi, 25 marzo, compleanno di Venezia, il Corriere del Veneto si accoda al pensiero dominante, con un articolo che parla di “invenzione”?

Venezia 1600, il titolo sul Corriere del Veneto del 25 marzo 2021

Invenzione. Potremmo dire lo stesso di tante nobili tradizioni, e persino di tanti libri sacri che spiegano la fondazione del mondo. La Tradizione non è verità storica documentata, è un’altra cosa. Ma merita un rispetto che, quando gli organi di informazione italiani parlano di Venezia e del Veneto, manca piuttosto spesso.

Una leggenda con un fondo di verità storica

Dopo tutto, il mito fondativo di Venezia sarà pure una leggenda, nel senso che la scelta dell’anno e del giorno – l’Annunciazione, esattamente nove mesi prima del Natale – hanno sicuramente un valore simbolico.

Ma tuttavia, i ritrovamenti archeologici confermano che i primi insediamenti nella zona di Rivoalto sono del Quinto secolo, cioè tra il 400 e il 500 dopo Cristo. Quindi la data scelta dalla tradizione, il 421, ben lungi dall’essere una volgare bugia, è una data certo leggendaria, ma assolutamente compatibile con la storia.

Il vero cumulo di bugie

Noi pensiamo che gli organi di informazione veneti, invece di smontare presunte “bugie”, dovrebbero invece approfittare del 1600esimo compleanno di Venezia per rimediare in parte al deficit di conoscenza di storia veneta da parte dei Veneti, che è il primo e più grave effetto della politica italunitaria, fondata, questa sì, su un cumulo di bugie.

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Il regno d’Italia, 160 anni fa, nel 1861, non comprendeva la Venezia, non comprendeva lo Stato Pontificio. L’annessione del Veneto non avvenne, cinque anni dopo, per volontà del popolo veneto come la propaganda sabauda tuttora in vigore fa insegnare nelle scuole, ma per effetto di un accordo internazionale che coronava la conquista piemontese degli altri Stati della Penisola, tollerando che il Piemonte – grazie a plebisciti-truffa – facesse finta di avere il consenso delle popolazioni che non aveva, e che avrebbe invece dovuto costituire l’elemento indispensabile per l’annessione.

Il Risorgimento, propaganda sabauda

Il Risorgimento, nel Veneto, come anche nel resto della Penisola italiana, non ebbe condivisione se non in qualche ristretta élite di giacobini appoggiati dalla Massoneria inglese.

L’insurrezione anti-austriaca di Venezia e della Venezia voleva la rinascita della Serenissima, non certo l’annessione al Regno d’Italia. Anche nel Centro e nel Sud Italia il Risorgimento fu il nome che la propaganda sabauda diede alla cruenta, feroce conquista piemontese del Sud, completata con la spoliazione economica e politica del Regno delle Due Sicilie, e degli altri Stati della penisola.

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Lotta al brigantaggio è il nome con il quale, anche negli attuali libri scolastici, si copre la più violenta e inumana delle repressioni, i crimini di guerra dell’esercito italiano, i paesi dati alle fiamme, le donne e i bambini trucidati, gli uomini massacrati e deportati come briganti, senza dar loro la dignità, che spettava loro, di combattenti per il loro legittimo Re.

Il mito di Garibaldi, fiaba risorgimentale

Non parliamo del mito di Garibaldi e della spedizione dei Mille, in cui nulla è vero della fiaba risorgimentale che ci insegnano a scuola, dallo sbarco a Marsala all’incontro di Teano. Tutto inventato, tutto stravolto, la vergognosa verità storica seppellita sotto un cumulo di luccicanti menzogne, eppure nessuno parla di “bugie”!

Il mito fondativo di ogni Stato non nasce a caso, viene costruito per legittimare l’esistenza dello Stato stesso. Fu così per il mito fondativo di Roma. Fu così per il mito fondativo di Venezia: la negazione della discendenza da precedenti insediamenti già presenti in epoca romana e poi bizantina, la narrazione invece di fuggitivi che fondarono uno Stato sull’acqua, era funzionale alla rivendicazione della sovranità originaria sull’intero Adriatico, ribattezzato Golfo di Venezia, e alla rivendicazione dell’originaria indipendenza.

Italia, il mito fondativo legittima le annessioni

Anche il Regno d’Italia, anche la Repubblica Italiana hanno i propri miti fondativi, le proprie “bugie”. Che legittimano da 160 anni l’esistenza di uno Stato mal nato e peggio vissuto, che con quei miti unitari e risorgimentali fasulli cerca solo di legittimare il proprio diritto di perpetuare l’occupazione di territori conquistati e asserviti, di perpetuare la negazione dei diritti dei popoli annessi. Queste sono le vere bugie che è tempo vengano dissipate dalla verità.

 

 

 

 

 

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